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Chiesa di San Severo a Perugia

La Chiesa di San Severo si trova a Perugia nel Rione di Porta Sole. Secondo la tradizione, fu eretta sulle rovine di un tempio dedicato al Sole. La Chiesa risale al XI sec. Tra il 1748 e il 1751 venne ristrutturata, dandole la forma che possiamo vedere oggi.

LA STRUTTURA DELLA CHIESA DI SAN SEVERO

La Chiesa di San Severo presenta una facciata in laterizio scandita da paraste, con cornice terminale e portale in travertino con stemma dei camaldolesi, i quali risedettero nel vicino monastero (oggi trasformato in abitazioni) dall’XI secolo fino al 1935. L’interno della Chiesa presenta linee architettoniche neoclassiche ed ha pareti affrescate da Guglielmo Ascanio nel 1927. Il braccio destro del transetto, ospita una tela di Francesco Appiani (dipinta nel 1760): “Gesù in gloria che porge una corona al beato Michele Eremita e ai santi Scolastica e Antonio da Padova”.

Sull’altare maggiore si trova una tela del 1632 di Stefano Amadei

: la “Madonna con Bambino tra santi”, mentre l’altare del braccio sinistro conserva una tela dell’”Immacolata concezione” di un seguace di Appiani. Accanto alla chiesa si trova una cappella del Quattrocento nella cui parete di fondo c’è un affresco raffigurante la “Trinità tra Santi” (del 1505 circa), opera di Raffaello, realizzato negli anni in cui il pittore si trovava a Perugia come aiutante di Pietro Perugino; l’affresco fu lasciato incompiuto per la partenza improvvisa del giovane pittore per Roma. Venne terminato nella parte bassa nel 1521 dall’ormai vecchio Pietro Perugino.

L’AFFRESCO DI SAN SEVERO

Nella cappella quattrocentesca si trova un affresco eseguito dal Perugino e dal suo allievo Raffaello tra il 1505-1507 e il 1521. L’affresco è diviso in due parti: la zona superiore è opera del giovane Raffaello, che vi dipinse la Trinità (in cui la figura del Padre Eterno è scomparsa) ed i Santi Mauro, Placido e Benedetto abate, Romualdo, Benedetto martire e Giovanni martire (quest'ultimo è andato distrutto insieme a un angelo). In basso, a sinistra dell'altare, si osserva un'iscrizione del priore committente e la data MDX.

Inferiormente, nel mezzo, in una nicchia, si trova una Madonna col bambino in terracotta, colorata della fine del '400; ai suoi lati, sei santi, affrescati nel 1521, dopo la morte di Raffaello, dal Perugino che era già molto vecchio. A sinistra si trovano i Santi, Scolastica, Girolamo e Giovanni Evangelista, mentre a destra i Santi Gregorio Magno, Bonifacio e Marta. Attualmente l’affresco si trova in pessime condizioni di conservazione, un po’ per i danni conseguenti all'umidità, un po’ a causa dell'incuria, ma soprattutto a causa dei restauri del Carattoli nel 1835 e quelli del Consoni, che in seguito saranno polemizzati dal Cavalcaselle, a rovinare maggiormente l'opera.

Nel 1871 il Municipio di Perugia aveva deciso di restaurare l’opera di Raffaello, ma, nel proprio progetto, incontrò il parere contrario dell’Ispettore Generale per la Pittura e la Scultura Giovan Battista Cavalcaselle, che, considerato in seguito uno dei padri fondatori della concezione moderna del restauro dei dipinti, disapprovava la prospettiva di un intervento di riempimento con nuovi disegni realizzati da un professore dell’epoca, che avrebbero rovinato il lavoro di Raffaello. Cavalcaselle affidò parte dell’opera di restauro a un artista di sua fiducia, Guglielmo Botti, che non pregiudicasse la bellezza originaria dell’opera. Ma non si poté comunque impedire che Nicola Consoni, il restauratore scelto dal Comune di Perugia, realizzasse una parte del restauro, che, come aveva previsto Cavalcaselle, si rivelò in seguito la parte peggiore del lavoro di restauro complessivo, ai quali danni non si poté più essere favorevolmente rimediare.