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Il settore agricoloSicuramente il settore che ha segnato il territorio per secoli si basa su colture di mandorli, olivi, tabacco, carciofi, cereali. Questo settore ha però conosciuto negli ultimi decenni una dinamica sfavorevole forse da imputare una crisi dovuta all'elevata età media degli imprenditori agricoli (superiore ai 50 anni); sembra, quindi, auspicabile un ricambio generazionale del settore per garantire una maggiore dinamicità, ed evitare un ulteriore indebolimento, in termini di incidenza del settore nell'economia totale. Polo energeticoBrindisi è leader per la produzione di energia elettrica in Italia. Sul territorio comunale insistono tre grandi centrali pertinenti ai gruppi ENEL, Edipower ed EniPower ed è inoltre in progetto la realizzazione di una importante centrale fotovoltaica. La centrale ENEL "Federico II", articolata su 4 sezioni termoelettriche policombustibili dalla potenza di 660 MW ciascuna, è entrata in servizio tra il 1991 e il 1993. La centrale è collegata, mediante quattro elettrodotti a 380 kV, alla stazione elettrica ubicata nella frazione brindisina di Tuturano, da cui partono le linee connesse alla rete nazionale. La superficie dell'impianto è di 270 ettari. Il complesso della centrale comprende: un edificio lineare collocato sul prospetto principale per i quattro gruppi turbina-alternatore; quattro torri per i generatori di vapore; due sale di controllo; gli spazi dedicati ai trasformatori (collocati all'esterno della sala macchine) e alla stazione elettrica; un parco combustibili liquidi e un piazzale per lo stoccaggio del carbone; gli impianti di depurazione dei gas di combustione (denitrificatori, precipitatori elettrostatici, desolforatori); gli impianti per il recupero ceneri, gli impianti per i condensatori, le opere di presa e di restituzione a mare per l'acqua necessaria al raffreddamento, la ciminiera dove vengono convogliati i fumi dopo essere stati depurati. I combustibili sono trasportati in centrale da un oleodotto con una capacità di 900 t/h che serve 4 serbatoi: 2 da 50.000mc e 2 da 100.000mc) e da un nastro trasportatore del carbone (capacità di 2000 t/h) che dal molo di Costa Morena, nel porto di Brindisi, a 13 chilometri circa di distanza, serve un piazzale carbone con una capacità di stoccaggio di 750.000t. La centrale EDIPOWER di Costa Morena, nella zona industriale di Brindisi, si iniziò a costruire nel luglio del 1964. In una prima fase furono costruiti due gruppi da 320 MW collegati alla rete elettrica a 220 kV. Successivamente l'impianto fu ampliato con ulteriori due gruppi di pari potenza collegati alla rete a 380 kV. Nel 1979 fu decisa la riconversione a carbone conservando la possibilità di bruciare, come combustibile di supporto o in alternativa, anche l'olio combustibile denso. Attualmente la potenza installata è di 1.280 MW. La centrale è equipaggiata con:
Attualmente è in esercizio un solo gruppo alimentato a carbone. L'impianto prevede la possibilità di funzionare sia a carbone che a olio combustibile denso, o con mix di entrambi i combustibili. Le petroliere attraccano al molo di Costa Morena dove scaricano l'olio combustibile che, tramite oleodotto, viene stoccato nei serbatoi. Il carbone viene scaricato dalle navi carboniere presso le banchine preposte del porto di Brindisi e trasportato al parco di stoccaggio. Da qui il carbone viene ripreso e, tramite nastri trasportatori, portato all'alimentazione delle caldaie. Le sezioni termoelettriche 1 e 2 saranno trasformate in ciclo combinato utilizzando, per ogni sezione, un turbogas (TG) con potenza di circa 250 MW. Le sezioni 3 e 4 saranno ambientalizzate mediante l'installazione di un impianto di denitrificazione (DeNOx). In merito, Edipower ha comunicato, tramite avviso al pubblico del 3 marzo 2003, la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio. La centrale termoelettrica a ciclo combinato di EniPower, una volta completata, con una potenza installata di 1.170 megawatt, sarà la più potente tra quelle della Società Eni. La centrale avrà tre gruppi di potenza, per un totale di 1.170 megawatt e a regime produrrà circa 10 miliardi di chilowattora l'anno. La centrale, inoltre, produrrà energia termica (vapore) destinata ad uso industriale. L'alimentazione a gas naturale sarà garantita dalla costruzione di un gasdotto sotterraneo lungo circa 14 km. La realizzazione del nuovo impianto situato all'interno dello Stabilimento Petrolchimico Multisocietario, comporta l'investimento di circa 550 milioni di euro. Il completamento della prima delle tre unità è programmato per la primavera del 2005. La costruzione di questo impianto, per il quale EniPower si avvale della collaborazione di Snamprogetti, società di ingegneria dell'Eni, comporta la realizzazione di opere di bonifica delle aree EniPower all'interno del Petrolchimico di Brindisi e la messa fuori servizio di alcuni gruppi attualmente in produzione. Grazie all'utilizzo di tecnologie più efficienti si avrà un abbattimento complessivo sia delle emissioni di ossidi di zolfo, di circa 11.000 tonnellate l'anno, che delle polveri, di circa 360 tonnellate l'anno. L'impianto di Brindisi è il quarto che Enipower inizia a costruire dopo quelli di Ferrera Erbognone, Ravenna e Mantova. A Brindisi è inoltre in progetto la realizzazione del parco fotovoltaico più grande d'Europa (con potenza di 11 MWp), che dovrebbe entrare in funzione nel 2010, sul sito dell'ex-polo petrolchimico. Il gruppo industriale incaricato della costruzione verrà affiancato dalle Università della Puglia. Terminale di rigassificazioneBG Group plc (British Gas) possiede il 100% del progetto del terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) di Brindisi. Nel novembre 2002, il Gruppo BG ha ricevuto l'approvazione per costruire e gestire il terminale di importazione nel porto di Brindisi, un progetto da €330 milioni per una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas. Nel mese di Gennaio 2003 è stato promulgato il decreto interministeriale di autorizzazione (secondo l'art.8 della Legge Bassanini), e il 4 febbraio dello stesso anno è stato firmato con l'Autorità Portuale di Brindisi l'Accordo Sostitutivo di concessione demaniale, che autorizza l'utilizzo dell'area portuale per il terminale. Fece seguito nello stesso mese l'accordo con l'ENEL poi uscita dal progetto nell'estate 2005. COn LNG operativo, l'Italia disporrebbe di una nuova fonte di importazione e fornitura di gas naturale a prezzi competitivi. Il terminale secondo il progetto sarebbe dovuto diventare operativo dal 2010; BG potrà disporre dell'80% della capacità; il restante 20% sarà soggetto all'accesso regolamentato da parte di terzi (risoluzione 91/02). L'Italia importa la maggioranza del gas che consuma e ha un solo terminale di rigassificazione operativo, in Liguria. Brindisi LNG è nella lista delle priorità infrastrutturali sia del Governo Italiano sia delle autorità dell'Unione Europea, anche se allo stato attuale l'insediamento del rigassificatore in località Capo Bianco è osteggiato dall'amministrazione provinciale, dall'amministrazione comunale e dalla Regione Puglia. Sembra infatti che le autorizzazioni rilasciate delle precedenti amministrazioni siano in qualche modo viziate, la mancanza del V.I.A.(valutazione d'impatto ambientale) e il non rispetto della normativa europea per la realizzazione di simili impianti sembra ne stiano rallentando la costruzione. A febbraio 2007 si è aggiunta una nuova pagina alla vicenda del rigassificatore brindisino. Un'operazione giudiziaria basata su l'analisi di una mole notevole di materiale, intercettazioni telefoniche, esame di persone, sequestri di documenti hanno prodotto un'ipotesi di "corruzione continuata e aggravata", ha prodotto 5 arresti, 27 avvisi di garanzia, 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro dell'area di Capobianco. Al momento i lavori sono stati bloccati. Il settore dei serviziLa crescita del settore terziario nella provincia è confermata dall'analisi del trend sempre crescente che ha accompagnato i servizi nella creazione del valore aggiunto tra il 1995 e il 2004 (dal 66,8% al 75,5%), dimostrando quindi il fatto che la città (ancora più che la provincia) si sta indirizzando verso uno sviluppo terziarizzato, abbandonando la forte vocazione industriale. Ad oggi è in questo settore economico che si può ritrovare il contributo principale alla formazione del valore aggiunto brindisino: una produzione complessiva di quasi 6.000 milioni di euro, pari al 75,5% dell'output totale. |
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