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Il Salento, generalmente conosciuto anche come penisola salentina, è la parte meridionale della Puglia, situata tra il mar Ionio ed il mar Adriatico e delimitato dalla cosiddetta "soglia messapica", una depressione che corre lungo la linea Taranto-Ostuni e che lo separa dalle Murge. È denominato il "tacco d'Italia". I vertici ideali della penisola salentina sono:
* Taranto, nell'omonima provincia; * Pilone, nel territorio di Ostuni in provincia di Brindisi, * Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce.
La penisola salentina ha una configurazione pianeggiante in cui si distinguono i primi rilievi delle Murge tarantine a nord-ovest, il Tavoliere di Lecce al centro, le ondulazioni delle Serre a sud. Storicamente occupa il territorio dell'antica Terra d'Otranto. Bisogna poi precisare che il Salento, anche dal punto di vista linguistico, non comprende la città di Taranto (dove si parla il dialetto tarantino), né il resto della sua provincia ad ovest del capoluogo (dove si parla generalmente il dialetto pugliese), né il resto della provincia di Brindisi a nord di Ostuni (dove l'accento viene influenzato dal dialetto barese). Al di sopra di tali confini, la lingua può quindi essere definita generalmente "pugliese", appartenente alla tipologia "meridionale". Al di sotto invece, si parla il dialetto salentino, appartenente alla tipologia "meridionale estremo" e più simile alla lingua siciliana, in particolare al dialetto della Sicilia orientale.
Grazie alle sue caratteristiche culturali, ambientali e storiche, il Salento si è affermato negli anni come meta classica del turismo estivo. Il Salento riveste infatti dal punto di vista turistico un'importanza notevole, potendo ospitare:
* zone di particolare pregio ambientale (sono da segnalare le zone protette dei Laghi Alimini, l'Area Marina Protetta Riserva naturale statale Torre Guaceto e del Parco delle Cesine, sulla costa adriatica, del Parco di Porto Selvaggio, sulla costa ionica, nonché l'Oasi Palude La Vela sulle sponde del Mar Piccolo di Taranto. Istituiti nell'ottobre del 2006 il Parco della costa di Otranto - Santa Maria di Leuca e del bosco di Tricase ed il Parco delle Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo sulla costa adriatica)
* ampie coste sabbiose (tra cui quelle di Porto Pirrone e di Porto Badisco, rispettivamente teatro dell'approdo leggendario di Taras e Enea) e spettacolari scogliere a picco sul mare
* numerose grotte carsiche (la più famosa è la Zinzulusa), al cui interno sono stati rinvenuti pittogrammi e vari reperti paleontologici (molti dei quali custoditi nel museo di Maglie)
* le gravine (la più grande è la Gravina di Castellaneta) che saranno inserite nel costituendo Parco delle Gravine
* importantissimi esempi di architettura del periodo Barocco e Romanico
* l'unicità del borgo di Ostuni con le case in calce bianca
* le distese di uliveti nelle campagne (inseriti nel 2007 dal Fondo per l'ambiente Italiano nell'elenco dei 100 luoghi da salvare);
* i reperti archeologici e gli Ori di Taranto esposti presso l'omonimo Museo Archeologico Nazionale
* i diffusi reperti preistorici (dolmen, menhir, specchie) e medievali (torri di guardia, masserie fortificate)
* l'area ellenofona della Grecìa Salentina
* l'area nei dintorni di Lizzano note per le cripte e gli ulivi secolari
* l'area della necropoli messapica presso Manduria
I laghi Alimini (Alimini Grande e Alimini Piccolo) sono due laghi situati nei pressi di Otranto (LE), facenti parte dell'Oasi protetta dei Laghi Alimini. I due laghi sono collegati da un canale, ed Alimini Grande è collegato al mare da un altro canale, che taglia una spiaggia vasta ed una pineta a ridosso della spiaggia stessa. Nella zona è molto diffusa la macchia mediterranea.
Costituiscono uno dei luoghi naturali più pregiati del Salento, con un ecosistema che ospita varie specie animali e vegetali e costituiscono una "Zona di Protezione Speciale" (ZPS), proposta come Sito di Importanza Comunitaria europeo (pSIC).
Tra i maggiori luoghi di pregio dell'oasi dei laghi Alimini, è da segnalare sulla costa la Baia dei Turchi. Selvaggia ed incontaminata, e raggiungibile solo a piedi, è il luogo dove, secondo la leggenda, sarebbero sbarcati i guerrieri turchi nell'ambito della battaglia di Otranto del XV secolo.
Nella primavera del 2006, la baia è stata al centro di numerose iniziative per salvaguardarne la libera fruizione da parte dei cittadini, causate dall'avvio della costruzione di uno stabilimento balneare. In seguito a manifestazioni di protesta alquanto estese e prolungate, la vicenda è approdata agli organi istituzionali (T.A.R., Comune di Otranto, Regione Puglia) ed è stata seguita da giornali ed emittenti locali e dagli organismi ambientalisti (le sezioni pugliesi di WWF e Legambiente).
Gli organi di indagine hanno appurato che sono stati commessi illeciti nella procedura e nella realizzazione della struttura (oltre che aver provocato un evidente danno al paesaggio ed alla macchia mediterranea limitrofa), per cui dal mese di giugno 2006 il cantiere risulta sotto sequestro.
Nel maggio 2007, tuttavia, la situazione sembra ancora non essere risolta, e sono riprese spontaneamente nuove iniziative di massa da parte dei cittadini amanti della baia (salentini e non). I cittadini e le istituzioni sono attualmente sulla strada della definizione di una soluzione che possa rendere libera la Baia da qualsiasi struttura turistica.
La Riserva naturale statale Torre Guaceto è una riserva natura e area marina protetta situata sulla costa adriatica dell'alto Salento, a pochi chilometri dai centri di Ostuni, Carovigno e San Vito dei Normanni e 27 da Brindisi.
Le prime azioni a tutela di Torre Guaceto risalgono al 1970 quando la marchesa Luisa Romanazzi Carducci dalla sua entrata nel direttivo nazionale del WWF Italia, fece sì che l’associazione prendesse a cuore questo territorio.
Sventati negli anni successivi ipotesi di realizzazione di una centrale nucleare e di una lottizzazione a fini turistici, il 18 maggio 1981 il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, visto il decreto del Presidente della Repubblica del 13 marzo 1976 recepente la convenzione internazionale di Ramsar del 2 febbraio 1975, dichiara Torre Guaceto zona umida di interesse internazionale.
Nel 1987 il WWF Italia, su incarico del Ministero della Marina Mercantile, realizza il piano di fattibilità per l’istituzione di una riserva marina a Torre Guaceto che diventa realtà il 4 dicembre 1991 con decreto ministeriale dello stesso ministero. L’area marina protetta è affidata alla capitaneria di porto di Brindisi.
Nell’ambito del programma comunitario “Natura 2000” e del relativo programma italiano “Bioitaly”, la Regione Puglia ai sensi della Dir. 92/43 CEE “Habitat” propone Torre Guaceto come Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) denominandolo Torre Guaceto Macchia San Giovanni (sigla IT9140005). Sempre la Regione Puglia individua la zona umida di Torre Guaceto come zona di protezione speciale (ZPS) (sigla IT9140008) ai sensi della Dir. 79/409 CEE “Uccelli”.
Per quanto sopra detto il Ministero dell’Ambiente con decreto ministeriale del 4 febbraio 2000 istituisce la riserva naturale dello Stato di Torre Guaceto. Il decreto istitutivo individua all’art. 4 l’organismo di gestione in un consorzio misto fra l’Amministrazione Comunale di Brindisi, l’Amministrazione Comunale di Carovigno e l’associazione protezionistica senza fini di lucro WWF-WWF Italia. Sempre nello stesso articolo il decreto individua nello stesso consorzio l’organismo di gestione della riserva naturale marina di Torre Guaceto.
La Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto si estende per circa 1.200 ha presentando un fronte marino che si sviluppa per 8.000 mt. L’area è configurata come un rettangolo più o meno regolare, con una profondità media di 3.000 metri, attraversata e divisa dalla strada statale 379.
I sistemi che si sviluppano a monte e a valle della strada statale sono profondamente diversi. A monte permane un sistema agricolo tipico della zona, posto in continuità con la copertura vegetale esterna alla Riserva. A monte, infatti, permane un sistema agricolo tipico della zona altosalentina, posto in grande continuità con la copertura vegetale esterna alla riserva. Grandi oliveti secolari attentamente mantenuti divisione degli appezzamenti e limitazione delle strade realizzate con muretti a secco di pietra locale ed ancora negli oliveti, terreni rossi, non coperti da vegetazione e non interessate da altre culture. La bonifica dei terreni (risalente al 1931) ne ha determinato la regolarizzazione dei confini e della struttura viaria di servizio, la divisione in piccole proprietà, la realizzazione di modesti edifici colonici annessi (attualmente se ne contano circa centocinquanta). L’immagine dell’area a monte della superstrada è dunque quella di un ambito agricolo di bonifica, caratterizzato dalla presenza diffusa di oliveti, seminativi ed ortaggi e perlopiù privo di ambiti naturalisticamente qualificati, se non per piccoli appezzamenti marginali.
Nell’area posta a valle della superstrada i terreni hanno una connotazione più naturale. Qui sono riconoscibili due tratti principali. In primo luogo, nella parte prossima al mare e per circa metà della lunghezza della costa protetta della riserva vi è un apparato dunale imponente, concluso verso terra da una fitta macchia mediterranea.
Una significativa varietà di ambiti diversificati si succedono in questo tratto costiero per alcune centinaia di metri verso l’entroterra. Al suo interno vi sono piccole zone umide che si formano durante e dopo le piogge e che scompaiono nei periodi più caldi, ed alcune risorgive di acqua dolce anche esse stagionali.
La successione spaziale spiaggia, duna, macchia mediterranea si conclude con aree agricole (prevalentemente orticole) ed alcuni rimboschimenti di non grande qualità.
Il secondo tratto costiero, che si sviluppa verso sud, non presenta né dune né spiaggia. Si caratterizza come una costa bassa e rocciosa, con piccole spiaggette ed una vegetazione che si spinge fin sulla linea di costa.
La zona che si sviluppa alle spalle del promontorio della Torre di Guaceto è stata interessata, in passato, da una bonifica dei terreni di cui rimane traccia nei segni lasciati dai canali. Tale bonifica servì a far defluire le acque che si accumulavano in questa zona a causa della ridotta acclività del terreno e all’affioramento della falda di acqua dolce. Ciononostante, una parte dell’area è sempre rimasta umida.
Una volta abbandonato l’uso agricolo dei terreni bonificati, le acque hanno nuovamente allagato interi settori, creando specchi d’acqua permanenti. Successivamente la crescita dei canneti ha chiuso parzialmente le superfici libere delle acque. Il sistema che n’è scaturito riviste un grande interesse da punto di vista ambientale, essendo luogo di passo di numerose specie di avifauna ed, inoltre, essendo caratterizzato dalla presenza costante di uccelli, anfibi ed insetti connessi ai sistemi umidi.
La parte di territorio posto a valle del tracciato della superstrada è caratterizzata da una bassa densità insediativa: sulla costa si trovano gli edifici di Punta Penna Grossa e di Torre di Guaceto, mentre nell’immediato entroterra l’edificato è costituito dalla casa del guardiano e, oltre la macchia da alcune case coloniche.
Oltre ciò, sono presenti i ruderi delle strutture di un campeggio risalente agli anni ‘80 attrezzatura da sempre inutilizzata e che, abbandonata definitivamente all’azione distruttiva del tempo e degli agenti atmosferici, è attualmente oggetto di atti di vandalismo che ne minano il già precario stato di conservazione.
La Riserva naturale Le Cesine è una riserva statale naturalistica pugliese, situata nel comune di Vernole, in provincia di Lecce.
Il nome trae origine dalle cesine, stagni acquitrinosi presenti sulla costa salentina. Zona umida, è formata dagli stagni Salapi e Pantano Grande, alimentati dalla pioggia e divisi dal Mare Adriatico da dune sabbiose.