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La processione dei Candelieri (definita in dialetto “faradda de li Candareri”, ovverosia “discesa dei candelieri”) è una festa popolare di carattere religioso che si svolge in Sardegna, nella città di Sassari. Questa festa tradizionale ha origini molto lontane: la prima notizia ufficiale della festa risale ad un'ordinanza comunale del 1531, in cui viene precisato l'ordine con cui i Candelieri dovevano entrare nella chiesa di Santa Maria a Sassari. La consacrazione vera e propria della faradda come voto alla Madonna avrebbe un po’ più tardi: nel 1580 una grave pestilenza finalmente ebbe fine proprio nel giorno dell’Assunta. Per festeggiare l’evento e ringraziare la Madonna per aver fatto terminare la sciagura, i sassaresi Le offrirono un enorme cero votivo. Quando nel 1652 un’altra grave epidemia colpì la città, le otto corporazioni cittadine (i cosiddetti “Gremi”) decisero di offrire un cero ciascuna alla Madonna, affinché intervenisse nuovamente a salvare la città. E così fu: alla vigilia di Ferragosto la pestilenza ebbe fine.
In memoria di questi avvenimenti è divenuta tradizione della città portare ogni anno in processione alla vigilia di Ferragosto dei grandi Candelieri (al posto dei ceri), inizialmente sormontati da torce accese (i cosiddetti bracieri), che vennero successivamente eliminate per evitare il pericolo di incendi. Il candeliere dei sarti, da poco restaurato, è l'unico che conserva ancora sulla sua sommità il braciere che in origine veniva acceso durante la processione.
I Candelieri sono grandi e pesanti colonne di legno: essi vengono trasportati nel corso dell’intera processione dai componenti dei Gremi (ovverosia delle corporazioni), vestiti con i costumi tradizionali. Ciascun Candeliere è riccamente ornato di nastri colorati, fiori e veli.
Ogni Candeliere (chiamato in dialetto colunna incoronada) è formato da tre elementi: la base, il candeliere vero e proprio e, infine, il capitello. La base del candeliere è costituita da un piedistallo con quattro stanghe sporgenti, poste a croce per permetterne il trasporto a spalla. Il candeliere consiste in una colonna di legno alta tre metri, del diametro di 40 centimetri: sulla sua superficie, tutta bianca e lisciata a cera, compare lo stemma di ciascuna corporazione, oltre all'immagine della Madonna e del relativo Santo protettore. Da ultimo il capitello, costruito in stile gotico, è decorato con numerose bandierine, il cui numero corrisponde ai componenti della corporazione. Dal capitello scendono anche diversi nastri di seta colorati (detti in dialetto li vetti o bola - bola), lunghi circa 30-40 metri e larghi 4 o 5 centimetri: i cui colori rispecchiano quelli degli abiti di ciascuna corporazione. Durante il trasporto, ciascun nastro è tenuto in mano da un appartenente al gremio, allo scopo di indicare simbolicamente lo stretto legame che intercorre con la propria corporazione e, contemporaneamente, di mantenere più salda la stabilità del candeliere.
Ogni Candeliere è accompagnato dal tamburinaggiu (suonatore di tamburo) e dal pifferiaggiu (suonatore di piffero), la cui musica segna il ritmo con cui lu capu cariaggiu (il capo dei portatori) fa ballare il proprio Candeliere lungo tutta la sfilata. Ciascun Candeliere (il cui peso è decisamente notevole) viene sollevato, abbassato, piegato, fatto ruotare dal proprio portatore in una sorta di danza rituale .
I Gremi costituiscono le antiche corporazioni di arti e mestieri della città: i Massai, i sarti, i falegnami, gli ortolani, i calzolai, i muratori, i viandanti (coloro che viaggiano per commercio, ossia i mercanti) e i piccapietre (lavoratori della pietra). La corporazione più importante e rappresentativa è quella dei Massai, cioè dei lavoratori della terra: il motivo di quest’importanza è da far risalire al fatto che, un tempo, l’agricoltura costituiva il fondamento dell’economia cittadina. In virtù della considerazione di cui godono, i Massai possono entrare nella Chiesa di Santa Maria di Bethlem (meta della processione) per primi. Inoltre, in quello che è considerato uno dei momenti più salienti di tutta la manifestazione, è il paraju maggiore (l'obriere Maggiore) dei massai, giunto col resto della parata al Palazzo della Città, in Corso Vittorio Emanuele, a salutare il sindaco e le autorità con la formula d'augurio tradizionale: a zent'anni, "che tu possa vivere per altri cent'anni". In quest’occasione di incontro tra i rappresentanti dei Gremi cittadini e gli amministratori comunali, è usanza che la cittadinanza esprima la propria opinione, con applausi o fischi, sull’operato municipale.
La processione si conclude con l’arrivo della folla, alla cui testa cammina il sindaco della città nella Chiesa di Santa Maria di Bethlem , dove si svolge il rito religioso per il rinnovo dei voti di devozione nei confronti della Sana Vergine.
Fino a non molto tempo fa, ciascun Candeliere, durante la Faradda, era intervallato da ceri votivi più piccoli, alti poco più di un metro, i cosiddetti candelareddi, che venivano portati in offerta dai singoli fedeli. Ad essi è stata in seguito riservata una parata separata, che si tiene il 7 di Agosto, detta dei mini-candelieri (che sono 11 anziché i 9 canonici), realizzata da ragazzi che ancora non hanno compiuto 15 anni. Esiste anche un’altra parata, oltre a quella originale, che si svolge il 13 agosto, detta invece dei medi-candelieri.
In occasione della festa vengono inoltre assegnati due trofei, il candeliere d'oro e il candeliere d'argento: sono i "premi della nostalgia", riconosciuti ai sassaresi emigrati che per l'occasione ritornano in città dalla località più lontana o che risiedono altrove da più tempo. Istituito dagli anni '60, è un omaggio a quella che viene definita "Sassareseria". Un altro premio speciale viene poi attribuito ad uno o più sardi che si sono distinti nel campo culturale, scientifico o sociale.