La storia del Palazzo Grassi a Venezia - La storia del Palazzo Grassi a Venezia

Il Palazzo Grassi è uno degli edifici più celebri di Venezia. La sua struttura architettonica si deve con tutta probabilità a Giorgio Massari, già impegnato nella costruzione di Ca’ Rezzonico e già architetto della grande chiesa dei Gesuiti (sulla riva delle Zattere) e di quella della Pietà (sulla riva degli Schiavoni), oltre che della facciata del Museo dell’Accademia.

La famiglia Grassi era originaria di Chioggia ed aveva acquistato un terreno dalla caratteristica forma trapezoidale, che consentiva un’ampia e favorevole visione del canale. Le condizioni e le modalità con le quali il palazzo venne costruito risultano particolarmente oscure. Sappiamo che, molto probabilmente, venne edificato in una data che si colloca intorno al 1748 e che il suo completamente si concluse dopo la morte dei committenti e forse anche dello stesso architetto. Quello che pare certo è che è l’ultimo palazzo veneziano a venir costruito prima della caduta della Repubblica veneta.

In seguito, la famiglia Grassi si estinse rapidamente. Nel 1840, ai tempi del Regno dell’Imperatore austriaco Ferdinando I, i fratelli Angelo e Domenico Grassi cedettero il Palazzo alla Società Veneta Commerciale di Spiridione Papadopoli, che a sua volta, a quattro anni di distanza, lo rivendette al celebre tenore lirico Antonio Poggi.

Il Palazzo, però, non rimase a lungo di proprietà del cantante, che lo cedette al pittore ungherese Jozsej Agost Schofft. Quando il pittore morì, nel 1850, la sua seconda moglie, Giuseppina Lindlau, decise di farne un albergo (Hotel de la Ville), che ebbe, però, vita breve.

Nel 1857 l’edificio venne acquistato dal barone Simeone de Sina, che apportò importanti modifiche all’edificio, in termini tanto di stabilità, quanto di bellezza artistica. Nel 1908, gli eredi del barone cedettero il palazzo all’industriale svizzero Giovanni Stucky, che venne disgraziatamente assassinato due anni dopo, proprio a Venezia.

Fu suo figlio Giancarlo a rendere l’edificio decisamente più moderno, introducendovi elettricità, ascensori e termosifoni. Quando, nel 1943, Giancarlo morì, la proprietà del palazzo passò nelle mani dell’industriale e finanziere veneziano Vittorio Cini, il quale vendette il palazzo nel 1949 ad una società immobiliare. Nel 1951 nel palazzo venne stabilito un Centro Internazionale dell’Arte e del Costume.

Nel 1983 il Palazzo venne messo in vendita nuovamente ed acquistato dalla Fiat. La società affidò la ristrutturazione dello stabile all’architetto milanese Gae Aulenti, che conferì all’edificio una nuova modernità, basata sul rispetto delle norme di sicurezza correnti all’epoca. Attualmente utilizzato come museo, il Palazzo ospita varie mostre d’arte.

Bussola

Indice della scheda

  1. Introduzione

Strutture


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