Storia Biella

Le origini della città

In base ad antichi ritrovamenti preistorici si ha la certezza che i primi abitanti del biellese furono celti e liguri; essi si collocarono vicino ai corsi d'acqua e si dedicarono alla pesca, alla caccia e, in seguito, alla pastorizia.

Una popolazione ligure - i Vittimuli, o Victimuli - si sviluppò lungo i territori della zona della Bessa (pianura biellese) e sfruttò i giacimenti auriferi che, avevano lasciato le glaciazioni sciogliendosi, lungo il torrente Elvo. Tale sfruttamento continuò anche in epoca romanica e continua tutt'oggi, sia pure come semplice hobby.

Sulla collina dove sorge l'attuale Parco della Burcina vi sono stati verso la fine degli anni cinquanta ritrovamenti di attrezzi da lavoro e monili risalenti all'età del bronzo che testimoniano le antiche origini di Biella.

Bugella

Un documento dell'anno 826 attesta come l'allora Bugella venne donata al conte Busone da Ludovico il Pio (figlio di Carlomagno), imperatore del Sacro Romano Impero, di cui il Busone era messo.

È questa la prima volta che il nome della città compare in un testo ufficiale; un altro documento (anno 882) testimonia poi di un'altra cessione, questa volta da parte di Carlo il Grosso alla Chiesa di Vercelli.

Nel X secolo la città è abitata da popoli romanici, alemanni, longobardi e franchi i quali costruiscono le prime mura per difendersi dalle invasioni barbariche. Di questo periodo restano oggi il Battistero e l'attigua chiesa di Santo Stefano, attuale duomo cittadino, attorno ai quali crebbe la città.

Il borgo medioevale del Piazzo

Uguccione - vescovo di Vercelli - concesse il 12 aprile 1160 importanti privilegi di mercato a chiunque avesse voluto abitare la collina del Piazzo; e ciò per crearsi soprattutto un rifugio onde sfuggire alle lotte fra i Guelfi e i Ghibellini vercellesi.

Nacque così il Borgo del Piazzo, con la bella Piazza Cisterna e il relativo Palazzo, i portici con i capitelli di pietra e le decorazioni in cotto.

Il castello del vescovo Uguccione andò distrutto durante la rivolta del 1377, capeggiata dal canonico Codecapra, che portò Biella alla sudditanza di Casa Savoia, cosicché tutti i comuni biellesi passarono sotto il dominio sabaudo.

Rivalità fra i Visconti e i Savoia

Tra il XIV secolo e il XV secolo ci furono numerosi scontri tra i Visconti e i Savoia per avere il possesso del biellese; il XVII secolo vide invece guerre contro i francesi e gli spagnoli e la città fu occupata dai primi nel 1704; nel 1706 il soldato biellese Pietro Micca salvò a prezzo della propria vita la città di Torino e di conseguenza Biella dall'invasione francese.

Il 1 giugno1772 fu eretta la Diocesi di Biella.

Nel 1798 Biella fu però nuovamente occupata dai Francesi con l'approvazione degli stessi Biellesi che speravano in un futuro prospero e privo di conflitti; per questo motivo innalzarono nella piazza della chiesa di S.Stefano l'"albero della libertà"". Dopo la battaglia di Marengo, la città venne annessa alla Francia. Il Congresso di Vienna la riportò nuovamente ai Savoia.

La via della lana

Nel 1835 lungo le rive del torrente Cervo veniva acquistato da Massimo Sella un edificio del 1695 che era stato prima utilizzato per la torcitura della seta e che sarebbe stato in seguito trasformato in lanificio.

Con l'introduzione dei nuovi telai meccanici nasceva così il primo lanificio moderno, con una lavorazione della lana che continuava una tradizione risalente a più di cinquecento anni prima, se si considera che già nel 1245 erano inseriti negli statuti di Biella il Collegio dei Lanaioli e quello dei Tessitori.

Nel 1859 Biella venne liberata dall'assedio delle truppe austriache da Garibaldi entrando così a far parte della provincia di Novara, con la perdita della sua posizione di capoluogo, privilegio che le era stato concesso nel XVII secolo da Carlo Emanuele I di Savoia. Entrerà a far parte della provincia di Vercelli solo nel 1927, per diventare infine provincia autonoma solo nel 1992.

Seconda guerra mondiale

Nella seconda guerra mondiale Biella - una delle città fulcro della Resistenza in Piemonte - è stata teatro, con le sue colline e le sue montagne che le fanno da corona rendendola pari ad un'inespugnabile enclave, di intense lotte partigiane.

Anni recenti

Negli anni settanta grazie all'opera di Peppo Giuseppe Sacchi, Biella si è presentata all'appuntamento con i libri di storia della comunicazione. In un ex convitto della periferia di Biella, nasce Telebiella, prima tv libera italiana a rompere il monopolio della Rai. In seguito il mobilificio biellese Aiazzone, sarà un importante protagonista dello sviluppo delle televisioni locali.

Telebiella di Peppo Sacchi però è fallita negli anni '80;ora esiste un'altra emittente televisiva.

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