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Il Duomo di Messina, dedicato a Maria Assunta, è la Basilica Cattedrale Protometropolitana dell'Arcidiocesi di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela. Sorge in pieno centro storico di Messina, dove prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia Piazza del Duomo.
Le origini del Duomo di Messina risalgono al periodo normanno e fu Ruggero I di Sicilia a volerne la rifondazione, dopo la profanazione e i guasti apportati dai Saraceni durante la loro dominazione. Fu consacrato il 22 settembre 1197 dall'Arcivescovo Berardo, presenti l'Imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, e la Regina Costanza d'Altavilla, ultima principessa normanna, che a lui era andata sposa e gli aveva portato in dote il Regno di Sicilia. Le strutture originarie del sacro edificio, lungo il corso dei secoli, sono andate soggette a frequentissime trasformazioni, talora con l'aggiunta di elementi architettonici e decorativi che indulgevano al gusto del tempo. Ciò fu dovuto quasi sempre alle ferite inflitte da disastrosi eventi, soprattutto da terremoti, e alla conseguente necessità di ricostruire in tutto o in parte.
La prima distruzione venne nel 1254, provocata da un furioso incendio durante i funerali di Corrado IV. Con l'Arcivescovo Guidotto De Abbiate (1304 - 1333) si iniziò un periodo di lento ma continuo arricchimento, che durò sino a tutto il '500. Vennero introdotti elementi decorativi di grande rilievo, quali i mosaici, le decorazioni del soffitto, gli splendidi portali, il rivestimento marmoreo della facciata, l'imponente complesso dell'Apostolato, il cui autore, Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti, costruì contemporaneamente la splendida fontana di Orione che si ammira sulla piazza del Duomo.
Poi venne il barocco, con la sovrapposizione di elementi che deturparono la nobiltà e semplicità delle linee: stucchi, cornici, putti, festoni, un'infinità di altari; si giunse a trasformare gli archi ogivali in arcate romaniche. Dopo il terremoto del 1783 fu persino modificata la struttura per il gusto di sovrapporre una cupola lignea all'incrocio della navata col transetto. Fu demolito il campanile e furono affiancate due torri neogotiche alle absidi.
Con il terremoto del 1908 l'edificio crollò quasi completamente. La ricostruzione, operata negli anni Venti, riportò il tempio alle linee originarie. Grazie a pazienti opere di restauro fu possibile recuperare quasi tutte le opere d'arte. Ma una nuova distruzione, e per certi aspetti più grave, causarono gli eventi bellici. La notte del 13 giugno 1943 due spezzoni incendiari sganciati nel corso di un'incursione aerea alleata trasformarono in un rogo la Cattedrale, inaugurata appena 13 anni prima: restarono solo le strutture perimetrali, mentre ciò che era stato recuperato dopo il terremoto fu quasi del tutto ridotto in cenere. Toccò all'Arcivescovo mons. Angelo Paino, che aveva già fatto risorgere il tempio dalle macerie del terremoto, provvedere alla nuova ricostruzione. Nell'agosto del 1947 la Cattedrale veniva riaperta al culto e dal Papa Pio XII veniva insignita del titolo di Basilica. Le statue, i marmi ed i mosaici sono quasi tutti pregevoli copie degli originali perduti.
Il sacro edificio ha pianta basilicale a tre navate, con transetto e tre absidi. Le dimensioni interne sono: lunghezza m 92; larghezza m 30,50; larghezza al transetto m 39,60; altezza della navata maggiore m 25; altezza del transetto m 30. Le tre navate sono divise da due file di tredici colonne ciascuna, che sorreggono ampi archi a sesto acuto; i capitelli in cemento hanno varietà di stile e di forma e sono copia fedele di quelli che, per la maggior parte, andarono distrutti, mentre alcuni sono conservati nella spianata del Museo Regionale di Messina.
La facciata ha tre portali in corrispondenza delle tre navate. La parte inferiore è decorata a liste orizzontali di marmi policromi a tarsie, mentre la parte superiore è tutta in pietra, con cinque finestre gotiche e un rosone, arricchiti da eleganti transenne. I fianchi sono scanditi da una doppia fila di finestre a conci bicromi, mentre la merlatura e la leggera cornice, sostenuta da mensolette, conferiscono ritmo e coerenza a tutto l'insieme. Le strutture sono in cemento armato, con tampognamenti in mattoni.
Anche le 24 colonne dell'interno sono in cemento armato, rivestito di marmo artificiale, e fanno parte del grande sistema di telai che del sacro edificio fanno come una gabbia monolitica. Il tetto è costituito da una soletta di laterizi innervata nelle capriate e ricoperta all'interno da un controsoffitto in legno decorato. Il campanile è alto 48 metri alla torre e 60 metri alla cuspide, mentre il quadrato di base ha il lato di metri 9,60.
L'esterno del Duomo presenta un portale gotico centrale del XIV-XVI secolo. Il portale è ornato da eleganti colonnine tortili con intrecci di motivi ornamentali e figure di santi. Ai due lati si trovano delle serie di edicole sovrapposte con statue di santi. Nell'architrave possiamo vedere Cristo tra i quattro evangelisti, mentre nel lunettone ogivale c'è una statua della Vergine col Bambino di Giovan Battista Mazzolo. Nella ricca cuspide, si può notare un medaglione raffigurante l'Incoronazione della Vergine. I portali gotici laterali sono formati da fasci di colonnine e tortiglioni. Nelle lunette, si intravedono delle tarsie raffiguranti San Placido e la Vergine.
Nonostante le distruzioni causate dai ricorrenti terremoti nel corso dei secoli e lo scempio provocato dai bombardamenti del 1943, il Duomo di Messina resta l'edificio monumentale di maggiore interesse della Città e dell'Arcidiocesi e insieme la più importante raccolta di opere d'arte.
Appena entrati nel Duomo si può ammirare l'Acquasantiera (probabilmente risalente al XIV secolo) con bei fregi alla coppa. La Cappella di San Giovanni Battista racchiude la statua del Santo (scolpita nel 1525 da Antonello Gagini), in cui il volto del beato è di particolare intensità espressiva. Seguono le Cappelle dell'Apostolato, ideate, e in parte eseguite, da Giovanni Angelo Montorsoli. Le attuali statue si devono ad artisi contemporanei. Nell'ordine, sul fianco destro troviamo: San Giuda Taddeo di D. Lazzaro; San Matteo di G. Ciocchetti; S. Giacomo minore di Biagio Poidimani; S. Tommaso di A. Selva; S. Giacomo maggiore di E. Tadolini; S. Paolo di P. Canonica. Sul fianco sinistro ci sono invece: San Simone di E. Martini; San Bartolomeo di E. Assenza; San Filippo di M. Mazzacurati; San Giovanni di G. Ciocchetti; Sant'Andrea di R. Aissanti; San Pietro del messinese A. Bonfiglio.
Il Pulpito è un rifacimento di quello originale di fine '500. L'opera originale è attribuita ad Andrea Calamech. Vi si trovano ricchi arabeschi alla base ed al pilastro; al capitello, dei volti di eresiarchi; mentre, nel riquadro della coppa, figure a rilievo.
Anche la Cappella dell'Assunta costituisce un rifacimento. In essa troviamo una Statua della Vergine e un fregio di angeli osannanti di N. Rubino. L'altare, come quello speculare del Risorto, fu costruito nel '600 dalla nobile famiglia Spatafora.
Diversi sono i monumenti funerari: da quello dell'Arcivescovo mons. Letterio D'Arrigo, opera di Zucchi del 1929 alla lastra tombale dell'Arcivescovo mons. Richard Palmer, scolpita nel 1195 (la cui impostazione iconografica e la tecnica sono di gusto bizantino); dal monumento funerario dell'Arcivescovo mons. Biagio Proto (XVII secolo) a quello dell'Arcivescovo mons. Pietro Bellorado (opera di Giovan Battista Mazzolo del 1513. Questo monumento contiene, nelle tre absidiole, le tre virtù teologali). Ci sono, inoltre, il monumento funerario dell'Arcivescovo Guidotto De Abbiate, insigne opera di Goro di Gregorio, realizzata nel sec. XIV, nella quale risultano di particolare interese i quattro pannelli a rilievo (influssi della scuola pisana, che presentano, da sinistra, l'Annunciazione, la Natività, la Flagelazione e la Crocifissione. Infine ricordiamo il monumento funerario dell'Arcivescovo mons. Angelo Paino (morto nel 1967), opera di M. Lucerna e di A. Indelicato.
L'organo che si trova nel Duomo è il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del Duomo di Milano), terzo in Europa, con 5 tastiere, 170 registri, 16000 canne distribuite nei due lati del transetto, dietro l'altare, sulla porta maggiore e sull'arco trionfale. È opera della ditta Tamburini di Crema del 1948.
L'abside maggiore (composto da altare, baldacchino e mosaico rifatti) si raggiunge attraverso una bella gradinata marmorea ad intarsio (come è riccamente intarsiato anche l'altare). Il baldacchino in rame dorato (iniziato nel 1628) è particolarmente sontuoso per la ricchezza di elementi ornamentali (festoni, volute, raggiere e nimbi). In una elegante cornice al centro, immagine della Madonna della Lettera (patrona della Città) di Adolfo Romano, ricoperta da una preziosa "manta" argentea, che viene sostituita da quella preziosissima d'oro e pietre preziose nelle ricorrenze festive. Il mosaico (l'originale era del XIV secolo) sia per l'impostazione iconografica che per il cromatismo riporta allo stile bizantino mediato attraverso la lezione senese; bella e solenne la figura di Cristo in trono; ai lati, figure della Vergine, di San Giovanni Battista, dell'Arcivescovo Guidotto De Abbiate e del Re Pietro d'Aragona. Nell'altare coram populo è inglobato un prezioso paliotto d'argento, opera dell'argenteria messinese. Esso raffigura la Madonna nell'atto di consegnare la Lettera agli ambasciatori messinesi; ai due lati, fastose figure simboliche della Fede e della Fortezza.
L'abside minore di destra (altare e ciborio rifatti) presenta dei putti bronzei, opera del fiorentino Innocenzo Mangani (XVII sec.) Nel catino si trova il mosaico restaurato raffigurante San Giovanni Battista con il Re Ludovico D'Aragona ed il suo tutore Duca di Randazzo. Nell'abside minore di sinistra (altare e ciborio rifatti) si trova la Cappella del Santissimo Sacramento e delle reliquie. Nel fondo c'è una ricca ornamentazione a stucchi e marmi. Nel catino si trova un mosaico originale del XII secolo; palese anche qui il gusto bizantino-senese, specie nelle figure della Vergine, dei santi e delle regine. È l'unico mosaico del Duomo sopravvissuto alle varie distruzioni. Dietro l'altare si trova la cella delle sante reliquie.
Altri elementi di notevole interesse sono costituiti dalla Cappella di Cristo Risorto (eretta nel 1593 dalla famiglia Spatafora; rifacimento), opera notevole per l'impostazione architettonica di gusto rinascimentale e per le decorazioni di arabeschi e festoni; dal bassorilievo di San Gerolamo penitente (XV secolo), in cui si nota una particolare intesità espressiva nel santo e un misurato realismo nell'ambiente; la Sacrestia, opera in legno del cappuccino fra' Gregorio e di maestranze locali su disegno di Adolfo Romano; la Cappella dei Canonici, un bassorilievo marmoreo del 1593 (attribuito a Giovan Battista Mazzolo), che, sulla parete destra, vede ritratto fra' Gregorio, opera di Adolfo Romano; il Battistero contiene la fonte battesimale (probabilmente del XIV secolo; rifacimento), con riquadri marmorei a tarsia ed eleganti colonnine angolari, un crocifisso settecentesco e un portale rinascimentale, pregevole per impostazione architettonica e fini motivi ornamentali. Infine, sono da nominare la Cappella e la statua del martire messinese San Vittore, opera di G. Gozzo.
Varie calamità, e in particolare i sismi, hanno colpito più volte nei secoli la città, danneggiando o distruggendone i monumenti. Non sfugge alla regola il campanile del Duomo, costruito all'inizio del XVI secolo e qualche decennio dopo parzialmente rifatto a seguito dell'impatto di un fulmine. Il terremoto del 1783 lo danneggiò gravemente; in seguito si procedette ad operarne la demolizione, anche per adeguare la struttura del tempio al cambiamento di gusto dell'epoca.
Il campanile attuale risale al 1908 e fu progettato sui disegni di quello vecchio. Alto circa 90 metri, a forma di torre con tetto a cuspide, alleggerito su tutti i lati da coppie di bifore con arco a sesto tondo, contiene un magnifico orologio animato, vero gioiello meccanico, commissionato dall'Arcivescovo Angelo Paino alla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933. Tale sistema è considerato il più grande ed il più complesso orologio meccanico ed astronomico del mondo.
L'orologio non è composto soltanto di elementi misuratori del tempo (quadrante delle ore, indicatore delle fasi lunari, calendario astronomico con i segni zodiacali), ma mette in scena delle rappresentazioni allegoriche, quali le statue di Dina e Clarenza (storia civile di Messina) che suonano le campane; la sequenza che porta alla costruzione della Chiesa di Montalto (storia religiosa della città); i momenti principali della liturgia cristiana (Natale, Epifania, Resurrezione e Pentecoste). Sono presenti anche simbolismi relativi alla vita dell'uomo, che passa sotto la falce della Morte, e alla simbologia animale: il gallo e il leone fanno parte della sequenza animata che, arricchita da effetti sonori, intrattiene ogni giorno turisti e Messinesi allo scoccare del mezzogiorno.
Il Tesoro del Duomo di Messina, custodito ed esposto nel corpo aggiunto sulla fiancata Sud del tempio, è una ricchissima raccolta di preziosi oggetti di culto appartenuti alla Cattedrale sin dal Medioevo, in massima parte argenteria opera della rinomata scuola orafa messinese.
Il pezzo più prezioso del Tesoro è la cosiddetta Manta d'oro. Essa si richiama all'uso molto comune in Oriente e in Russia di coprire le immagini sacre con vesti di argento e d'oro, in modo da lasciare scoperti soltanto il viso e le mani. La Manta d'oro, adoperata soltanto nelle grandi feste, è opera dell'orafo fiorentino Innocenzo Mangani, che la eseguì per incarico del Senato messinese completandola nel 1668. È tutta d'oro finemente cesellato con motivi floreali e geometrici. Alla preziosità della materia e del lavoro si sono aggiunti nei secoli numerosi doni di diamanti, rubini, zaffiri e altre pietre preziose, offerti come ex voto da parte di sovrani, vescovi, gentildonne e umili popolani.
Altri pezzi preziosi sono: il Braccio reliquiario di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, donato dal vescovo Richard Palmer nel XII secolo; il Reliquiario del Sacro Capello di Maria del XIV secolo, contenente il capello con il quale, secondo la tradizione, la Madonna legò il rotolo della Lettera inviata ai messinesi; il Reliquiario di San Nicola, in argento a forma di braccio benedicente, del XV secolo; il Reliquiario di San Paolo, in argento, anch'esso a forma di braccio, risalente al XVII secolo; il Calice d'argento dorato del XIV secolo; il Calice d'argento dorato, dono dell'Arcivescovo mons. Filippo Crispo (morto nel 1402); la Pigna in cristallo di rocca, lampada d'epoca araba, che serviva per contenere le reliquie della Madonna nelle processioni.