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Il Colle di San Giusto a Trieste

Il colle di San Giusto è il centro storico di Trieste. Già nel primo secolo vi si trovava una grande basilica civile romana il che lascia presumere che sulla riva del mare sottostante esistesse già allora un abitato abbastanza grande. Nei secoli XIV e XV fu eretta una fortezza sul colle e la città fu cinta con mura. Dato che la cinta muraria comprendeva solo un versante della collina ed un pezzo di riva ai suoi piedi, la Trieste medievale si identifica con il colle di San Giusto.

Cenni storici

I più antichi reperti archeologici sul colle di San Giusto sono i resti di un propileo (antico portale monumentale greco) risalente al primo secolo. Sono visibili, attraverso una grata, inglobati nel campanile della cattedrale. Il propileo fu eretto in cima all'allora principale strada cittadina (l'odierna via della Cattedrale) che saliva dalla riva del mare fino al punto più elevato dell città. Non è noto però che cosa si trovasse sulla sommità stessa del colle, cioè dietro tale ingresso monumentale che misurava ben 17,20 metri in larghezza e 5, 28 metri in profondità. Le colonne oggi visibili nel campanile costituivano l'estremità anteriore sinistra del manufatto, mentre si possono visitare i resti della parte destra e della scalinata che li collegava, scendendo sotto la chiesa attraverso l'adiacente Orto Lapidario. Per quanto si sa, questo è l'unico propileo romano conservatosi in Europa.

Risalgono al primo secolo anche i resti di una basilica civile, di cui si vedono, a poca distanza dal campanile, i resti di varie colonne. Questo edificio, costruito in direzione nord-sud, era molto grande, più di 20 metri in larghezza e quasi 100 metri in profondità, il che fa presumere una certa consistenza della popolazione.

Mentre il propileo, sebbene inglobato in costruzioni posteriori, è abbastanza conservato, della basilica civile rimangono solo due file di ceppi colonnari. Molto probabilmente tutto il resto fu riutilizzato nel secolo V per la costruzione della basilica paleocristiana, eretta a pochi metri di distanza, ma in direzione est-ovest, che incorporò anche il propileo utilizzandolo come base per il campanile.

Non ci sono molti dati storici su questa chiesa che si presume andata demolita dalle incursioni barbare. Ciò che ne rimase, la parte posteriore, fu utilizzato per ricavare una chiesa più piccola (cioè meno larga), consacrata alla Madre di Dio, più precisamente a Santa Maria. Ma sono più che altro supposizioni, dato che fino al secolo XI non ci sono dati certi. Le uniche testimonianze sono i molti reperti archeologici, tra l'altro una pavimentazione musiva con pietre bianche rosse e nere, e un'iscrizione che testimonia il restauro della chiesa avvenuto nel 547 per intervento del vescovo Frugifero, primo vescovo triestino conosciuto.

Storicamente parecchio più tardo è il sacello di san Giusto, costruito appositamente per contenere le reliquie del santo patrono della città. Gli storici non concordano sull'esatta data della sua costruzione, ma la pongono comunque entro il secolo X, ad eccezione della cupola che risale al secolo XII, ed ai mosaici interni attribuibili al secolo XIII. In data imprecisata la capella venne allungata fino a diventare una chiesa vera e propria, ma sembra certo che ciononostante venisse sempre considerata facente parte della chiesa di Santa Maria che si trovava di fronte, dall'altra parte della strada principale della città.

La Cattedrale di San Giusto

Come riporta la maggior parte degli storici triestini, la chiesa di Santa Maria e quella dedicata al martire san Giusto vennero inglobate sotto uno stesso tetto dal vescovo Roberto Pedrazzani da Robecco tra gli anni 1302 e 1320, per provvedere la città di una cattedrale imponente.

La prima notizia riguardante l'odierna cattedrale risale all'anno 1337, quando il campanile dell'ex chiesa di Santa Maria venne rivestito con uno spesso muro per poter sostenere il nuovo edificio. I lavori al campanile si conclusero nel 1343, ma quelli alla chiesa si protrassero praticamente fino alla fine del secolo. Dopo la definitiva dedizione della città all'Austria (1382), l'allora imperatore Leopoldo III nominò il primo vescovo tedesco di Trieste, Enrico de Wildenstein, che in data 27 novembre 1385 consacrò l'altare maggiore della cattedrale.

L'austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto da maestri scalpellini ingaggiati a Soncino, vicino a Cremona, donde provveniva il vescovo. Ne rimane un ricordo nella denominazione della via dei Soncini a Trieste.

Sia il campanile che la facciata della chiesa sono generosamente coperti con reperti del periodo romano, con i quali durante l'illuminismo probabilmente si intendeva ingentilire la pesantezza della costruzione. Il portale d'entrata fu per esempio ricavato da un antico monumento funebre. I busti in bronzo, aggiunti nel 1862 alla facciata su mensole ricavate da piedistalli romani, rappresentano tre vescovi illustri. Si tratta di Enea Silvio Piccolomini poi papa Pio II, Rinaldo Scarlicchio scopritore delle reliquie venerate nella cattedrale, e Andrea Rapicio umanista del secolo XVI.

Non ci sono molti dati sulla decorazione interna della chiesa. Nell'anno 1422 l'abside fu affrescata da due noti artisti friulani, e tale rimase fino al 1843 quando fu ampliata. Ma nei primi decenni del ventesimo secolo fu abbattuta e ricostruita. L'affresco con l'Incoronazione della Vergine venne sostituito con un mosaico che ripropone lo stesso tema. Degli altri affreschi originali rimangono pochi reperti, il più importante dei quali è il Ciclo di san Giusto in cinque elementi, esposto nella capella laterale.

L'interno della cattedrale meriterebbe una descrizione a parte, in quanto vi si possono ammirare moltissimi manufatti che i numerosi vescovi ordinarono e posero per contribuire all'importanza della basilica. Interessante pure il Tesoro, celato dietro un'enorme grata di fattura barocca, che contiene tuttora molti oggetti di inestimabile valore, sebbene nel 1984 fosse stato pesantemente saccheggiato da una rapina. Bisogna però dire che esistono pareri controversi su molti di questi oggetti, essendo evidente la loro difficile collocazione storica e geografica. Addirittura per il simbolo della città, cioè l'alabarda di san Sergio, non è possibile definire né un'origine certa né l'esatta epoca di forgia.

La fortezza

Come testimoniano le rovine di vari manufatti (la basilica, l'amfiteatro, l'acquedotto), già in epoca romana Trieste doveva essere un centro abitato notevole, in quanto certamente uno sperduto villaggio non avrebbe necessitato di costruzioni tanto imponenti. Si può parlare già di città, visto che fin dall'anno 33 a.C. l'imperatore Ottaviano la fece circondare da mura, come testimonia il Portale di Riccardo nella parte vecchia di Trieste. Possiamo perciò presumere che sul colle di San Giusto si trovasse oltre alla basilica pure un tempio e sicuramente una postazione militare. Dalla sommità del colle si gode infatti un'eccellente vista sul mare che all'epoca costituiva un grande vantaggio strategico.

Ma se la presenza di un tempio ci è suggerita dal propileo, la postazione militare rimane solo un'ipotesi, perché non esiste alcuna testimonianza in merito. Se ne parla appena nel 1368, anno in cui i Veneziani occuparono la città e decretarono la costruzone di due castelletti: il primo fu ricavato da tre torri delle mura cittadine sul mare e fu chiamato Amarina (in quanto situato a marina), ed il secondo fu eretto a tempo di record, due anni, sul colle di San Giusto. Ma ambedue andarono distrutti già nel 1380 per opera dei genovesi.

Dati storici relativi alla fortezza

I primi dati storici relativi ad una fortezza sul colle risalgono solo al secolo XV. Federico III degli Asburgo, sotto il cui dominio la città allora si trovava, non supportò i triestini nella guerra contro i veneziani, il che fu per i cittadini un chiaro segno: se dovevano difendersi da soli, erano padroni di se stessi, e disconobbero l'autorità imperiale. Fu un passo troppo ardito che l'imperatore non poté tollerare e punì la città in modo esemplare. L'anno 1469 resta nella storia come l'anno della "distruzione di Trieste". Dopo l'assalto austriaco alla città e dopo gli eccidi, i saccheggi e la peste che ne seguirono, i triestini dovettero sottostare pure alla punizione formale, quella di costruire a proprie spese una fortezza per i vincitori.

Fu eretta sul colle capitolino, sulle rovine del castelletto veneziano. Era un edificio a due piani con una torre quadrata adiacente. Non era un bell'edificio, niente di artistico o di interessante. Era solo una solida postazione militare.

Nei primi anni del secolo XVI, quando la città passò temporaneamente sotto il dominio dei Veneziani, questa prima costruzione venne prolungata con un'alta muraglia semicircolare. Dopo il ritorno dell'Impero i lavori continuarono, ma senza fretta. Prima venne aggiunto, tra il 1551 ed il 1561, il bastione a sudest, detto Lalio dal nome del suo primo progettista. La parte settentrionale, prevista già dai Veneziani, venne ultimata nel 1595, e l'ultimo baluardo, il bastione Pomis, risale al 1630.

Come risulta dai progetti che tuttora si conservano a Lubiana, nel secolo XVII si volle ricostruire globalmente la fortezza che sembrava troppo piccola ed inadeguata per la difesa della città. Fu previsto un ampliamento della costruzione fino a comprendere tutta la sommità della collina, il che avrebbe comportato addirittura l'abbattimento della cattedrale. Sono stati trovati, interrati oltre la basilica, i basamenti di un quarto bastione della fortezza che però non fu mai eretto. Dopo il bombardamento francese della città nel 1702, divenne infatti chiaro che un'enorme fortezza sul colle di San Giusto non aveva più senso.

Solo nel 1930 le Autorità italiane individuarono l'opportunità turistica del sito. La fortezza fu restaurata, divenne castello, ed acquisì l'aspetto odierno.

Durante tutta la sua storia questa fortezza, costruita esplicitamente per scopi bellici, fu usata dai militari solo due volte. La prima volta, nel 1813, dalle truppe napoleoniche che per due settimane cercarono di resistere all'assedio delle flotte austriaca, inglese e napoletana. La seconda volta la fortezza servì ai militari tedeschi che nel 1945 vi si consegnarono alle truppe di liberazione.

La fortezza oggi

Si entra nella fortezza passando un modesto ponte levatoio che però non era l'originale entrata medievale, ancora ben visibile sulla sinistra. Il castello è pieno di iscrizioni storiche e lapidi commemorative e subito nell'ingresso si notano tra alcuni gonfaloni militari, gli stemmi delle famiglie patrizie della città. Sulla sinistra si diparte un corridoio che porta alle antiche postazioni di tiro, mentre il corridoio di destra porta al museo delle armi ed alla guardiola. Una scalinata porta sulla terrazza panoramica, da dove si passa nell'enorme cortile, pensato per piazza d'armi, ed oggi sede di molte manifestazioni culturali e di spettacolo. Dai margini del cortile si può salire sugli spalti da dove si gode una spettacolare vista su quelle parti della città che non si potevano vedere dalla terrazza. Sotto il castello si trovano molti cunicoli e ambienti vari che non sono aperti al pubblico, essendo alcuni ancora in via di esplorazione. Una delle cantine, raggiungibile anche dall'esterno, ospita da decenni l'elegante ristorante comunale di alta categoria.

Il parco della rimembranza

Tra gli interventi urbanistici del Ventennio spicca certamente la sistemazione del parco della rimembranza sul colle di San Giusto. Venne iniziata con la creazione della larga Via Capitolina, una strada panoramica che sale dolcemente attorno al colle fino a raggiungere la cattedrale. Tutto il versante del colle tra questa strada ed il castello venne consacrato alla memoria dei "caduti in tutte le guerre" e disseminato da grezzi cippi di pietra carsica con i nomi di combattenti noti ed ignoti. In cima si erge il grande monumento, opera di Attilio Selva, dedicato ai volontari triestini caduti nella prima guerra mondiale.

Dall'altra parte del colle il parco si conclude con un'alta fontana, simile ad un obelisco, che si erge sopra la lunghissima gradinata scendente verso piazza Goldoni. La gradinata è costituita da due ali di scale che abbracciano un parco rettangolare, fatto di piante multicolori disposte in modo da rappresentare lo stemma di Trieste, un'alabarda bianca su sfondo rosso, disegno che si vede molto chiaramente dalla piazza sottostante. La fontana che fu installata sulla sua sommità nel 1938 in occasione della visita di Mussolini, era originariamente illuminata da luci tricolori. Non era prevista infatti la creazione di un'opera che durasse nel tempo, dato che la si intendeva abbattere dopo la dipartita del Duce. Ma per fortuna così non fu e la snella fontana svetta tuttora sopra la gigante gradinata.

San Giusto martire

San Giusto martire ( ? - Trieste, 290 o 303), visse sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano nella città di Aquileia. Il suo emblema è la palma.

Sarebbe stato martirizzato nel 290 o nel 303. Uomo di nota fede, Giusto fu tra i primi ad essere imprigionato perché si rifiutò di abiurare quando fu dato l’ordine di convincere i cristiani a sacrificare agli dei pagani. Il prefetto Manazio, secondo la tradizione, lo sottopose ad atroci tormenti per piegarne la volontà, ma senza riuscirci. Il supplizio durò parecchi giorni, in fine Manazio lo condannò a morte e lo fa buttare in mare davanti a Trieste, legato a dei pesi. Le corde con cui era stato legato si sciolsero e il corpo del martire fu ritrovato sulla spiaggia. Accorsero un sacerdote e un gruppo di cristiani, che resero le estreme cure alla salma dandone poi sepoltura vicino al luogo del ritrovamento.

Santo patrono della città di Trieste, viene festeggiato il 3 novembre.

Santo patrono del paese di San Giusto Canavese, viene festeggiato il 23 marzo.