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Parco nazionale del Pollino

Il Parco nazionale del Pollino, posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, nelle provincie di Cosenza, Matera e Potenza, con oltre 182.000 ettari è il parco naturale più grande d'Italia. Prende il suo nome dal Massiccio del Pollino. Consigliato a chi ama il Trekking e l'Escursionismo in generale, grazie però alla varietà dei paesaggi presenti in questa zona, vi si praticano diversi sport. Infatti è meta, oltre che per gli amanti dell'alpinismo, degli gli appassionati del torrentismo, del rafting, dello sci di fondo, della speleologia e della mountain bike.

Storia del Parco del Pollino e cenni storici sul territorio

Venne istituito nel 1993, per la necessità di tutelare un paesaggio ed un ambiente naturale di primaria importanza, e soprattutto il Pino loricato (Pinus leucodermis Antoine), che trova qui l'ultimo rifugio contro la devastazione dell'ambiente da parte dell'uomo, ed è stato scelto come simbolo del parco.

Tuttavia, per risalire ai primi insediamenti umani nella zona, dobbiamo andare indietro di molti più anni: nella grotta del Romito, presso Papasidero, sono stati rilevate tracce di sepolture avvenute intorno al 12000 a.C. Nel periodo neolitico, intorno al 2500 a.C., s'insediarono i primi villaggi e, successivamente, nel 730 a.C, approdarono in queste zone i greci. Nel 500 a.C. furono i Lucani e i Bruzi ad insediarsi da queste parti, mentre mille anni dopo, giunsero i longobardi.

Nel 1064 passarono di qui i Normanni, ma nel 1250, con la morte di Federico II, grande sovrano normanno, si aprì la strada per il dominio angioino. Nel sedicesimo secolo il territorio del parco è sotto il dominio degli aragonesi, ma nel diciottesimo secolo assume il potere il Viceregno Austriaco. Nel diciannovesimo secolo l'area del Pollino torna nuovamente nelle mani dei borboni. Fra gli anni 1920-1930 si verifica l'ultimo grande sfruttamento boschivo. Ci vorranno ancora diversi anni prima di giungere alla consapevolezza che il Parco va' protetto per evitare il diboscamente completo, ma alla fine, la realizzazione del più grande parco d'Italia è finalmente realtà.

Il territorio

Il territorio del Parco comprende in tutto 56 comuni, 32 della Calabria e 24 della Basilicata.

I comuni in teritorio calabro sono: Acquaformosa, Aieta, Alessandria del Carretto, Belvedere Marittimo, Buonvicino, Castrovillari, Cerchiara di Calabria, Civita, Francavilla Marittima, Frascineto, Grisolia, Laino Borgo, Laino Castello, Lungro, Maierà, Morano Calabro, Mormanno, Mottafollone, Orsomarso, Papasidero, Plataci, Praia a Mare, San Basile, San Donato di Ninea, Sangineto, San Lorenzo Bellizzi, San Sosti, Sant’Agata d’Esaro, Santa Domenica Talao, Saracena, Tortora, Verbicaro.

I comuni in territorio lucano sono: Calvera, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castelsaraceno, Castronuovo S. Andrea, Carbone, Cersosimo, Chiaromonte, Episcopia, Fardella, Francavilla in Sinni, Latronico, Lauria, Noepoli, Rotonda, San Costantino Albanese, San Giorgio Lucano, San Paolo Albanese, San Severino Lucano, Senise, Teana, Terranova di Pollino, Valsinni, Viggianello.

Fra questi alcuni sono di interesse storico-archeologico: Rotonda, Castrovillari, Morano Calabro, Laino Castello, Mormanno, Scalea, Papasidero e Civita, altri sono importanti dal punto di vista socio-culturale, perché sono comunità albanesi che si insediarono nel territorio lucano e calabrese tra il 1470 e il 1540, sono San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, Lungro, Plataci, Frascineto. Il paese più alto del Parco è Alessandria del Carretto con il suoi 1000 m.s.l.m. paese che ancora oggi conserva antiche tradizioni culturali e musicali. Tra gli edifici religiosi degni di nota si ricordano la Madonna delle Armi a Cerchiara, e i conventi, come quello del Colloreto a Morano Calabro. Nella Valle del Mercure, sono stati ritrovati interessanti reperti paleontologici: Elephas antiquus, Hippopotamus major.

Flora e fauna

Tra le tantissime altre specie arboree presenti nel Parco vi sono l'Abete bianco (un albero sempreverde longevo, che può raggiungere i 600 anni d'età e che, assieme al raro abete dei Nebrodi è una delle conifere spontanee in Italia), il faggio, tutti e sette i tipi di Aceri di cui l'acero di Lobelius, il pino nero, il Tasso diverse specie di querce, castagni. Favolose fioriture di orchidee soprattutto in Primavera, insieme a viole, genziane e campanule.

Anche la fauna è varia, e comprende specie ormai estinte in altre zone montuose. Sono presenti l'aquila reale, il picchio nero, il gracchio corallino, il lanario, il capovaccaio (è il più piccolo avvoltoio africano, vive anche in tutta l'Europa mediterranea e ha un piumaggio bianco, con penne remigatorie nere), il nibbio reale (un uccello rapace della famiglia degli accipitridi), il gufo reale, il falco pellegrino, il driomio, il lupo appenninico, il capriolo autoctono di Orsomarso e la Lontra. Di recente è stato reintrodotto il Cervo.

Le Riserve naturali orientate e i principali corsi d'acqua

Sono quattro e precisamente:

La Valle del Fiume Lao (5.200 ha) - Comune di Papasidero (CS) Le Gole del Raganello (1.600 ha) - Comune di San Lorenzo Bellizzi (CS) La Valle del Fiume Argentino (3.980 ha) - Comune di Orsomarso (CS) Il Rubbio (211 ha) - Comune di Francavilla in Sinni (PZ)

I principali corsi d'acqua sono invece:

* Sinni (97 km)

* Lao (64 km)

* Coscile (49 km)

* Esaro (44 km)

* Sarmento (36 km)

* Raganello (32 km)

* Frido (25 km)

* Abatemarco (20 km)

* Rosa (19 km)

* Argentino (19 km)

* Peschiera (17 km)

Le vette principali

Diverse sono anche le vette che spiccano all'interno del parco. Le principali sono:

* Serra Dolcedorme (2267 m)

* Monte Pollino (2248 m)

* Serra del Prete (2181 m)

* Serra delle Ciavole (2127 m)

* Serra di Crispo (2053 m)

* Cozzo del Pellegrino (1987 m)

* La Mula (1935 m)

* Monte Alpi (1900 m)

* Monte Caramolo (1827 m)

* La Montea (1825 m)

* Monte La Caccia (1744 m)

* Monte Sparviere (1723 m)

* Timpa Falconara (1656 m)

* Monte La Spina (1652 m)

* Timpa di San Lorenzo (1650 m)

* Monte Palanuda (1632 m)

* Monte Sellaro (1439 m)