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Situata nel lago di Como, non lontano da Argegno, l’isola Comacina è considerata uno dei più grandi siti archeologici del nord Italia.
Abitata nel passato prima dai greci, poi dai romani, vide erigere, con l’avvento del Cristianesimo, diverse chiese sul proprio territorio. Sotto la dominazione longobarda del territorio comasco, l’isola riuscì a mantenersi per anni indipendente.
Negli anni l’isola assunse importanza in diverse occasioni: nel VII secolo una delle sue chiese, quella di San Giovanni per la precisione, venne dichiarata sede episcopale dal Vescovo di Como; nel corso della guerra dei Dieci Anni tra Como e Milano svolse un ruolo cruciale nella distruzione di Como da parte dei milanesi ai quali gli abitanti dell’isola dettero appoggio.
A metà del 1100, tuttavia, l’isola subì la terribile sciagura di essere invasa, saccheggiata e distrutta da Federico II Barbarossa, il quale vietò la costruzione di qualsiasi nuovo edificio sul territorio, portando così l’isola a rimanere disabitata per quasi un millennio. Passata di mano in mano a vari proprietari, tra i quali anche lo stato del Belgio, l’isola tornò ad essere italiana nel 1920.
Secondo una credenza, il Santo Graal passò per l’isola allorché i longobardi tentarono di invaderla, difendendola ed impedendo che cadesse nelle loro mani fino a che permase in quei luoghi.
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