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È stata recentemente documentata una gigantesca frana che precipitò verso il mar Ionio circa 8000 anni a.C., demolendo circa 1/10 del cono sommitale del vulcano e provocando un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale. Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale. Non è ancora chiaro se la frana sia stata provocata da un'eruzione o da un terremoto. Le prove sono state raccolte attraverso sondaggi stratigrafici dei fondali; le coste attuali invece non manterrebbero traccia dello tsunami, a causa dell'elevazione del livello del mare seguita all'ultima deglaciazione. La simulazione al computer dell'evento catastrofico mostra l'onda di tsunami che in 4 ore si diffonde attraverso lo Ionio - prima verso la Calabria, con onde di 40 metri, poi verso l'Albania e la Grecia occidentale, con onde di 13-15 metri, poi raggiungendo Egitto e Libia verso sud con ondate di 8-13 metri, arrivando infine alle coste più orientali del Mediterraneo (Libano, Israele - dove è attestata una traccia dell'effetto dello tsunami su insediamenti umani - e Siria) con ondate da "soli" 4 metri.
A questa catastrofe potrebbe riferirsi la memoria della distruzione di Atlantide, citata da Platone come informazione ricevuta dai sacerdoti egiziani (il che confermerebbe, per inciso, l'ipotesi della localizzazione delle Colonne d'Ercole nello Stretto di Sicilia avanzata nella ricerca di Sergio Frau).
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