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La piazza è citata dal Belli in un famoso sonetto che, nella rigidità della struttura metrica, riesce a renderne una descrizione ad un tempo sociologica, economica, artistica ed anche storica, rievocando il tempo della Roma papalina in cui la piazza ospitava una pubblica gogna, nonché la facoltà del torturatore - dalla sentenza di condanna in genere attribuita alla sua discrezione - di maggiorare la pena corporale di quanto ritenesse opportuno (a beneficio dello spettacolo - ché tale era per il numeroso pubblico che usava intervenire).
All'epoca del Belli, come detto, nella piazza si teneva ancora con regolarità il mercato, citato in un altro sonetto forse ispirato dalla nascente compravendita di libri usati (o dalla prima diffusione dei lunari, sorta di calendari per metà astronomici e per tre quarti astrologici che ebbero grande successo nella prima metà dell'Ottocento).
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