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Chieti è fra le più antiche città d’Italia e le sue origini storiche si confondono con la mitologia; si narra infatti che essa fu fondata dall’eroe Achille, che la chiamò Teate in onore di sua madre; l’eroe è infatti rappresentato, nello stemma del Comune, su di un cavallo rampante, mentre regge una lancia ed uno scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi, che probabilmente rappresentano le quattro porte d’ingresso dell’antica Chieti. Altre nozioni sulle leggendarie origini di Chieti ci narrano che essa fu fondata dai Pelasgi in onore della ninfa Teti; secondo gli scritti del Nicolino essa fu invece fondata da Ettore 494 anni prima della nascita di Roma; ancora, secondo lo storico greco Strabone, Chieti fu fondata dagli Arcadi e inizialmente denominata Tegeate. Quel che è certo è che Chieti, l’antica Teate Marrocinorum, fu la capitale del bellicoso popolo dei Marrucini, che si distinsero per i duri combattimenti contro Roma che si conclusero con un trattato di pace; da quel momento i Marrucini divennero fedeli alleati dei Romani, offrendo loro appoggio militare in numerose ed importanti battaglie ( contro Pirro, contro i Galli Cisalpini, contro Perseo, contro Annibale ed Asdrubale ). Nel 91 a.C. Chieti entrò definitivamente nell’orbita romana: fu eretta a Municipio e divenne il principale centro economico della regione arrivando a contare oltre 60.000 abitanti, una popolazione di tutto rispetto per l'epoca. A seguito del crollo dell’Impero Romano, Chieti fu distrutta dalle ondate barbariche di Visigoti ed Eruli, ma tornò ad avere un ruolo predominante sotto la dominazione dei Longobardi che la fecero Gastaldato di dominio regio, finché non fu distrutta da Pipino e rimase per due secoli alle dipendenze del Ducato Longobardo di Benevento. In seguito, sotto il controllo dei Conti Normanni, la Città tornò a conoscere popolosità e dinamismo e continuò a far valere il proprio ruolo di preminenza anche sotto la dominazione sveva. Con gli Angioini e soprattutto con gli Aragonesi, Chieti conobbe un ulteriore periodo di grande sviluppo e fu posta a capo di tutti gli Abruzzi con diritto di battere moneta propria. Nel 600 Chieti assunse la conformazione urbanistica che fondamentalmente ancora oggi la contraddistingue e che fu favorita dal potere ecclesistico che in epoca di controriforma si prodigò nella costruzione di imponenti edifici, tra cui il Palazzo del Seminario Diocesano, che si aggiunsero ad altre importanti opere erette principalmente il secolo prima ( Torre Arcivescovile, ammodernamento della Cattedrale di San Giustino). Nel 1656, a seguito di una grave epidemia di peste, la Città vide ridurre drasticamente i cittadini eletti del Parlamento teatino, i quali avevano il compito di eleggere il Camerlengo e i Magistrati, che erano i principali addetti alla pubblica amministrazione. Nella seconda metà del XVIII secolo tornò a svilupparsi un certo dinamismo, soprattutto culturale, che portò all’ istituzione di scuole ed accademie ( in questo periodo lo storico e poeta Federico Valignani fonda la nota Colonia Tegea) con conseguente incremento dello sviluppo del patrimonio artistico. Nell’800 ebbe inizio l’occupazione francese, nonostante il Popolo Teatino fosse stato tra quelli che più ardentemente avevano espresso posizioni antifrancesi; nel 1806 i Francesi costituiscono la Citta in piazzaforte, arricchendola di nuove strutture amministrative. Nel periodo Risorgimentale molti Teatini si distinsero per il loro contributo alla lotta per l’unificazione e molti di essi pagarono col carcere e la persecuzione, ma infine, nel 1860, la Città accolse in modo trionfale il Re Vittorio Emanuele II proclamando la sua annessione al Regno d’Italia. In epoca storica recente la Città di Chieti si è distinta per la notevole evoluzione urbana che si è compiuta soprattutto nella zona dello Scalo, il cui sviluppo industriale è stato ed è molto fiorente ed ha permesso a Chieti di inserirsi di diritto fra le più importanti realtà economiche d’Abruzzo. Ciononostante l’incremento economico della Città ha ancora ulteriori e notevoli margini di miglioramento in attesa di trovare sviluppo tramite politiche più dinamiche e moderne. |
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