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Piazza della Signoria è la piazza centrale della città di Firenze e si trova al centro anche della parte medievale della città, non lontano dal Ponte Vecchio e dall' Arno.
I ritrovamenti effettuati dal 1974 in poi hanno permesso di stabilire che nel punto in cui ora sorge la Piazza, fervevano le prime attività già a partire dal Neolitico. In seguito la piazza attuale costituì una zona importante della città romana, con un impianto termale realizzato ai tempi dell'Imperatore Adriano ed una fullonica di dimensioni industriali vicino al teatro, i cui resti sono stati rinvenuti sotto Palazzo Vecchio. Successivamente, attorno al IV-V secolo, le terme e la fullonica vennero abbandonate e riutilizzate per attività artigianali, mentre fu realizzata una grande basilica paleocristiana (27x50 metri circa).Pare che la Basilica sia rimasta utilizzata fino al VII secolo, per poi essere sostituita dalla Chiesetta di Santa Cecilia (datata VIII secolo, ma documentata solamente nel secolo successivo).
A partire dal X secolo iniziò il processo di ricostruzione urbanistica che portò alla definizione del quartiere medievale, in seguito abbattuto per la realizzazione della piazza. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce diverse torri, case ed i resti di due chiese (Santa Cecilia e San Romolo) con le rispettive aree cimiteriali. Una lapide quasi all'angolo con Via Calzaiuoli ricorda appunto San Romolo vescovo e martire. Nella zona settentrionale della piazza vi era il quartiere dei ghibellini Uberti con la turris maior.
La piazza cominciò ad assumere la forma attuale intorno al 1268, quando le case dei Ghibellini che si ergevano nella zona furono demolite dai Guelfi vittoriosi a Benevento, ma senza dare all'area un'impostazione coerente ed unitaria, tanto che fu pavimentata solo nel 1385. Contemporaneamente venne costruito il Palazzo della Signoria, così la piazza divenne il centro della vita politica cittadina, in antitesi con il centro religioso di Piazza del Duomo e con il centro commerciale che era il Mercato Vecchio, dove oggi sorge Piazza della Repubblica.
Nel XIV secolo vengono aggiunte la Loggia della Signoria, per le cerimonie pubbliche, e il Tribunale della Mercanzia, istituto atto a dirimere le controversie di tipo civile e commerciale. Sede del potere civile, la piazza era anche sede delle pubbliche esecuzioni, di cui la più famosa è quella del 23 maggio 1498, quando Girolamo Savonarola fu impiccato e bruciato per eresia (una targa sulla piazza, di fronte alla Fontana del Nettuno, ricorda questo evento) nello stesso luogo in cui, con i suoi discepoli, aveva operato il cosiddetto Rogo delle Vanità, dando alle fiamme molti libri, poesie, tavoli da gioco, vestiti, ecc.
Gli interventi nei secoli successivi riguardano soprattutto l'arredo scultoreo e culminano in epoca granducale con la trasformazione della Loggia della Signoria in una sorta di museo all'aperto. La costruzione degli Uffizi alla metà del Cinquecento, crea inoltre una nuova prospettiva in direzione del fiume. La piazza non resta estranea al "Risanamento" ottocentesco del centro storico, nell'ambito del quale vengono realizzati interventi stile neo-rinascimentale, come il Palazzo delle Assicurazioni davanti a Palazzo Vecchio.
Diversi e di grande pregio artistico e storico sono gli edifici che affollano la Piazza, dallo splendido Palazzo Vecchio, costruito tra la fine del 1200 e l'inizio del 1300, alla Loggia della Signoria, del XIV secolo, dal Tribunale della Mercanzia al Palazzo Uguccioni, fino al relativamente nuovo Palazzo delle Assicurazioni Generali, realizzato nel 1871 in stile neo-rinascimentale su progetto dell'architetto Landi; la modernità di questo palazzo si vede dal fatto che è a quattro piani, invece dei tre canonici dei palazzi originali antichi. Al pian terreno vi è ospitato il caffè storico Rivoire. Per costruirlo vennero abbattute alcune piccole case che fronteggiavano Palazzo Vecchio e la chiesa trecentesca di Santa Cecilia.
Le statue di Piazza della Signoria rappresentano anche un vero e proprio ciclo allegorico laico, unico al mondo nel suo genere: tale ciclo di statue avrebbe dovuto ispirare i governanti della città che si recavano a Palazzo Vecchio.
Proprio davanti al Palazzo, sul cosiddetto "arengario" si trovano le scultura più antiche, che un tempo si trovavano più avanti verso la piazza: sono il "Marzocco" e la Giuditta e Oloferne (1455-60 circa), entrambe opere di Donatello, sostituite da copie per la loro preziosità (il Marzocco è conservato al Bargello, la Giuditta dentro Palazzo Vecchio). Il "Marzocco" in pietra serena è un leone possente che poggia una zampa sull'emblema con il giglio fiorentino, ed è ormai diventato un simbolo della città. La "Giuditta" di bronzo è un simbolo dell'autonomia politica della Repubblica Fiorentina. Fu infatti saccheggiata dal Palazzo Medici dopo la seconda cacciata dei Medici (1498) dove ornava una fontana del giardino, e simboleggià quindi la vittoria del popolo contro i tiranni. Al ritorno dei Medici, sebbene gran parte del loro patrimonio fu riacquistata e riunita di nuovo nelle collezione della casata, la "Giuditta" rimase in Piazza per non offendere la sensibilità del popolo.
Un secondo capitolo di questa contesa tra Medici e repubblica è rappresentato dal "David" di Michelangelo, oggi sostituito da una copia messa nella collocazione originaria della famosa scultura. Michelangelo la realizzò attorno al 1500 quando infuriava la stagione savonaroliana e il suo significato è quello ancora del popolo (simboleggiato da Davide) che, con l'aiuto di Dio, sconfigge il tiranno (Golia). La grandezza della scultura di Michelangelo è ancora più notevole se confrontata con le opere di Donatello e questo "gigantismo" diede il la a tutte le altre statue che furono in seguito collocate in piazza.
Sempre sulla base di un tema politico si erge il "Perseo" di Benvenuto Cellini nella Loggia dei Lanzi (chiamato anche con il titolo più completo "Perseo con la testa di Medusa" del 1554), commissionato da Cosimo I dopo il reinsediamento della casata dei Medici a Firenze nel 1531: Perseo alza la testa della sconfitta Medusa dalla quale escono i serpenti, chiaro simbolo del "taglio netto" con l'esperienza repubblicana, tristemente nota per le proverbiali discordie cittadine che avevano da sempre minato una vera democrazia.
L'"Ercole e Caco" di Baccio Bandinelli (1533) si trova accanto al "David" e rappresenta la vittoria con la forza e l'astuzia contro i malvagi, in una simbologia tratta dalle Dodici fatiche. La scultura doveva essere in un primo momento realizzata da Michelangelo, ma per i suoi continui impegni fu invece affidata a Baccio Bandinelli, il quale tentò di emulare lo stile poderoso del "David", senza però riuscirsi e guadagnandosi molte aspre critiche e una brutta fama di invidioso giunta fino ai giorni nostri. Ai lati dell'ingresso principale di Palazzo Vecchio troviamo i due Termini marmorei, quello maschile di Vincenzo de' Rossi e quello femminile di Baccio Bandinelli che riprendono una tipologia della statuaria classica.
La Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (1563-1565) e di alcuni suoi allievi, tra i quali il Giambologna, è la prima fontana pubblica di Firenze. Il grande Nettuno in marmo bianco non è molto amato dai fiorentini che lo chiamano Biancone (celebre l'epitomo espresso dal popolo all'inaugurazione della statua nel 1565 "Ammannato Ammannato, quanto marmo hai sciupato!") Infine, in posizione centrale a sinistra di Palazzo Vecchio si trova la grandiosa Statua equestre di Cosimo I, opera in bronzo del Giambologna (1594). Altre scultura famose sono ospitate sotto la Loggia dei Lanzi (il "Ratto delle Sabine", il gruppo di "Polissena, Nesso e il Centauro", eccetera).
Diverse sono le feste celebrate nella Piazza della Signoria, in quanto centro della vita politica della città, per non parlare delle cerimonie e dei giochi, di carattere sia profano, sia religioso. Ad esempio per la Festa di san Giovanni (24 giugno, patrono della città, prima della cerimonia religiosa in Battistero, in Piazza si celebrava la Festa degli Omaggi. I popoli conquistati da Firenze sfilavano davanti ai Priori delle Arti in epoca Repubblicana, poi davanti al Granduca, e offrivano i loro doni: cere, stoffe preziose e altro. La sera poi la Piazza diveniva il teatro dei fuochi di San Giovanni, che rappresentano ancora oggi l'aspetto più spettacolare e profano della festa dedicata al patrono.
Nel Medioevo tutta la città, e in particolare la piazza, veniva illuminata da innumerevoli fuochi; a partire dal XIV secolo, con la diffusione della polvere pirica, l'evento si arricchisce di esplosioni colorate, come testimonia un affresco dello Stradano in Palazzo Vecchio. Nella costruzione della girandola pirotecnica venivano impiegati artisti e ingegneri, tra i quali si distinse il Tribolo, scultore e architetto attivo per i Medici. La grande piazza era quella preferita per lo svolgimento della Giostra del Saracino, un gioco che ha origine nel Medioevo, al tempo delle crociate, e che allude alla lotta tra il bene e il male, tra cristiani e infedeli. Molto apprezzata tra Cinque e Seicento, la Giostra cade in disuso alla fine del Settecento.
Oltre alle feste sopra elencate, tutte le più importanti cerimonie legate alla vita della corte medicea, in particolare le nozze dei regnanti o i festeggiamenti in onore di personaggi illustri, avevano luogo in Piazza della Signoria. Per l'occasione venivano realizzati apparati effimeri su progetto dei più importanti artisti fiorentini: tra i più celebri quelli per la visita di Leone X nel 1513 e quelli per le nozze di Francesco I de' Medici e Giovanna d'Austria.Una festa particolare è infine la Fiorita che si svolge ogni anno il 23 maggio per ricordare il rogo del Savonarola. Dopo la celebrazione della messa nella Cappella dei Priori in Palazzo Vecchio, i frati domenicani, le autorità comunali e i cittadini scendono nella piazza per spargere petali di fiori sul punto esatto in cui il Savonarola fu impiccato e bruciato. La cerimonia nasce dal fatto che il giorno successivo al rogo il luogo del supplizio fu trovato ricoperto di fiori.