Non era mai successo prima: una misurazione ufficiale certifica l’eccezionalità del ciclone Harry. Nel Canale di Sicilia registrata un’onda alta come un palazzo di cinque piani. Ecco i dati che spiegano la devastazione e il silenzio che circonda l’evento.
Mentre ancora divampa la polemica sul silenzio dei media nazionali e sulla conta dei danni che ha messo in ginocchio i pescatori del Sud , arriva la conferma scientifica: il passaggio del ciclone Harry non è stato semplice “maltempo“, ma un evento apocalittico che ha riscritto la storia della climatologia italiana.
La Rete Ondametrica Nazionale (in questa pagina trovate la mappa interattiva Ondametrica) dell’ISPRA ha certificato una misurazione che fa tremare gli esperti: nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero e Malta, una boa ha registrato un’onda massima di 16,66 metri.
Un muro d’acqua alto 5 piani
Per capire la portata di questo dato, basti pensare che un’onda di quasi 17 metri equivale all’altezza di un palazzo di oltre cinque piani. È il valore più alto mai misurato strumentalmente in tutto il Mar Mediterraneo da quando esistono le rilevazioni.
Fino ad oggi, il primato apparteneva alla tempesta Gloria del 2020, che nel Mediterraneo occidentale aveva generato un’onda di 14,2 metri. Harry ha polverizzato questo record di oltre due metri, confermando la violenza inaudita con cui si è abbattuto sulle coste del Meridione, spesso nell’indifferenza delle testate giornalistiche del Nord.
Focus: Come nasce un record mondiale
Cos’è l’ISPRA e perché il dato è indiscutibile
L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è l’ente pubblico di ricerca che opera sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente. Rappresenta il braccio scientifico dello Stato per il monitoraggio marino e la protezione del territorio.
Il dato di 16,66 metri non è una stima a occhio nudo, ma un rilevamento della RON (Rete Ondametrica Nazionale). Questa rete è composta da boe hi-tech ancorate in punti strategici che inviano dati in tempo reale. Se l’ISPRA certifica un numero, quel numero è la realtà oggettiva contro cui i nostri pescherecci hanno dovuto lottare.
Come viene misurata l’altezza delle onde?
Misurare un muro d’acqua in movimento nel cuore di una tempesta è una sfida ingegneristica. Le boe ondametriche utilizzano sensori chiamati accelerometri.
Seguimento della superficie: La boa galleggia seguendo esattamente il profilo del mare, salendo sulla cresta e scendendo nel cavo.
Calcolo dell’accelerazione: I sensori misurano i movimenti verticali della boa migliaia di volte al secondo.
Conversione in altezza: Attraverso complessi algoritmi, il computer di bordo trasforma le accelerazioni nell’altezza massima (), ovvero la distanza verticale tra la cresta più alta e il cavo più profondo.
Il paradosso: record scientifico, ma “notizia di serie B”
Davanti a un record storico di questa portata, il fatto che la notizia non occupi le aperture dei telegiornali nazionali resta un paradosso tutto italiano. Non si tratta solo di cronaca, ma di un segnale d’allarme scientifico sulla tropicalizzazione del Mediterraneo.
I pescatori che hanno perso le loro imbarcazioni non stavano esagerando: stavano affrontando onde oceaniche in un mare che, teoricamente, non dovrebbe produrle. Mentre si continuano a promettere miliardi per il Ponte sullo Stretto, i dati dell’ISPRA ci ricordano che la priorità assoluta dovrebbe essere la messa in sicurezza di porti e coste contro una natura che sta cambiando le regole del gioco.

