Il Gran Paradiso

Il Gran Paradiso

Il Monte Gran Paradiso è alto 4.061 m e fa parte della Alpi Graie. Si tratta della montagna più importante del massiccio omonimo ed è la vetta italiana più alta tra quelle che si trovano totalmente in in territorio italiano.

 E’ l’unica cima del nostro Paese a superare i 4.000 m di altitudine sopra il livello del mare. Sui fianchi della montagna si trovano molteplici ghiacciai, come il ghiacciaio del Gran Paradiso, il ghiacciaio di Laveciau e ighiacciaio della Tribolazione. E’ tra le montagne più rappresentative del panorama montano della Valle d’Aosta, con il Monte Bianco, il Monte Cervino, il Monte Rosa e tra le montagne italiane più conosciute.

La vetta del Gran Paradiso è stata raggiunta nei primi anni della seconda metà dell’Ottocento, quando John Jeremy Cowell, W. Dundas, Michel Payot e Jean Tairraz intrapresero l’ascesa.

 Esistono diversi percorsi per scalare la montagna, quasi tutti relativamente semplici. Negli anni Trenta del Novecento il prete ed esperto alpinista Joseph-Marie Henry riuscì a portare con sè sulla vetta un asino, da lui chiamato “Cagliostro”. Questa particolare iniziativa destò molto scalpore e diede impulso al turismo escursionistico nella Valsavaranche: se anche un asino è riuscito a raggiungere la cima del Gran Paradiso, significa che è veramente facile…. Ma, ci teniamo a dirlo, si parla sempre di un ambiente di alta montagna: essere attrezzati e preparati in modo adeguato è un obbligo.

Le vie per raggiungere la vetta del Gran Paradiso

Ma quali sono i percorsi possibili per raggiungere la vetta del Gran Paradiso?

Solitamente le scalate prendono avvio dal Rifugio Federico Chabod o dal Rifugio Vittorio Emanuele II. Il primo di questi fu dedicato negli anni Sessanta allo storico e alpinista Federico Chabod, mentre il secondo è dedicato al Re d’Italia, che si preoccupò di creare nel 1856 la riserva reale di caccia del Gran Paradiso, oggi noto come Parco Nazionale del Gran Paradiso, una meravigliosa area alpina dalla vegetazione e dalla fauna davvero ricche.

Le vie normali sono due e una prende vita proprio dal secondo rifugio sopra citato, il Rifugio Vittorio Emanuele II. Per praticarla bisogna prima di tutto procedere in direzione nord e poi dirigersi verso destra in un valloncello circondato dalle morene del ghiacciaio. Si sale poi sul Ghiacciaio del Gran Paradiso, si oltrepassano la Schiena d’Asino e il colle della Becca di Moncorvé fino a giungere nei pressi della crepacciata finale. Rimane a quel punto solo la cresta finale che conduce direttamente alla vetta.

La via normale che parte dal Rifugio Federico Chabod costeggia dapprima la morena e poi invita a procedere sul Ghiacciaio del Laveciau. Una volta risalito il ghiacciaio, ricco di crepacci, si giunge alla Schiena d’Asino e qui la via si unisce con quella che parte dal Rifugio Vittorio Emanuele II.

Un’altra via per raggiungere la cima del Monte Gran Paradiso è la risalita della Parete Nord. Anch’essa parte dal Rifugio Chabod e si dipana lungo la morena e sul Ghiacciaio del Laveciau. L’ultimo tratto del percorso è costituito dalla parete nord-ovest della montagna. Dopo aver oltrepassato l’imbocco del ghiacciaio si lascia il percorso e ci si orienta verso il crepaccio terminale, dopodiché si risale la parete fino ad arrivare sulla cresta, in modo da poter raggiungere la vetta.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Molti giungono presso questo monte per poter ammirare le bellezze del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Esso è costituito da circa 70.000 ettari di territorio d’alta montagna, tra gli 800 e i 4.061 metri del Gran Paradiso. Questo luogo ha tre centri visitatori: Cogne, Valsavarenche e Rhêmes-Notre-Dame. Tali centri consentono ai turisti di conoscere meglio le caratteristiche di questa magnifica area protetta.
E’ da notare che grazie alla decisione del re Vittorio Emanuele II di creare in quest’area una riserva di caccia, lo stambecco, animale a rischio di estinzione, venne salvato. Il re infatti si preoccupò di proteggere le varie creature presenti all’interno del parco grazie ad una serie di espedienti. Negli anni Venti del Novecento la riserva fu donata allo Stato Italiano.
Oggi vivono nel luogo stambecchi, camosci, marmotte ed altre creature tipiche delle zone alpine. Non mancano l’elegantissima aquila reale e l’avvoltoio.