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Piazza Castello a Torino

Piazza Castello è la piazza principale di Torino, cuore del centro storico della città: ivi sono situiati importanti palazzi cittadini, quali il Palazzo Reale e il Palazzo Madama. In Piazza Castello confluiscono tre delle principali vie di Torino: via Garibaldi (pedonale), Via Po e via Roma.

La storia della Piazza

Progettata nel 1584 da Ascanio Vitozzi, la piazza s'estende su una superficie di circa 40.000 metri quadrati, ed è circondata per tre lati su quattro da monumentali portici, costruiti in periodi differenti. Quelli adiacenti a Via Garibaldi, i più antichi, furono eretti su disegni del Vitozzi stesso; quelli sui lati di Via Po e il Giardino Reale risalgono invece al regno di Carlo Emanuele III di Savoia, ovvero alla metà del XVIII secolo. Solo al 1830 è da porre la prima lastricazione dei porticati e, quindi, della piazza, che prima era lasciata a ciottolato.

I portici di ponente furono denominati, fino almeno alla metà dell'Ottocento, con il nomignolo di Portici della Fiera: in questi luoghi, infatti, si tenevano due importanti fiere torinesi, una in occasione del carnevale, l'altra in prossimità dell'Ostensione del Sacro Linteo, che era reso oggetto di venerazione da parte dei fedeli da un porticato, oggi scomparso, adiacente a Palazzo Reale e a Palazzo Madama.

Grave rischio corsero gli edifici della piazza durante l'occupazione Napoleonica: qualcuno suggerì agli ingegneri dell'Imperatore di radere al suolo il castello e Palazzo Madama per destinare il luogo a Campo di Marte! Fortuna volle che Napoleone considerò folle il progetto e i monumenti furono preservati.

Sulla piazza, infatti, s'affacciano, oltre a Palazzo Reale e, al suo centro, Palazzo Madama, il Teatro Regio, il Palazzo della Giunta Regionale, l'Armeria Reale, il Palazzo del Governo (ora sede della Prefettura), la Biblioteca Reale, l'Archivio di Stato, la Chiesa di San Lorenzo. Gli edifici, eretti nel corso dei secoli, offrono uno spaccato della storia torinese: un esempio per tutti, il Palazzo Madama, il cui nome vero sarebbe Casaforte di Casa Acaia, s'erge sulle rovine dell'antica porta romana, poi trasformata in castello, e che fu sede, infine, del Senato Subalpino.

La piazza è stata oggetto di una riqualificazione che ne ha reso pedonale una porzione consistente nel 2000.

Nel 2005, la piazza ha ospitato la prima tappa del Festivalbar.

Durante le XX Olimpiadi Invernali e i IX Giochi Paralimpici invernali è stata rinominata Medals Plaza (la Piazza delle Medaglie).

Il Palazzo Reale

Prima e più importante tra le residenze sabaude del Piemonte, il Palazzo Reale di Torino (monumento nazionale italiano) è collocato nel cuore della città, la centralissima Piazza Castello da cui si dipartono le principali arterie del centro storico, via Po, via Roma, via Garibaldi e via Pietro Micca.

L'apparenza austera del palazzo è in linea con l'architettura barocca, ma priva di fronzoli, di tutta la piazza. La sua facciata, lunga 107 metri ha un'altezza media di trenta metri, nulla in confronto alla scenografica maestosità della Palazzina di caccia di Stupinigi, ma allo stesso tempo adatta allo scopo assegnato a questo edificio: il centro strategico da cui esercitare il potere.

Osservando la facciata del palazzo si nota subito che la geometria e l'equilibrio dei due padiglioni laterali, a firma degli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte, è interrotta dall'elevarsi maestoso, sulla sinistra, della Cupola del Guarini, destinata a conservare uno dei gioielli più preziosi in mano a Casa Savoia ovvero la Sindone.

Nel Palazzo Reale è inoltre visibile il Monumento Nazionale al Carabiniere.

La storia del Palazzo Reale

Ripercorrere le vicende storiche che hanno portato all'attuale struttura del Palazzo è un'opera assai complessa, che spesso gli storici ricostruiscono in maniera discordante. Vi sono, d'altra parte alcune tappe fondamentali che possono guidare la ricostruzione.

Nel 1563 il duca Emanuele Filiberto decide di spostare la capitale del ducato da Chambery a Torino; sarà il figlio, Carlo Emanuele I a insediarsi a Torino, in quello che era allora il palazzo vescovile situato alle spalle del Duomo preferendolo all'alternativo castello medioevale che ancora oggi sorge in mezzo alla piazza e che, grazie a successivi rimaneggiamenti, sarebbe diventato Palazzo Madama.

L'elezione del palazzo vescovile a residenza ducale, richiese opportuni lavori di restauro di cui si occupò l'Orvietano Ascanio Vitozzi, ma la sua scomparsa prima e la morte del duca committente poi (1630) rallenteranno i lavori.

A dare un impulso decisivo alla loro ripresa sarà una donna, la reggente Maria Cristina di Francia, nota a tutti i torinesi come Madama Cristina: conferirà l'incarico ad Amedeo di Castellamonte che si occuperà di portare a termine quello che Vitozzi e già suo padre Carlo di Castellammonte avevano cominciato.

Vennero erette in quel periodo due gallerie: la prima che univa il Palazzo al Castello al centro della piazza, e la seconda, costruita appositamente per l'ostenzione della Sindone delimitava, come oggi fa la cancellata del Palagi con i suoi due Diòscuri, il confine tra Piazza Castello e il largo denominato Piazzetta Reale, antistante al palazzo. Entrambe queste maniche sono state cancellate dall'attuale panorama della piazza: la prima nel 1801 ad opera delle truppe francesi, la seconda in un incendio che l'ha totalmente distrutta.

Gli stili caratterizzanti il palazzo sono tre: barocco, rococò e neoclassico. La sua facciata, restaurata negli ultimi anni, è tornata al suo colore originario, cioè il bianco.

Oggi Palazzo Reale è sede dell'omonimo museo che consente di ammirare una delle più sontuose dimore reali d'Europa. Le sue sale contengono le opere e gli arredi realizzati nei tre secoli in cui fu abitato dai Savoia.

Dietro a Palazzo Reale si estendono i Giardini Reali, opera dell'architetto André Le Nôtre, e visitabili nelle ore di apertura al pubblico.

Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja

Situato nella centralissima piazza Castello a Torino, Palazzo Madama (il cui nome completo è Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja) è un connubio di duemila anni di storia del Piemonte.

Agli inizi del I secolo infatti qui sorgeva una porta nelle mura che portava al Decumano Massimo di Augusta Taurinorum: due torri (restaurate ma esistenti ancora oggi) testimoniano la porta che aveva quattro aperture a volta, destinate all'entrata/uscita dalla città, alla via verso est e alla via per la capitale, Roma.

Dopo la caduta dell'Impero Romano, la porta venne trasformata in un fortilizio atto alla difesa cittadina, anche se mantenne l'originaria funzione di varco. Questa primitiva fortificazione passò ai marchesi di Monferrato nel XIII secolo, e questo fu il luogo dove, con buona probabilità, venne siglato il trattato tra Guglielmo VII del Monferrato e Tommaso III di Savoia che prevedeva la liberazione del primo e la cessione di Torino dagli Aleramici ai Savoia. Era il 1280.

Passano i secoli e la fortificazione di Porta Fibellona passa di proprietà dei Savoia-Acaja (ramo cadetto dei Savoia) che nella prima metà del XIV secolo lo ingrandiscono a castello.

Un secolo dopo è sempre un Acaja, Ludovico, a rimaneggiare il castello facendogli assumere la forma quadrata con corte e portico, quattro torri cilindriche angolari, ancora oggi in parte riconoscibile su tre lati. L'estinzione del ramo d'Acaja vede il castello diventare una residenza per gli ospiti dei Savoia.

Fu abitato per breve periodo da Emanuele Filiberto di Savoia, che ne voleva fare la residenza dei duchi dopo aver spostato la capitale da Torino a Chambéry. Ritenendo però il futuro Palazzo Reale più idoneo alla sua figura, riporta il Palazzo Madama alla sua vecchia funzione di edificio per gli ospiti. Dal 1578, comunque, (in occasione di matrimoni importanti o di festività solenni) i Savoia esposero da Palazzo Madama il Sacro Linteo.

L'anno 1637 è una pietra miliare nella storia di Palazzo Madama: la reggente del duca Carlo Emanuele II di Savoia, Maria Cristina di Francia, volendo sottrarsi all'aria pesante della corte lo elegge come sua residenza. Non appena insediata, commissiona importanti lavori strutturali, come la copertura della corte (che ancora oggi si eleva un piano al di sopra del resto della costruzione) e l'ammodernamento degli appartamenti interni.

Sessant'anni più tardi, un'altra donna forte di casa Savoia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (reggente di Vittorio Amedeo II di Savoia) abiterà questo palazzo e a lei si deve l'aspetto attuale e parte del nome del palazzo stesso, sede delle reggenze di due "Madame Reali".

Filippo Juvarra progetta per la reggente un magnifico palazzo barocco in pietra bianca. Il progetto però non fu mai concluso - come capitò spesso nella storia dei palazzi dei Savoia - e dopo il completamento dell'avancorpo nel 1721 non si fece altro.

Basta comunque questo scenografico ingresso per ammirare il grandioso progetto juvarriano: sopra un piano a bugnato si eleva alto un corpo con grandi finestroni scandito da colonne e lesene d'ordine composito che sorreggono una trabeazione scolpita sormontata da un'elegante balaustra decorata con vasi e statue anch'esse di marmo bianco.

L'interno contrappone invece una leggerezza quasi arcadica data soprattutto dalla luce che penetra dai tre lati finestrati e presenta quattro colonne centrali che sorreggono la volta della scala monumentale che porta al piano superiore. I finestroni, oltre a dare grande luminosità allo scalone d'ingresso, permettevano al popolo antistante al palazzo di partecipare visivamente alle grandi feste barocche. La maschera barocca che non nasconde l'antico castello medioevale ma gli dona importanza e ufficialità, quale simbolo di potere. Dalla morte dell'ultima Madama Reale che si innamorò di esso, subì pesanti rimaneggiamenti dovuti ai diversi usi che se ne fece, da commissariato di polizia a sede del governo provvisorio francese nelle campagne napoleoniche.

Nel XIX secolo re Carlo Alberto rincosidera l'edificio, facendolo sede della Pinacoteca Regia e successivamente del Senato Subalpino e quindi della Corte di Cassazione.

Verso la fine di quel secolo inizia l'interesse per la storia del Palazzo, scavando le fondamenta e ritrovando tracce nelle architetture di costruzioni e versioni precedenti.

Diventato sede del Museo Civico d'Arte Antica nel 1934, il castello ha visto nel corso del Novecento lo svolgersi di numerosi restauri e ripristini, che si si sono conclusi alla fine del 2006 restituendo alla città un importante documento dei 2000 anni della sua storia.