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La Costa dei Gelsomini (o Riviera dei Gelsomini) è il nome con cui si identifica una zona costiera della provincia di Reggio Calabria bagnata dal mar Jonio. La riviera prende il nome dalla tipica coltivazione della pianta di Gelsomino, diffusa in tutta la provincia reggina ma in particolar modo qui, tra Punta Stilo e Capo Spartivento, dove venne introdotta nel 1928 ad opera della Stazione Sperimentale delle Essenze ed Olii Essenziali di Reggio Calabria.
Le larghe spiagge di questo tratto di costa, insignite più volte delle prestigiose bandiere blu di Legambiente per la loro bellezza e per la limpidezza delle loro acque, sono sovrastate da colline di conformazione prevalentemente argillosa, particolarmente adatte alla coltivazione del Bergamotto.
Sono da da ricordare alcuni dei numerosi siti di interesse archeologico e storico presenti: risalgono all'epoca magnogreca gli scavi di Locri Epizephiri e di Kaulon, all'epoca romana la villa Romana di Casignana, mentre all'epoca bizantina risalgono la Cattedrale di Gerace e la Cattolica di Stilo.
La Cattolica è una piccola chiesa bizantina a pianta quadrata e centrale, e si trova a Stilo in provincia di Reggio Calabria. La Cattolica è considerata parte dei monumenti nazionali italiani.
Soggetta all'impero di Bisanzio fino all'XI secolo, la Calabria conserva oggi numerose testimonianze dell'arte orientale, ne è un valido esempio la Cattolica di Stilo del IX secolo, piccolo gioiello di architettura bizantina.
La Cattolica era la chiesa madre tra le cinque parrocchie del paese, retta da un vicario perpetuo (succeduto al protopapa di epoca bizantina), che aveva diritto di sepoltura al suo interno. ne sono testimonianza i resti umani rinvenuti in un sepolcro marmoreo con un anello di valore.
La denominazione di Cattolica stava ad indicarne la categoria delle "chiese privilegiate" di primo grado, infatti con la nomenclatura impiegata sotto il dominio bizantino nelle provincie dell'Italia meridionale (soggette al rito greco), la definizione di katholikì spettava solo alle chiese munite di battistero. Cosa che è rimasta fino ad oggi in certe località legate per tradizione a questo titolo, come ad esempio la chiesa "Cattolica dei Greci" di Reggio Calabria che fu la prima della città. In effetti l'architettura, la ricchezza degli affreschi e la copertura in piombo delle cupole dimostrano che non si tratta di un tempietto di minore importanza. La Cattolica di Stilo, costituisce un'architettura puramente e tipicamente bizantina, come si può vedere dalla pianta e dalla costruzione, unico esempio del genere con la sua gemella di San Marco in Rossano ad ovest dell'Adriatico.
La Cattolica si basa su un modello con croce inscritta, tipico del periodo medio-bizantino, durante il quale la profonda evoluzione nell'architettura religiosa fu connotata dall'elaborazione di sistemi particolarmente raffinati ed originali. All'interno la chiesa è divisa in nove spazi uguali da quattro colonne, lo spazio quadrato centrale e quelli angolari sono coperti da cupole su dei cilindri di diametro uguale, la cupola mediana è leggermente più alta ed ha un diametro maggiore.
Sulla parte di ponente la costruzione si adagia per lo più sulla roccia nuda, mentre la parte di levante, che termina con tre absidi, poggia il suo peso su tre basi di pietra e di materiale laterizio.
L'aspetto generale dell'edificio è di forma cubica, realizzato con un particolare intreccio di grossi mattoni uniti tra loro dalla malta. L'uso del materiale laterizio (più costoso ma più semplice da utilizzare) e la tecnica usata dai costruttori, non trovarono però concorde Paolo Orsi, sovrintendente al Museo Nazionale di Reggio Calabria, che data i mattoni come "cortine di laterizi della buona età imperiale", in contrapposizione ad altri studiosi che pensavano fossero usati per "disciogliere la plasticità della parete nell’accentuazione della grana e del colore del materiale".
La Cattolica esternamente è quasi priva di decorazioni, a parte le cupolette che ne sono ricche, rivestite di mattonelle quadrate di cotto disposte a losanga, e di due cornici di mattoni disposti a dente di sega lungo l'andamento delle finestre.
La particolare collocazione delle fonti di luce all'interno della Cattolica, mette in risalto lo spazio e conferisce maggiore slancio (mediante un sottile richiamo al meccanismo simbolico della gerarchia e della scala umana). Questa dilatazione dello spazio serviva a mettere in risalto gli affreschi di cui i muri della chiesa erano interamente ricoperti in origine, decorazioni pittoriche dunque a cui era affidato il compito di decontestualizzare la superficie muraria.
Il piccolo ambiente della chiesa è munito di tre absidi sul versante orientale: quella centrale (il bema) conteneva l'altare vero e proprio, quella a nord (il prothesis) accoglieva il rito preparatorio del pane e del vino, mentre quella a sud (il diakonikon) custodiva gli arredi sacri e serviva per la vestizione dei sacerdoti prima della liturgia.
In particolare sopra l'abside di sinistra è posta una campana (di manifattura locale) del 1577, risalente all'epoca in cui la chiesa fu convertita al rito latino, che raffigura a rilievo una Madonna con Bambino e, limitata da croci, un'iscrizione: «Verbum Caro Factum Est Anno Domini MCLXXVII Mater Misericordiæ».
Un pezzo di colonna antica nell'abside prothesis, fu adibito a mensa per la conservazione dell'eucarestia, mentre le quattro colonne che sostengono le cupolette, poggiano su basi differenti, recuperate da epoca molto più antica (es. una base ionica capovolta innestata sopra un capitello corinzio rovesciato, o ancora un capitello ionico capovolto). Sono inoltre presenti all'interno della Cattolica delle iscrizioni in lingua araba, una corrisponde alla shahada, ovvero alla professione di fede.
Infatti non è da escludere un eventuale uso della Cattolica come oratorio musulmano, come d'altro canto non è da escludere che le colonne possano essere state portate sul posto già incise; comunque gli Arabi, il cui scopo generalmente non era la conquista della regione ma il suo saccheggio, inspiegabilmente non distrussero la piccola chiesa bizantina, ma decisero di innalzarla a propria sede di culto e di preghiera, forse perché attratti dalla sua bellezza, e dal suo particolare posizionamento.