Storia Catanzaro

Secondo la leggenda due condottieri bizantini Cattaro e Zaro condussero le popolazioni rivierasche della magno greca Skilletion e romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Marina di Catanzaro), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria) poi successivamente sul Triavonà.

Nel 903 viene fatto per la prima volta riferimento a Catanzaro nel "Codice Arabo Siculo" dell'Airaldi in cui si legge che, in quello stesso anno, l'Emiro Aba el Aabass combatté una battaglia sotto le porte della città di Catanzaro, espugnandola e divenendone il signore assieme ad una guarnigione di ben 10.000 uomini. Da questa circostanza si capisce che già ben prima del 903 esisteva Catanzaro.

Nel 906 come ricorda Arnulfo nella sua "Cronaca Araba", fecero di Catanzaro un vero e proprio emirato arabo durato decenni. A tal proposito Francesco Antonio Grimandi nei suoi "Annali del Regno di Napoli" ricorda che nel 922, essendo stato ucciso l'emiro Olbek a seguito di una congiura di soldati, venne eletto un nuovo emiro che si fece chiamare "Michael rex sclavorum" e la cerimonia di investitura si celebrò proprio in Catanzaro ( che in quel periodo veniva chiamata Qatansar) col rito e secondo le tradizioni arabe. A conferma di ciò ci furono anche dei ritrovamenti di una necropoli saracena nei pressi di palazzo de Nobili segnalata da Marincola Pistoia (Notizie storiche intorno a Catanzaro ed alla Calabria) lo stesso afferma di aver individuato nel 1846 una necropoli nella “strada di S.Chiara” e che, in uno dei sepolcri, furono trovati un anello ed alcune monete con iscrizioni arabe, oggi custodite nel museo provinciale di villa Margherita.

Le fonti invece “ufficiali” ritengono Catanzaro una città meno datata, solitamente quando si parla delle origini del capoluogo calabrese si dice che: Fu fondata all'inizio del X secolo secolo, sotto il dominio bizantino. La scelta territoriale fu suggerita dalle continue incursioni saracene, il generale Niceforo II Foca decise per l'edificazione definitiva di una roccaforte collinare a difesa.

Nel XI secolo intorno al 1060 Catanzaro fu conquistata sotto la Guida di Roberto "il Guiscardo" dai Normanni che eressero il Castello Normanno, conobbe periodi di fioritura nella vita comunale ed in quella delle arti e dei mestieri; continuava ad essere curata la lavorazione della seta con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali. Intorno al 1250 l'imperatore Federico II destinò il territorio di Catanzaro a demanio regio, affidandolo in feudo a potenti famiglie della regione (Ruffo, Caraffa, Soriano). La “demanialità" del territorio comunale si rivelò importante per la storia della città, poiché ne determinò le successive scelte politiche.

L’arte della seta e il periodo Aragonese

Durante la dominazione Aragonese (inizio Quattrocento) Catanzaro visse periodi di trasformazione nella vita economica e sociale, mantenendo comunque efficienti la scuola ed il commercio della seta, infatti , grazie all'antica esperienza ed alla qualità del prodotto noto in Italia e nei paesi europei - la città era oggetto di notevoli scambi commerciali.

Risale infatti al 1466 la richiesta da parte di Luigi XI, re di Francia, di istituire la manifattura di seta a Lione, ma in seguito alle proteste della popolazione che ne avrebbe dovuto supportare le spese, gli artigiani arrivati dall'italia, tra i quali alcuni maestri catanzaresi (forse tre), furono trasferiti a Tours con tutti i loro attrezzi di lavoro. In questa circostanza comparve anche il primo telaio meccanizzato (detto) di Giovanni il Calabrese. La lavorazione della seta decadde con il bando degli ebrei da tutti i territori sottoposti alla Corona spagnola, poiché esclusivamente ebraica era la popolazione che si occupava della pratica di quest'arte.

Ancora oggi, nel centro storico della città vi è un quartiere, denominato "Filanda", che sta proprio ad indicare l'ubicazione degli antichi laboratori e delle scuole dove si tesseva e si filava.

La fedeltà al Regno di Carlo V e il Castello Normanno di Catanzaro

La Calabria del tempo era divisa in feudi; alcuni feudatari erano fedeli alla Corona, altri le erano contro e trovavano accordi ed intese tra i signori locali al fine di raggiungere una certa indipendenza.

In questa visuale va inquadrata la "demanialità" del territorio di Catanzaro. Infatti, quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò con chiarezza la propria fedeltà alla Corona.

Non va dimenticato che Carlo V - ultimo esponente del ramo primigenito degli Asburgo ad essere imperatore del Sacro Romano Impero - era re di Spagna e di Napoli; figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, ereditò l'Austria dal nonno Massimiliano d'Asburgo e i territori spagnoli da Giovanna la Pazza, sovrana di Spagna. I possedimenti di Carlo V, si estendevano anche oltre i confini europei; è famosa la sua frase: sul mio regno non tramonta mai il sole.

Catanzaro si trovò coinvolta nella guerra del 1528, quando il francese Odet de Lautrec - in accordo con alcuni feudatari calabresi - iniziò la campagna per la conquista della Calabria, alleandosi con il romano Simone Tebaldi, conte di Capaccio, nonché con Francesco di Lauria, signore di Cirella ed Aieta (tale alleanza era ovviamente sorta contro l'imperatore Carlo V). Considerato la fedeltà della città nei confronti della corona e l’inespugnabilità del Castello Normanno, Catanzaro fu scelta come fortezza principale.

A Catanzaro arrivarono, così, oltre al Viceré di Napoli Don Pedro Alarcon de Mendoza, tutte le forze di difesa spagnole e numerosi cavalieri e feudatari calabresi fedeli all'imperatore Carlo V, che con i loro contingenti andarono ad ingrandire l'esercito imperiale che raggiunse il numero di 11.000 uomini.

Dopo molte sanguinose battaglie, il 28 agosto 1528 le truppe nemiche toglievano l'assedio: Catanzaro aveva vinto. L'imperatore concesse alla città, venendo perciò incontro alle sue necessità economiche ed anche per riconoscenza, il privilegio di "battere moneta". Entrarono così in circolazione due conii, entrambi contrassegnati su di una faccia con la scritta obsesso cathanzario e sull'altra Carolus V Imperator.

Lo Stemma della Città e Carlo V

Certamente la vittoria sui francesi ed sui feudatari ribelli portò il nome della città all'ammirazione ed alla stima dell'imperatore;tale fatto certamente comprese Carlo V che definì Catanzaro città Magnifica et Fidelissima e concesse alla stessa l'altissimo onore dello stemma imperiale dell'aquila reale con il motto Sanguinis Effusione; il gonfalone della città oggi riporta proprio lo stemma ed il motto imperiale, unitamente ai tre colli.

Descrizione dello stemma della Città.

L'elemento centrale dello stemma della città è l'aquila imperiale, privilegio accordato dall'imperatore Carlo V per premiare la strenua resistenza dei catanzaresi nel 1528 contro le truppe francesi fedeli ai Valois. Lo stemma è completato da uno scudo che riproduce i tre colli su cui si erge la città e da un nastro azzurro, stretto dal becco dell'aquila, su cui è riportato il motto "Sanguinis effusione".Sembra che il motto derivi dai vari spargimenti di sangue riportati in varie battaglie dai combattenti catanzaresi (sanguinis effusione = spargimento di sangue).

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