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La Chiesa di San Michele Arcangelo a Potenza

Anche se la costruzione ufficiale dell'attuale Chiesa di San Michele Arcangelo viene fatta risalire al 1178, la sua fondazione, con tutta probabilità avvenne molto tempo prima: il fatto stesso che sia dedicata a San Michele pare richiamare le sue origini longobarde.

La storia della Chiesa di San Michele Arcangelo

Tra il 492 e il 496 il Papa Gelasio I affidò ad Esculenzio, allora vescovo di Potenza, l'incarico di dedicare a SAn Michele e a Marco (o Martino) la Chiesa. Non ci sono prove a sostegno della tesi che questa antica chiesa coincida con quella attuale, ma ciò che si può sostenere è che fin dal V secolo esisteva a Potenza una chiesa dedicata al Santo.

Nel 1206 il vescovo Enrico fece dono al clero di San Michele della Chiesa di San Giacomo Apostolo, che si trovava fuori le mura della città, a Portasalza. Del 1571 è un inventario che elenca le reliquie custodite dalla Chiesa di San Michele, tutte fatte oggetto di venerazione.

L'interno e la struttura della Chiesa

La chiesa presenta i tipici caratteri delle chiese di epoca romanica: il prospetto anteriore si presenta in muratura con conci di poetra lavorati faccia a vista. Sul lato sinistro della facciata si trova un ampliamento realizzato nel 1849. Il portale principale ha un doppio stipite con doppio arco a tutto sesto.

L'interno della chiesa è di tipo basilicale: tre navate con tre absidi dividono la chiesa e la navata centrale è più alta rispetto a quelle laterali. Nella navata laterale sinistra si trova la cappella con il fonte battesimale, realizzato intorno al 1950; nella cappella il pittore Mario Prayer eseguì due dipinti murali con temi battesimali. Sempre nella navata laterale si trova l'"altare ligneo di Sant'Antonio". Sulle fasce laterali ci sono dei dipinti ad olio su tavola, raffiguranti San Gerardo e San Francesco da Paola, a sinistra, e San Vito con Sant'Ignazio a destra: questi dipinti sono stati realizzati da una sola mano, appartenente ad un ignoto pittore locale.

Nella nicchia centrale è posta una scultura lignea policroma di SAnt'Antonio, realizzata da un ignoto intagliatore lucano del XVIII secolo. L'altare maggiore è di tipo basilicale ed è costituito da una mensa in pietra monoblocco, trovata nel corso dei lavori di restauro compiuti negli anni '70 nelle murature della chiesa.

Nella chiesa si trovano, inoltre, la "Madonna del Carmine", attribuita a Simone da Firenze(è una tempera su tavola, datata 1532), la "Madonna del Rosario" (olio su tela), del pittore potentino Antonio Stabile. Il dipinto è diviso in due parti: in quella superiore si trovano la Madonna col Bambino che porge la corona del Rosario a San Domenico e a San Tommaso d'Aquino; la parte inferiore è divisa in tre fasce sovrapposte, che presentano quindici scene: Annunciazione, Natività, Circoncisione, Disputa con i Dottori, Orazione nell'orto, Incoronazione di spine, Andata al Calvario, Crocifissione, Resurrezione, Trasfigurazione, Discesa dello Spirito Santo, Ascensione e Incoronazione di Maria. Ci sono poi la "Madonna col Bambino ed i Santi Pietro e Paolo", opera di Dirk Hendricksz, detto Teodoro d'Errico. L'opera, databile intorno al 1580, è in netto contrasto con il linguaggio figurativo locale per le novità che presenta: al centro del dipinto si trova la Vergine, alla quale è appoggiato il Bambino, ripreso nell'atto di sorreggere il globo; ai lati si trovano i SAnti Pietro e Paolo, con i loro attributi iconografici sullo sfondo di un paesaggio montano. Lo stile dell'opera si inserisce nel più ampio discorso di un rinnovamento dell'arte fiamminga nel processo di assimilazione alla pittura rinascimentale italiana.

Troviamo ancora nella Chiesa, l'olio su tela "Annunciazione", realizzato da Giovanni de Gregorio, detto il Pietrafesa, il "Crocifisso" ligneo policromo (già nominato in precedenza, posto sull'altare maggiore), opera di ignoto meridionale e la scultura lignea di "San Michele Arcangelo", della prima metà del XVIII secolo.