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I più antichi reperti archeologici sul colle di San Giusto sono i resti di un propileo (antico portale monumentale greco) risalente al primo secolo. Sono visibili, attraverso una grata, inglobati nel campanile della cattedrale. Il propileo fu eretto in cima all'allora principale strada cittadina (l'odierna via della Cattedrale) che saliva dalla riva del mare fino al punto più elevato dell città. Non è noto però che cosa si trovasse sulla sommità stessa del colle, cioè dietro tale ingresso monumentale che misurava ben 17,20 metri in larghezza e 5, 28 metri in profondità. Le colonne oggi visibili nel campanile costituivano l'estremità anteriore sinistra del manufatto, mentre si possono visitare i resti della parte destra e della scalinata che li collegava, scendendo sotto la chiesa attraverso l'adiacente Orto Lapidario. Per quanto si sa, questo è l'unico propileo romano conservatosi in Europa.
Risalgono al primo secolo anche i resti di una basilica civile, di cui si vedono, a poca distanza dal campanile, i resti di varie colonne. Questo edificio, costruito in direzione nord-sud, era molto grande, più di 20 metri in larghezza e quasi 100 metri in profondità, il che fa presumere una certa consistenza della popolazione.
Mentre il propileo, sebbene inglobato in costruzioni posteriori, è abbastanza conservato, della basilica civile rimangono solo due file di ceppi colonnari. Molto probabilmente tutto il resto fu riutilizzato nel secolo V per la costruzione della basilica paleocristiana, eretta a pochi metri di distanza, ma in direzione est-ovest, che incorporò anche il propileo utilizzandolo come base per il campanile.
Non ci sono molti dati storici su questa chiesa che si presume andata demolita dalle incursioni barbare. Ciò che ne rimase, la parte posteriore, fu utilizzato per ricavare una chiesa più piccola (cioè meno larga), consacrata alla Madre di Dio, più precisamente a Santa Maria. Ma sono più che altro supposizioni, dato che fino al secolo XI non ci sono dati certi. Le uniche testimonianze sono i molti reperti archeologici, tra l'altro una pavimentazione musiva con pietre bianche rosse e nere, e un'iscrizione che testimonia il restauro della chiesa avvenuto nel 547 per intervento del vescovo Frugifero, primo vescovo triestino conosciuto.
Storicamente parecchio più tardo è il sacello di san Giusto, costruito appositamente per contenere le reliquie del santo patrono della città. Gli storici non concordano sull'esatta data della sua costruzione, ma la pongono comunque entro il secolo X, ad eccezione della cupola che risale al secolo XII, ed ai mosaici interni attribuibili al secolo XIII. In data imprecisata la capella venne allungata fino a diventare una chiesa vera e propria, ma sembra certo che ciononostante venisse sempre considerata facente parte della chiesa di Santa Maria che si trovava di fronte, dall'altra parte della strada principale della città.
Trieste, San Giusto | |
Trieste, la Cattedrale di San Giusto | |
Trieste, le colonne romane di San Giusto | |
Trieste, San Giusto, il monumento ai caduti |
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