Economia Catania

La prima industrializzazione

Nel XIX secolo, la Sicilia deteneva il monopolio mondiale della estrazione dello zolfo e Catania era il centro siciliano più importante per la raffinazione. Quello della raffinazione dello zolfo fu l'impulso che permise alla Città di cambiare volto e di industrializzarsi.

Lo stesso skyline della città di fine secolo era caratterizzato da una selva di capannoni e comignoli, tanto che alcuni arrivarono a paragonare Catania alla città inglese di Manchester. Inoltre, tramite lo zolfo la città iniziò ad esercitare un certo potere attrattivo sui territori limitrofi, specie per la provincia di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, dove veniva estratta la materia prima. Uno spaccato parziale di quello che fu la Catania dello zolfo, si può ancora osservare in viale Africa intorno al centro espositivo "le Ciminiere".

I prezzi dello zolfo estratto venivano scelti unilateralmente sfruttando il potere del monopolio sulla raffinazione, e quindi volutamente tenuti ai minimi. In questo modo si ottenne un duplice effetto favorevole: da un lato gli importanti profitti - che venivano ricavati anche grazie allo sfruttamento dei minatori (si vedano ad esempio alcune opere scritte da Luigi Pirandello, come Ciaula scopre la luna, e Giovanni Verga, come Rosso Malpelo) - dall'altro, un flusso continuo di mano d'opera a basso prezzo costituito dagli stessi minatori, che cercavano in città delle migliori condizioni di lavoro rispetto a quelle delle miniere. Le rendite della raffinazione affluivano copiose alla nobiltà cittadina, mentre larga parte della popolazione costituiva il proletariato operaio urbano, residente nei quartieri popolari come quello di Cibali (tipico fenomeno caratterizzante dei paesi industrializzati dell'Ottocento).

A partire dal primo dopoguerra, lo zolfo e la città stessa (che si presentava ancora economicamente arretrata) persero d'importanza. Conseguentemente, Catania fu segnata da una crisi economica - che culminò nei primi anni '20 - e da una pesante contrazione demografica, aggravata dall'emergenza sanitaria dovuta alla tristemente famosa epidemia di spagnola.

Negli anni '30, (durante il regime fascista), Catania era una traquilla cittadina di provincia ma con uno sviluppo incerto. Fu a partire dal secondo dopoguerra e specialmente negli anni sessanta che si ebbe un boom economico, demografico e sociale di notevoli dimensioni, soprattutto nel settore dell'edilizia privata.

La "Milano del Sud"

Lo sviluppo degli anni sessanta raggiunse un livello tale che Catania fu definita la "Milano del Sud". Le cause di questa vigorosa crescita economica furono dovute all'espansione dell'edilizia in città, ma anche al settore agricolo e, in special modo, quello della agrumicoltura nella vicina piana di Catania. Questa crescita economica provocò un copioso flusso migratorio dalla stessa provincia e da quelle vicine (in particolare da Enna, Caltanissetta, Siracusa e Ragusa), culminato nel 1971 quandò la popolazione superò i 400.000 residenti.

Lo sviluppo economico fece gola a particolari lobby affaristiche e permise alla mafia - che sino ad allora era rimasta praticamente ai margini della vita cittadina - di infiltrarsi nel tessuto sociale e produttivo con effetti che si sarebbero visti negli anni seguenti. A partire dagli anni settanta infatti, iniziò una spietata guerra di mafia fra i clan dei "Santapaola" e dei "Cursoti" per il controllo del territorio. Questa faida ebbe il suo apice negli anni ottanta, quando nell'arco di un anno avvenivano anche più di cento omicidi. Testimone e poi vittima di quella mattanza fu, tra gli altri, il giornalista Pippo Fava.

I cavalieri dell'apocalisse mafiosa

L'economia cittadina alla fine degli anni settanta era in mano ai quattro cavalieri del lavoro Carmelo Costanzo, Gaetano Graci, Francesco Finocchiaro e Mario Rendo. Questi imprenditori - arrivati a Catania solo nel secondo dopoguerra e in sèguito al flusso migratorio dei disperati che dai centri minori dell'Isola cercavano di trovare fortuna in città - gestivano grosse attività che vertevano principalmente nell'edilizia, e più in particolare, negli appalti pubblici in Sicilia, nel resto d'Italia (specie a Milano e a Roma), in Europa (sia ad ovest che nell'est "comunista") e persino nelle Americhe (Stati Uniti, Argentina e Brasile).

Inoltre, i cavalieri affiancavano all'edilizia attività in diversi settori, fra cui il commercio (supermercati "3A"), la televisione ("Telecolor" e "Video 3"), il turismo delle zone limitrofe (il complesso "La Perla Jonica" ad Acireale, il "lido Ciclopi" ad Aci trezza, l'"hotel Timeo" di Taormina), il credito (la "Banca agricola etnea"), e l'agricoltura, dilagando in diversi altri ambiti (erano anche presidenti di fondazioni benefiche e di ricerca) vantando la fama di mecenati.

Fava, descrivendo l'intreccio di interessi economico-politico-mafiosi che vigeva in città, citò questi imprenditori come i «quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa». Proprio de «i Cavalieri» avrebbe parlato anche il pentito Antonino Calderone. Nel 1984, Pippo Fava veniva assassinato e con lui scompariva l'unica importante voce "contro" la mafia e quel particolare sistema, quando quasi tutti negavano il problema mafioso e descrivevano le faide adducendo a «questioni private» (non a caso, il quotidiano La Sicilia, fra le polemiche parlò molto banalmente di «questioni di natura privata» alla base dell'agguato mortale subìto da Fava). Sulle indagini che seguirono - svolte in un clima surreale - Antonino Drago (sottosegretario alla Pubblica Istruzione nell'ultimo governo Spadolini) - disse: «bisogna chiudere presto le indagini, altrimenti i cavalieri se ne andranno». Ciò lascia intuire come l'intreccio di interessi economici che ruotava attorno ai cavalieri fosse molto importante, da non intaccare.

L'affaire delle Ciminiere

Il sistema affaristico del cosiddetto "Caso Catania" proseguì praticamente indisturbato sino ai primi anni '90, quando, a seguito dell'appalto per il centro fieristico "Le Ciminiere" di viale Africa si sarebbe "scoperto" un losco giro di tangenti (nell'ordine di centinaia di miliardi di lire) pagate dal cavaliere Finocchiaro ai politici più in vista in città. Aperta una finestra e tolta la rete di protezione che favoriva quel sistema, gli altri tre gruppi (Costanzo, Rendo e Graci) caddero uno alla volta. Destino che toccò anche all'intera classe dirigente del tempo, travolta da altri scandali di quella che fu definita la Tangentopoli catanese.

Catania entrò quindi in un primo periodo di crisi, soffrendo la caduta dei cavalieri, che causò la perdita del posto di lavoro per migliaia di cittadini. La città reagì successivamente ed ebbe come un sobbalzo (o come detto da alcuni una "primavera"), quando rifiorirono iniziative economiche e culturali. La città fu rivitalizzata ed abbellita in alcune zone, e si iniziò a puntare anche sul turismo.

Le tangenti del Garibaldi

Negli anni '90 scoppiò un altro caso di tangenti, legato alla realizzazione del nuovo Ospedale Garibaldi e che portò (oltre all'inchiesta sull'impresa aggiudicataria l'appalto) alla richiesta di autorizzazione d'arresto per il senatore Giuseppe Firrarello (poi respinta) e all'arresto di Nuccio Cusumano (sottosegretario di governo) e di Giuseppe Castiglione (vicepresidente della Regione Siciliana) con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d'asta. Paradossalmente, la prima gara era stata vinta proprio dai cavalieri Costanzo ma revocata per eccesso di ribasso. L'opera venne quindi affidata ai nuovi appaltatori. I politici arrestati sono stati assolti nel 2004 dal tribunale di Catania.

L'economia catanese oggi

Oggi, i maggiori interessi economici della città fanno capo a Ennio Virlinzi, Sebastiano Scuto, Antonino Pulvirenti, Mario Ciancio Sanfilippo e pochi altri. L'economia non è più concentrata come al tempo dei cavalieri: si deve notare tuttavia che il settore dei mass media è concentrato nelle mani di Ciancio (possiede La Sicilia, Antenna Sicilia, Video3, Telecolor, RadioSis ed altre).

L'economia della città soffre di scarsa imprenditorialità, mancata aggregazione dei settori produttivi, scarso rispetto per il lavoro, criminalità organizzata, immobilismo. Tuttavia, il tessuto economico della città appare vitale in alcuni settori come quello della piccola industria, del commercio, dei servizi, del turismo e, sebbene attualmente in calo, è trainante il settore della produzione tecnologica (con la STMicroelectronics) e farmaceutica.

I poli economici

La città dispone di alcuni poli di attività economica importanti come l'area industriale, commerciale e artigianale di Misterbianco; la città commerciale Etnapolis in zona Valcorrente (Belpasso), ovvero il più grande centro commerciale del sud Italia ed uno dei più grandi d'Europa; più vari altri centri commerciali dislocati sul territorio. L'agglomerato industriale e commerciale di Piano Tavola spazia dalla produzione elettromeccanica a quella alimentare. Le attività industriali più importanti sono invece concentrate a sud della città, nella zona industriale di Pantano d'Arci costituita nell'immediato dopoguerra, dove ha sede anche il polo tecnologico (definito da alcuni "Etna Valley" per alcune affinità con la più ben nota "Silicon Valley" americana) che ospita aziende operanti nei settori farmaceutico, elettronico, informatico, agro-alimentare, meccanico con alcuni punti d'eccellenza.

Nella zona industriale si trova anche un "incubatore d'imprese" (Business Innovation Center - BIC, controllata da "Sviluppo Italia"), che svolge la funzione di consulenza e supporto alle iniziative economiche, ed accoglie diverse iniziative imprenditoriali. Al BIC si affiancano - e in alcuni casi vengono a sovrapporsi - altre agenzie pubbliche come il bureau "InvestiaCatania": altra agenzia di sviluppo finanziata questa volta dal Comune.

Sempre nella parte sud della città ha sede il mercato ortofrutticolo di San Giuseppe La Rena, uno dei più importanti del Meridione, in attesa di essere trasferito nei più idonei locali in via di realizzazione nell'agro della piana di Catania. Il settore agricolo appare in genere in declino a causa della diminuzione delle rendite agricole e della concorrenza dei produttori esteri.

Il centro città ha invece funzione prevalentemente burocratica, direzionale, amministrativa e commerciale. Si attende l'inaugurazione della nuova aerostazione dell'Aeroporto di Catania-Fontanarossa e del rinnovo di quella già esistente, come momento importante per il prossimo sviluppo economico dell'intera area orientale della Sicilia. Anche la recente promozione del Catania Calcio in serie A, viene salutata da molti come una importante occasione di marketing territoriale e di immagine che potrebbe influire positivamente sullo sviluppo economico dell'indotto cittadino.

La popolazione residente è in calo dagli anni '70, ma ciò è dovuto a causa delle tipiche dinamiche di urbanizzazione delle aree metropolitane. Lo sviluppo della città ha infatti trovato sfogo nella periferia che è cresciuta (in alcuni casi in modo poco ordinato, in altri più razionale) aumentando di conseguenza il pendolarismo con la città, che infatti soffre per un eccessivo traffico automobilistico urbano.

La mafia oggi

La cappa mafiosa, mai soppressa, è ancora il più grosso freno all'economia ed allo sviluppo. Il clan dei "Santapaola" - uscito vincente dalla faida mafiosa degli anni '80 - gestisce il potere criminale in città (in alcuni casi collaborando con altri clan).

Il clan, diretto dagli ergastolani Aldo Ercolano e Nitto Santapaola (sottoposti a regime di carcere duro - ex art.41bis), ha anche mutato la sua politica: non più omicidi, attentati e stragi o altre mosse che possano attirare potentemente l'attenzione dello Stato o dei media, ma un controllo subdolo e capillare del territorio tramite le intimidazioni, gli intrecci con le istituzioni e la politica locali e l'uso della cosiddetta zona grigia, ovvero la collaborazione cosciente o incosciente di cittadini impauriti, omertosi o più semplicemente "simpatizzanti" (a causa della loro ignoranza e del basso livello d'istruzione).

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