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Situato nella Catena degli Appennini, in Abruzzo, tra le province di L’Aquila, Pescara e Teramo, all’interno del Parco Naturale del Gran Sasso, il Gran Sasso d’Italia è massiccio di origine sedimentaria; le principali pietre che lo compongono sono dolomia, calcare e marna.
Il Parco Naturale del Gran Sasso costituisce uno dei più grandi parchi italiani: si estende infatti su una superficie di centocinquantamila ettari, comprensivi di ben tre gruppi montuosi (catena del Gran Sasso, massiccio della Laga e Monti Gemelli).
Originatosi nel periodo del Miocene, insieme al resto degli Appennini, in seguito a successive spinte e compressioni, il Gran Sasso finì per veder spuntare vette e fratture varie che gli conferirono l’attuale forma e che formarono le diverse valli che si stagliano ai suoi piedi.
Denominato dagli antichi romani “Fiscellus Mons”, cioè Monte Ombelico, per via della sua posizione centrale nella penisola italiana, venne in seguito chiamato “Monte Corno”, ad indicare il Corno Grande che ne costituisce la parte più caratteristica. Solo a partire dal XVIII secolo iniziò a venir chiamato “Gran Sasso d’Italia”.
Il Gran Sasso consta di una zona centrale, che può essere divisa in due sottocatene (una più settentrionale, che va’ dal Monte Corvo al Vado di Sole ed una più meridionale, che va’ dal Passo delle Capannelle e dal Monte S. Franco al Monte Capo di Serre) e di una zona sud-orientale, detta dei “contrafforti meridionali”, che presenta diversi rilievi (Monte Ruzza, Monte Bolza, Monte Camarda, Monte Cappucciata, Monte Picca), anche se non particolarmente elevati (più o meno tutti al di sotto dei duemila metri d’altezza).
Le vette più alte del Massiccio si trovano invece nella sottocatena settentrionale, a partire dal Corno Grande, una cima formata da tre vette principali (orientale, centrale e occidentale: quest’ultima costituisce la vetta più alta di tutta la Catena degli Appennini); c’è poi il Corno Piccolo, che misura ben 2655 metri d’altezza. All’incirca a metà tra queste due cime si trova il Ghiacciaio del Calderone.
Il Massiccio del Gran Sasso è circondato da un grande parco, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Quello che per secoli è stato un vero e proprio paradiso in termini naturalistici, soprattutto boschivi, a partire dal XVII secolo subì un terribile disboscamento intensivo, che influì da allora in poi sulla crescita della flora della zona.
Ad esempio l’abete bianco, una conifera che si trovava in questi luoghi a causa delle ripetute glaciazioni subite dall’ambiente nei secoli, scomparve quasi completamente e, al giorno d’oggi, ne troviamo solo alcune specie in questa zona.
Più in generale la flora del territorio varia a seconda del punto in cui viene considerata: la zona nei pressi di Teramo, a nord – est, è formata da un terreno di tipo argilloso, con frequenti precipitazioni, che favoriscono la crescita del faggio.
La zona intorno a L’Aquila, a sud, invece, presenta un substrato calcareo unito ad un clima continentale, che favorisce piuttosto la crescita di carpini, pioppi e cerri, ma anche di noccioli, castagni, aceri, larice, pino nero e abete rosso. Sono qui inoltre presenti agrifoglio, ginepro, mirtillo e, tra i fiori, gigli, campanule, genziane, primule e stelle alpine appenniniche.
Per quanto riguarda la fauna in queste zone spicca l’orso bruno marsicano, ma sono anche presenti il lupo appenninico, la volpe, il capriolo, il gatto selvatico, il camoscio, il cinghiale e la vipera.
Tra i volatili si annoverano principalmente l’aquila reale, il falco, lo sparviero, il picchio e il gracchio alpino.
La zona del Gran Sasso consente di praticare diversi tipi di sport: dall’alpinismo allo sci, dal ciclismo al trekking, dall’equitazione (interessante per gli amanti del genere l’Ippovia del Gran Sasso situata all’interno del Parco Nazionale) fino al free ride, cioè la possibilità di andare in mountain bike su percorsi appositamente studiati allo scopo, di varia difficoltà a seconda della propria esperienza e capacità sulle due ruote.
Per quanto riguarda l’alpinismo il Corno Grande del Gran Sasso fu scalato per la prima volta già nel 1573: a guidare l’impresa fu il bolognese Francesco De Marchi.
Ci vollero all’incirca due secoli perché l’impresa venisse ritentata (nel 1794 da Orazio Delfico), mentre i primi ad ascendere il monte d’inverno furono i fratelli Corradino e Gaudenzio Sella nel 1880. Solo con la fine del XIX secolo e l’inizio del XX si può parlare di una vera e propria moda dell’alpinismo, soprattutto da parte dei componenti le classi più agiate.
Per quanto riguarda il ciclismo su strada, questo ha lunga tradizione, tant’è vero che il territorio del Gran Sasso è stato scelto in più occasioni come una delle tappe del Giro d’Italia. I percorsi preferiti dagli amanti del genere sono quelli che passano attraverso i Prati di Tivo, la Strada Maestra del Parco e la Piana di Carlo Imperatore.
Per quanto riguarda lo sci molti sono gli impianti di risalita presenti sul territorio del Gran Sasso, anche se alcuni di questi sono ormai stati chiusi da qualche anno.
Ampiamente praticato in queste zone è anche lo scialpinismo, che prevede l’attraversamento di itinerari fuori pista e che richiede una grande esperienza ed abilità. Tra i fuoripista più frequentati sono da annoverare Vallefredda, Topparamine, lo “Schioppatore”, il Passo Portella, i Tre Valloni e il Monte Aquila.
Tra i diversi tipi di eventi che vengono organizzati nelle zone del Gran Sasso catalizza l’attenzione la passeggiata ecologica non competitiva “Marcia dei Tre Prati”, iniziativa nata nel 1975, durata un paio d’anni e poi sospesa fino ad un paio d’anni fa, quando la simpatica tradizione di attraversare un percorso di quindici chilometri che passa per i Prati di Tivo, i Prati di Intermesoli per arrivare fino a Prato Selva, ha ripreso piede.
La vastità del territorio del Gran Sasso e il gran numero di comuni che lo compongono fa sì che le espressioni folkloristiche siano varie e diverse tra loro, ma in ogni parte di può trovare espressione di una storia ricca di tradizioni, gastronomia tipica, artigianato locale che trova le sue radici molti secoli addietro (tra le espressioni più significative e antiche di artigianato si annoverano quelle dei i maestri sellai di L'Aquila, dei ramai di Tossicia, dei ceramisti di Castelli, degli scalpellini di Amatrice, dei carbonai di Arquata del Tronto).
Tra le manifestazioni tipiche rivestono un grande fascino la rievocazione della Battaglia di Lepanto a Spelonga, la “Perdonanza Celestiniana” di L’Aquila, l’”Estate Laga – Gran Sasso”, le rievocazioni storiche presso la Fortezza borbonica di Civitella del Tronto e la Rocca medievale di Arquata del Tronto, la caratteristica “sagra degli spaghetti all’amatriciana” di Amatrice e il rito preistorico del "Fuoco di Natale" a Nerito di Crognaleto, solo per citarne alcune.