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La Cattedrale di Santa Maria a Cagliari

La Cattedrale di Santa Maria di Castello, dedicata anche a santa Cecilia, si trova in Piazza Palazzo, a Cagliari. Comunemente chiamata "il Duomo", è la chiesa principale dell'Arcidiocesi di Cagliari, sede della Cattedra dell'Arcivescovo Metropolita di Cagliari; inoltre è sede della Parrocchia del quartiere storico Castello. La chiesa si presenta come un connubio di diversi stili artistici e custodisce sette secoli di memorie storiche della città di Cagliari.

Costruita nel corso del '200, in stile romanico pisano, venne elevata al rango di Cattedrale nel 1258. Quando Cagliari fu capitale del Regno di Sardegna, vi prestavano giuramento i rappresentanti dei tre Stamenti (bracci del Parlamento Sardo). Nel corso del '600, si decise di trasformare il tempio in uno stile nuovo, quello barocco. Negli anni '30 del '900 venne innalzata l'attuale facciata in stile neoromanico, ispirata ai prospetti del Duomo di Pisa e di Lucca. La Cattedrale, oltre ad essere un importante luogo di culto, in cui si svolgono le principali celebrazioni dell'anno liturgico presiedute dall'Arcivescovo, è uno dei più noti e visitati monumenti di Cagliari.

La zona della Cattedrale

Il Duomo di Cagliari è situato nel quartiere medioevale di Castello, nel cuore fortificato del centro storico della città sarda. Castello fu, dal XIII secolo alla fine del XIX, il quartiere in cui, oltre alle massime autorità civili, militari e religiose, avevano le loro residenze i nobili cagliaritani. Coloro che si recavano nel Castello, come gli artigiani che lavoravano nelle botteghe del quartiere, a differenza dei nobili, la notte erano obbligati a tornare nelle proprie case negli altri quartieri cittadini, ovvero Stampace, Marina e Villanova, prima che le porte di Castello venissero chiuse.

Castello sta ora lentamente risorgendo dopo un lungo periodo di incuria e abbandono, attraverso numerosi interventi di recupero, restauro e abbellimento degli antichi palazzi, delle chiese, delle vie e delle piazze. La Cattedrale sorge sulla vasta piazza Palazzo, dove si affacciano anche il Palazzo Reale, che oggi ospita uffici della Prefettura e della Provincia di Cagliari, e il vecchio Palazzo comunale.

La storia della Cattedrale

La Cattedrale fu costruita dai pisani in forme gotico-romaniche tra il 1217 e il 1258. La chiesa originaria aveva forma rettangolare a tre navate, con volta a crociera sulle due navate laterali e copertura in legno della navata centrale ed era dedicata, come la cattedrale di Pisa, a Santa Maria Assunta.

Nel 1258, dopo la distruzione da parte dei pisani della Cattedrale di Santa Cecilia, la chiesa fu elevata a cattedrale della città, affiancando il culto a Santa Cecilia nell'intitolazione. Nello stesso anno venne iniziata la realizzazione del transetto, che rese la pianta della chiesa a forma di croce latina, e le relative due porte laterali. Sulla facciata venne inoltre aperta una bifora gotica e vennero eseguiti interventi sul campanile. Con la conquista di Cagliari da parte degli aragonesi venne completato il transetto destro ed edificate altre cappelle, delle quali solo quella della "Sacra Spina" (detta anche "Cappella Aragonese") è rimasta intatta.

Nel 1614 l'arcivescovo spagnolo Francisco Desquivel fece rialzare il presbiterio per costruire il Santuario dei Martiri. Il 22 novembre 1669 (giorno della festa di Santa Cecilia) un altro vescovo spagnolo, Pietro de Vico, ordinò di rifare gli interni e la facciata in stile Barocco, affidando la direzione dei lavori a Domenico Spotorno. La ristrutturazione, che durò fino al 1704, cancellò quasi completamente la primitiva chiesa romanica: nel 1702 la facciata fu rifatta dall'architetto Pietro Fossati in stile barocco, il pavimento venne sostituito con tarsie marmoree, pilastri calcarei presero il posto delle colonne romaniche, all'incrocio tra la navata centrale ed il transetto venne edificata la cupola e le cappelle gotiche del transetto vennero murate. Al loro posto vennero edificati i monumenti funebri degli arcivescovi Machin e La Cabra.

Nei primi anni del '900, in seguito al distacco di alcuni elementi marmorei, la facciata barocca fu demolita, anche nell'assurda speranza di ritrovarvi sotto l'antica facciata romanica. La Cattedrale rimase circa 20 anni priva di facciata, finché, nel 1933 venne edificata l'attuale facciata neoromanica in stile pisano-lucchese utilizzando pietra calcare del colle di Bonaria e frammenti scultorei della chiesa originaria. Il progetto venne attuato su disegno dell'architetto Francesco Giarrizzo. Nel 1999 è stato effettuato un restauro della cupola, del tetto e del campanile.

L'interno della Cattedrale

L'interno della chiesa, con pianta a croce latina, è a tre navate con transetto e cappelle laterali; di queste, tre si aprono su ciascuna delle due navate laterali, quattro si aprono sul transetto. All'ingresso sono poste due acquasantiere del XVII secolo. Il pavimento, rifatto nel 1956 ripetendo il disegno originale del '600, è in tarsie marmoree policrome. Sulla volta della navata centrale sono rappresentate l'Esaltazione della croce, le Storie della diffusione della fede in Sardegna e la Pietà, di Filippo Figari (1885-1975).

Ai lati del portale centrale vi sono due pulpiti derivati da un unico ambone (commissionato nel 1158 e terminato nel 1162), opera di Maestro Guglielmo eseguito per il Duomo di Pisa. Nel 1312 l'ambone viene sistemato nella Cattedrale di Cagliari. Originariamente si trovava a destra della navata centrale vicina alla terza colonna. Durante la ristrutturazione del 1669 il pergamo fu rimosso e diviso ed i due pulpiti vennero trasportati nella loro posizione attuale. Prima della divisione il pergamo doveva essere sostenuto da sette colonne di cui quattro poggiavano sui quattro leoni che ora sono collocati ai piedi del presbiterio.

Il pulpito di sinistra reca scolpite in bassorilievo queste scene:

* L'Ascensione * La Trasfigurazione * Tre Angeli * Il Battesimo di Gesù * L'Adorazione dei Magi * Maria e gli Apostoli guardano in alto * La Presentazione al Tempio * Il ritorno dei Magi

L'immagine centrale sul fronte raffigura San Paolo con Tito e Timoteo.

Le scene scolpite sul pulpito destro sono:

* I Magi ed Erode * L'Annunciazione * La Visitazione * Le pie donne al sepolcro * L'ultima cena * La strage degli Innocenti * La Natività * La Resurrezione * Il bacio di Giuda

L'immagine centrale sul fronte rappresenta il Tetramorfo, ovvero i simboli dei quattro evangelisti (aquila, angelo, leone, toro).

Nella navata di destra si trovano la Cappella di Santa Cecilia, la Cappella di Nostra Signora di Sant'Eusebio e la Cappella di San Michele.

La Cappella di Santa Cecilia, dedicata a Santa Cecilia, Patrona della Cattedrale, in stile barocco-piemontese. Al centro vi è un dipinto raffigurante Le Nozze mistiche di Santa Cecilia con San Valeriano, opera di Pietro Angeletti. Sul tabernacolo in argento sbalzato è raffigurata La cena di Emmaus, attribuita a Lorenzo Lavy.

La Cappella di Nostra Signora di Sant'Eusebio (detta anche Cappella della Madonna Nera) è chiamata anche Cappella della Madonna Nera per la presenza di una statua della Madonna di colore nero. La statua, in cedro del Libano ed alta 1,55 metri, é una delle tre copie dell'originale statua della Madonna nera che Sant'Eusebio, vescovo di Vercelli portò con sé al ritorno dal suo esilio in Palestina nel 362 (le altre due si trovano a Crea e ad Oropa).

La Cappella di San Michele ha sull'altare marmoreo, tra due coppie di colonne tortili, una scultura che rappresenta San Michele mentre scaccia gli angeli ribelli, opera settecentesca di Giuseppe Massetti. Ai lati le due statue rappresentano San Giovanni Evangelista e il Profeta Isaia. É stata restaurata nel 1939.

Nella navata di sinistra si trovano la Cappella del Battistero, quella di Santa Barbara e quella della Madonna della Mercede.

La Cappella del Battistero fu costruita da Domenico Spotorno (che per farlo demolì due lati del campanile) e venne ristrutturata da Francesco Cucchiari in stile neoclassico nel 1824. Dell'originale secentesco rimane il vascone marmoreo che serviva a conservare l'acqua benedetta.

La Cappella di Santa Barbara venne costruita per volere di mons. Raulo Costanzo Falletti, viceré della Sardegna e arcivescovo di Cagliari. La cappella presenta al centro un dipinto raffigurante Santa Barbara rifiuta di adorare gli idoli pagani, attribuito da alcuni a Corrado Giacquinto, da altri ad uno dei fratelli Carracci, e ai lati i monumenti a Raulo Costanzo Falletti e a suo fratello Gerolamo.

La Cappella della Madonna della Mercede fu fatta erigere da Bernardo di Cariñena, arcivescovo che apparteneva all'Ordine di Santa Maria della Mercede. Al centro, Madonna e santi dell'Ordine Mercedario, dipinto di Giacomo Altomonte. Sotto la tela, statua della Vergine del Pilar e statua dell'arcivescovo Cariñena. Ai lati: monumento del Marchese Amat e dell'arcivescovo Paolo Maria Serci.

Nel braccio destro del transetto si trovano: il Mausoleo di Mons. Bernardo La Cabra, monumento funebre in stile barocco che ricorda Mons. Bernardo La Cabra, Arcivescovo di Cagliari e prima vittima in città della peste del 1655; l' Altare di S.Isidoro, sulla parete sud, fatto erigere dall'Arcivescovo e Viceré della Sardegna Diego Fernandez De Angulo nel 1683 per celebrare la canonizzazione di Sant'Isidoro agricoltore, la cui statua è alla sommità dell'altare. Al centro, la tela raffigurante la Madonna Immacolata col Bambino. Il quadro è detto anche Madonna degli Stamenti Sardi perché in questa cappella prestava giuramento fin dal 1632 il rappresentante dello Stamento militare, quello dello Stamento civile e quello dello Stamento religioso (ovvero il nobile più alto in titolo, il sindaco e l'Arcivescovo).

Sotto la mensa dell'altare è il monumento a Diego Fernandez De Angulo; ai lati sono le statue di Santa Barbara di Nicomedia, San Bonaventura di Bagnoreggio, San Francesco d'Assisi, San Diego D'Alcalà, San Saturnino (quest'ultima scolpita da Antonio Lonis nel 1759) e di due Angeli; il Polittico della Crocifissione, dipinto tra il 1528 e il 1530 e attribuito a Michele o a Pietro Cavaro. Il dipinto comprende la Madonna col Bambino, la crocifissione di Gesù, l'Annunciazione, San Gerolamo, San Matteo e San Bartolomeo; la Cappella Aragonese o della Sacra Spina, cappella trecentesca a pianta semiottagonale, in stile gotico aragonese (sui capitelli vi è lo stemma della Casa d'Aragona); viene chiamata anche "della Sacra Spina" perché vi fu portata una Spina della corona di Cristo, concessa dal Papa Clemente VII (Giulio de' Medici), con suo Breve del 18 marzo 1531.

La cappella ospita anche un trittico fiammingo del XIV secolo attribuito a Rogier Van der Weyden, detto "Trittico di Clemente VII", che rappresenta al centro la Pietà con la Vergine addolorata e il Cristo incoronato di spine, mentre a sinistra vi è Sant'Anna, la Madonna ed il Bambino Gesù, e a destra Santa Margherita e il drago.

Il trittico era originariamente di proprietà privata di Papa Clemente VII, il quale lo aveva collocato nella sua camera da letto, ed era stato trafugato da Roma nel 1527 dai Lanzichenecchi dell'Imperatore Carlo V. Durante il viaggio di ritorno per mare, sorpresi da una tempesta, i soldati fecero voto di restituire ciò che avevano rubato se fossero riusciti ad arrivare alla terraferma sani e salvi. Giunti a Cagliari, per adempiere il voto, restituirono il bottino all'Arcivescovo di Cagliari Girolamo di Villanova e questi poi lo restituì al Papa che a sua volta, con Breve Pontificio del 23 luglio 1531, lasciò in dono il trittico per riconoscenza alla città, con obbligo di esporli durante la festa dell'Assunzione, tradizione che è stata conservata fino ad oggi. L'opera è stata restaurato nel 1987.

Nella cappella è anche presente un busto ligneo di scuola spagnola del XV secolo raffigurante l'Ecce Homo, nonché la tomba dell'arcivescovo di Cagliari Mons. Ernesto Maria Pioveva, le cui spoglie vennero qui traslate dal cimitero di Bonaria nel 1965; la Cappella del Sacro Cuore di Maria, in cui si conserva un organetto del 1758, proveniente dalla vicina chiesa della Purissima. Sopra l'altare vi è una statua della Madonna. Una volta la cappella era dedicata a San Saturnino, patrono di Cagliari. Sulla volta del braccio destro del transetto sono raffigurate La potenza di Maria e la sua protezione sui sardi e Santa Cecilia, sempre di Filippo Figari.

Oltre il presbiterio, sopra il quale si eleva l'alta cupola ottagonale, nel braccio sinistro del transetto si trovano: la Cappella del Crocifisso, settecentesca, interamente ricoperta di marmo nero venato, ospita un crocifisso ligneo del XVI-XVIII secolo e le due statue secentesche in legno di San Sebastiano e San Rocco; la Cappella pisana (o del Sacro Cuore di Gesù o del SS. Sacramento), a pianta quadrata, con volta a crociera ed in stile gotico-pisano, è la cappella più antica della Cattedrale: risale infatti al XIII secolo. Viene chiamata anche cappella del Sacro Cuore di Gesù per la presenza di un dipinto settecentesco raffigurante il Sacro Cuore di Gesù. Sotto la mensa vi è un frammento di leggio d'ambone del XIII secolo; il Mausoleo di Martino II d'Aragona il Giovane, imponente monumento funebre a Martino II d'Aragona (1374-1409), Infante di Spagna, morto durante la conquista della Sardegna nel 1409. Il suo nome è legato alla sua vittoria nella battaglia di Sanluri del 1 luglio 1409 contro il Giudicato di Arborea e alla ferocia dei suoi soldati, tanto che ancora oggi il luogo della battaglia si chiama S'occidrosciu. L'autore del mausoleo, ispirato al barocco ligure-piemontese, è Giulio Aprile, che vi lavorò dal 1676 al 1680, anno in cui venne inaugurato il mausoleo (ma la salma di Martino vi fu collocata solo nel 1689).

In basso vi sono 4 statue di guerrieri e due angeli che sostengono uno scudo, al centro lo stemma dei re d'Aragona e un'iscrizione che riporta la data della sua morte, in alto, tra due statue di leoni, l'urna contenente il corpo di Martino e la statua del re, della Morte, della Giustizia e della Fede. Il Monumento a Mons. Ambrogio Machìn ricorda Mons. Ambrogio Machìn, arcivescovo di Cagliari e Maestro Generale dell'Ordine Mercedario, ed è opera di Domenico Martini. Sulla volta sono raffigurati Cristo Re e San Saturnino, del Figari.

Il presbiterio, rialzato di circa un metro e mezzo dal pavimento della chiesa e recinto da una balaustra marmorea, fu fatto costruire nel 1614 da mons. Francisco De Esquivel quando fu avviata la costruzione del Santuario dei Martiri che si trova sotto di esso. Ai piedi della gradinata del presbiterio si trovano quattro leoni stilofori della metà del XII secolo che una volta facevano probabilmente parte dell'ambone di Maestro Guglielmo.

Il presbiterio comprende: l'Altare Maggiore romanico-pisano originario dell'antica chiesa. Il paliotto dell'altare è in lamina d'argento lavorata a sbalzo e a cesello e venne realizzata a Madrid a metà del 1600. Il palliotto presenta le figure di San Lucifero, Santa Cecilia, San Saturnino, San Giorgio, Sant'Efisio e San Sebastiano. Il tabernacolo in argento a forma di tempio, alto circa 2 metri, è sormontato dalla statua del Risorto che venne qui collocato nel 1610. Due candelabri d'argento del 1629, alti quasi tre metri, opera di Giovanni Salis. Una lampada pensile d'argento di stile barocco del 1602, opera di Giovanni Mameli. Il Coro del XVII secolo. La statua marmorea della Madonna di Monserrato, titolo che gli Aragonesi aggiunsero a tutte le chiese dedicate alla Madonna. Gli stemmi degli arcivescovi di Cagliari Pietro Vico e Mons. Francisco De Esquivel. L'organo grande elettrico, del 1955. Una credenza in marmo a forma di altare che ha in alto un bassorilievo con l'immagine di Santa Cecilia, fatta costruire dal Canonico Pietro Sanna nel 1702.

Nelle vele della cupola sono rappresentati I quattro evangelisti, sempre di Filippo Figari, mentre nella volta sopra il coro il quadro raffigurante la Gloria di Santa Cecilia è opera di Antonio Caboni.

Il Santuario dei Martiri

Il Santuario dei Martiri è così chiamato perché al suo interno sono collocate 179 nicchie contenenti le reliquie dei Martiri cagliaritani rinvenuti nel corso degli scavi, voluti dall'arcivescovo Mons. Francisco De Esquivel nel corso del XVII secolo, nei pressi della Basilica di San Saturnino, del Complesso paleocristiano di San Lucifero e di altre chiese della città. Il ritrovamento delle reliquie dei martiri determinò nel 1615 la ristrutturazione della chiesa per volontà dello stesso arcivescovo De Esquivel per accogliere le reliquie. Il problema dell'autenticità delle reliquie, dichiarata in un periodo in cui il primato della chiesa di Cagliari era conteso da quella di Sassari, non é stato ancora completamente chiarito.

Il Santuario, scavato nella roccia, ha volte a botte ribassate e decorato in stile barocco, comprende l'area sottostante il presbiterio e il coro della Cattedrale. Fu inaugurato il 27 novembre 1618. Consta di una scala di accesso e di tre cappelle intercomunicanti tutte rivestite di marmo. Contiene complessivamente 179 nicchiette disposte nelle pareti delle tre cappelle Sopra ogni nicchietta vi è una formella in marmo a bassorilievo del santo con il relativo nome ed i simboli del martirio. Le decorazioni scultoree furono cominciate da maestranze siciliane e portate a termine da Antonio Zelpi e da Monsterrat Carena. Le volte nei tre ambienti sono decorate a rosoni con punte di diamante in rilievo. Tra il 1995 e il 2000 sono stati eseguiti dei restauri che hanno interessato il pavimento e le pareti della cappella di San Lucifero e la sistemazione delle altre due cappelle.

Il Vestibolo del Santuario

Le due scale di marmo, attraverso le quali si scende nel Santuario, si ricongiungono in un pianerottolo al centro del quale vi è il sarcofago in marmo dell'arcivescovo Francisco De Esquivel realizzato da Antonio Zelpi ed un dipinto di scuola spagnola del secolo XVII raffigurante la Crocifissione su cui sono raffigurati lo stesso Arcivescovo e i Martiri cagliaritani. Ai lati del sarcofago due lapidi ricordano l'erezione e la consacrazione dei Santuario avvenuta l'11 novembre 1618, e la traslazione delle reliquie, avvenuta il 27 novembre dello stesso anno.

Le Cappelle

Nella Cappella Centrale o della Madonna dei Martiri sono sistemate 66 nicchie. L'altare marmoreo venne consacrato il giorno 11 novembre 1618 dall'Arcivescovo De Esquivel. Sopra l'altare si trova una statua della Madonna col Bambino; ai lati San Giuseppe e Sant'Anna. Sopra le due porte laterali due lapidi ricordano le risposte di Papa Paolo V e del re di Spagna Filippo III al ritrovamento delle reliquie.

Nella Cappella di San Lucifero sono sistemate 80 nicchie. È dedicata a San Lucifero vescovo di Cagliari. Durante il Concilio di Milano (355) Lucifero insieme a Sant'Eusebio si oppose alla condanna di San Atanasio di Alessandria da parte dell'imperatore Costanzo e dei vescovi arianeggianti e per questo venne esiliato. Le ossa del Santo, rinvenute il 21 giugno 1623 e traslate il 20 maggio 1626, sono poste sotto la mensa dell'altare; sopra l'altare è invece la sua statua, voluta dall'arcivescovo Ambrogio Machìn, successore di Desquivel e sostenitore della sua santità nella sua opera "Defensio Sanctitatis Beati Luciferi". Sopra la porta di ingresso sono affisse l'iscrizione originale, che si trovò nella tomba del santo ed il pezzo triangolare di marmo rinvenuto sul petto del vescovo. Nella cappella sono inoltre presenti un sarcofago di epoca romana contenente le ossa di Sant'Antioco e il mausoleo in marmo bianco di Giuseppa Maria Luigia di Savoia, moglie di Luigi XVIII re di Francia, morta in esilio a Londra nel 1810 e traslata a Cagliari per sua volontà nel 1811, opera di Andrea Galassi (1830).

Nella Cappella di San Saturnino, più piccola delle altre due, sono poste 33 nicchie. La cappella, dedicata a San Saturnino, patrono della città di Cagliari, fu edificata verso il 1620. Sopra l'altare, un sarcofago romano del II secolo (ritrovato nel 1621 nella Basilica di San Saturnino) conserva le reliquie del Santo. Al di sopra di esso, in una nicchia, è collocata la statua marmorea di San Saturnino. All'incrocio dei costoloni nella volta la gemma anulare raffigura San Saturnino e la chiesa a lui dedicata, così come era nel XVII secolo. Nella cappella sono presenti altri due sarcofagi di epoca romana: uno collocato sopra la porta di ingresso contiene reliquie di 10 santi, l'altro posto sulla parete dietro il monumento dedicato a Carlo Emanuele di Savoia contiene reliquie di 9 santi. Infine, in fondo alla cappella, vi è il mausoleo di Carlo Emanuele di Savoia, morto di vaiolo all'età di due anni. Il monumento, realizzato nel 1799, è opera di Antonio Cano. In alto, due lunette in marmo realizzate nei primi anni del Settecento raffigurano San Pietro e la Madonna del Carmine.