La Reggia e le Gallerie Nazionali di Capodimonte - La Real Fabbrica Ferdinandea

Al suo rientro in Spagna, Carlo di Borbone porta con se tutte le opere prodotte. Segue un periodo di stasi nella produzione di opere in porcellana ed è solo nel 1773 che Ferdinando IV, suo figlio, ormai adulto, fonda la Real Fabbrica Ferdinandea, che raccoglie in seno gli artisti italiani, in perticolare toscani, e quelli tedeschi più esperti. Il periodo di massimo splendore di questa fabbrica si è avuto sotto la direzione artistica di Domenico Venuti. Nel ventennio tra il 1780 ed il 1800 nasce una vera e propria Scuola d'Arte e vengono prodotti sontuosi servizi da tavola e prezioso vasellame che sono tutt'oggi conservati nel Museo di Capodimonte.

Nel 1806 con l'avvento della dominazione francese la Real fabbrica viene ceduta ad un gruppo di privati. Questi ultimi s'impegnano ad assumere tutti i lavoranti della fabbrica a patto che i re francesi aquistino parte della gran produzione. La promessa non è mantenuta e Gioacchino Murat, troppo impegnato a sovvenzionare le campagna belliche di Napoleone, non alimenta la produzione di porcellane per la casa sovrana. Ciò nonostante gli artisti napoletani tennero viva la tradizione inventando nuovi stili e rappresentando scene di napoletanità apprezzate dalla borghesia cittadina e dai turisti.

Con l'Unità d'Italia e la fine della monarchia segue un periodo di decadenza artistica. La produzione di sontuosi servizi da tavola viene sostituita da uno stile floreale puramente decorativo che costituisce ancora oggi il fulcro della produzione ceramica napoletana che viene denominata in tutto il mondo "Capodimonte". Dalla metà dell'Ottocento nascono le prime fabbriche artigianali a carattere famigliare (Majello, Mollica, Cacciapuoti), di cui alcune ancora oggi s'impegnano a tener viva la tradizione.


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