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Primi insediamentiRitrovamenti in diversi luoghi nel territorio, come i manufatti in pietra del Paleolitico inferiore (circa 250.000 anni fa) rinvenuti in località Selva dei Muli, testimoniano di antichissimi insediamenti nella zona. Sempre nella stessa località, circa 4.000 anni or sono, esisteva un ampio abitato eneolitico. Nel millennio successivo la presenza umana si sarebbe diffusa nel territorio, come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti nella parte alta della città (là dove sorgerà successivamente la cittadina volsca e romana), riferibili all’Età del bronzo finale (XII-X secolo a.C.), e nelle località Fontanelle e Fraginale, costituiti sia da resti degli antichi abitati, che da alcune sepolture databili intorno al VII-VI secolo a.C.. È già volsca la necropoli casualmente scoperta presso l'odierno piazzale De Matthaeis, che comprende 21 tombe del VI-V secolo a.C.. Il nomeFrùsino (questo il nome latino) era quindi all'epoca abitata dal popolo dei Volsci, seppur compresa nel territorio degli Ernici. Il nome preromano della città sarebbe Frusna, l'etimologia del quale è controversa; tuttavia si sono tentate varie ipotesi: una prima farebbe derivare il nome dalla radice del greco πόρτις (portis: giovenca); una seconda, osservando l’assonanza con radici etrusche, ricollega il nome ad un’ipotetica gens etrusca Fursina (o anche, Frusina o Prusina); a queste tesi se ne è affiancata una più recente, che basandosi sui legami tra le civiltà italiche preromane, ed in particolare quella etrusca, con i popoli accadico-sumeri, ipotizza influenze analoghe anche per i toponimi: stando a ciò Frusna avrebbe il significato di “terra irrorata dai fiumi”. Età romanaNon ci è dato sapere di un eventuale ruolo della città nelle guerre che videro contrapposti i Volsci ai Romani, sappiamo invece (Diodoro Siculo, XX, 80; Livio, X , 1) che nel 306 a.C. la città fomentò assieme alla lega ernica una ribellione al dominio di Roma : come punizione il suo territorio fu ridotto di un terzo (che passò alla vicina Ferentino, rimasta fedele all'Urbe), fu saccheggiata e i capi della rivolta, deportati a Roma, vennero pubblicamente decapitati (303 a.C.). Fu in seguito devastata dall'avanzata di Annibale lungo la Via Latina (durante la II guerra punica), alla quale non volle arrendersi: questo le meritò l'appellativo, datole da Silio Italico, di Bellator Frusino, che tuttora campeggia nello stemma cittadino: «Fert concitus inde per iuga celsa gradum, duris qua rupibus haeret, bellator Frusino» (Punica XII, 39)Silio Italico loda Frusino anche nel corso dell’elencazione degli alleati romani nella battaglia di Canne ("a duro Frusino haud imbellis aratro", VIII, 398). Anche scrittori greci la nominano nei loro scritti, mentre tra i romani, in seguito, Giovenale evidenzierà la tranquillità della città volsca. Sappiamo che sotto la dominazione romana fu municipio con diritto di voto e fu iscritta alla tribù Ufentina; in epoca imperiale divenne colonia e parte delle sue terre vennero assegnate ai veterani, forse anche per contrastare un progressivo spopolamento. Sulla diffusione del Cristianesimo a Frosinone non si hanno notizie certe, ma si ritiene che sia esistita un'antica diocesi; certo è che a Frosinone nacquero due pontefici, Ormisda e Silverio, oggi patroni della città. Medioevo e Rinascimento: devastazioni e sviluppoFrosinone fu più volte distrutta durante le invasioni barbariche, e rimase sempre dipendente dalla Roma papale; la sua funzione era principalmente agricola e militare: la rocca respinse tra l'altro i tentativi di espansione dei Conti de Ceccano. Nel duecento saranno gli anagnini a tentare di imporre il loro dominio, ma Frosinone aveva dalla propria l'appoggio papale, che rese inoffensivi i nobili di Anagni. Dal XIII secolo fu sede del rettore di Campagna e Marittima, assieme ad altre città della provincia pontificia come Ferentino, Anagni e Priverno. Agli inizi del XIV secolo la città si alleò con la vicina e potente Alatri, impegnandosi ad intervenire con propri rappresentanti al "parlamento" alatrense e a partecipare alle spedizioni belliche dell'alleato, mantenendo le proprie insegne. La città dovette subire numerose calamità (tra cui un terremoto nel 1350) e le devastazioni da parte dei Lanzichenecchi, che vi portarono la peste, immediatamente seguiti da truppe francesi e fiorentine, contestualmente al Sacco di Roma. La rocca, distrutta, venne ricostruita; per alcuni il portale principale sarebbe stato disegnato da Michelangelo. Nuove distruzioni si ebbero con l'occupazione da parte degli spagnoli in guerra contro Paolo IV nel 1556: tutto ciò ci mostra quanto la sua rocca fosse strategicamente rilevante per il controllo di tutta la valle del Sacco e per la difesa di Roma. Dalla seconda metà del Cinquecento la residenza dei governatori pontifici fu fissata definitivamente a Frosinone; tra il Seicento e l'Ottocento conobbe un significativo incremento demografico, passando da meno di duemila abitanti alla metà del Seicento agli oltre diecimila del primo censimento dello Stato italiano. Età contemporaneaFrosinone fu sottratta allo Stato Pontificio e annessa al Regno d'Italia il 17 settembre 1870, tre giorni prima di Porta Pia. Dopo l’unificazione nazionale, si avviò un rinnovamento edilizio e un abbellimento architettonico dell’abitato, come testimoniano i pochi residui palazzi dell’attuale centro storico, che appunto presentano edifici tardo ottocenteschi e umbertini. La città era sede degli uffici della sottoprefettura, del distretto militare e della stazione ferroviaria statale e di quella vicinale (Frosinone-Alatri-Fiuggi-Subiaco-Roma). Nel 1927, nel quadro di una generale riorganizzazione amministrativa, venne istituita dal regime la provincia di Frosinone, sottraendo comuni alle province di Roma e Caserta: furono ampliati gli uffici esistenti, se ne crearono di nuovi, e furono trasferiti in città un gran numero di dipendenti statali, soprattutto da Caserta. Frosinone conobbe quindi un nuovo sviluppo, demografico, economico e sociale, furono costruiti gli edifici delle scuole elementari e della Camera di Commercio. Le ultime distruzioni saranno imposte alla città durante la seconda guerra mondiale, con 56 bombardamenti alleati. Dalla ricostruzione e la crescita dell'economia nei decenni successivi dipende in buona parte la Frosinone di oggi: di fatto, il capoluogo ciociaro non conserva molte tracce della sua pur millenaria storia, presentando attualmente un aspetto in prevalenza moderno di centro industriale e commerciale. Questa moderna vocazione della città è stata messa in luce negli anni Settanta, sotto la spinta dell'espansione economica ed urbanistica, con la realizzazione del Grattacielo Edera che, con i suoi 39 m d'altezza, seppur pochi in rapporto agli standards internazionali, rappresentò allora, non soltanto un importante esempio di iniziativa imprenditoriale privata, ma anche, al di fuori di Roma, l'avanguardia dell'edilizia di tutta l'Italia centro-meridionale. |
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