Il turismo outdoor non è più una nicchia per appassionati di tende e zaini. È diventato il fenomeno più stabile del settore turistico italiano, con numeri che raccontano di una trasformazione profonda nel modo di viaggiare. Nel 2026, il settore raggiungerà i 68,4 milioni di presenze, posizionando l'Italia come secondo mercato europeo dopo la Spagna, con un giro d'affari che supera i 9,1 miliardi di euro.
La rivoluzione silenziosa dei campeggi
Quello che sta accadendo nelle strutture outdoor italiane è una vera rivoluzione qualitativa. I campeggi di oggi poco hanno a che fare con le aree spartane di un tempo: si parla di “alberghizzazione” dell'offerta, con servizi e comfort che raggiungono gli standard dell'hotellerie a tre e quattro stelle. Dal lago di Garda alle coste del Veneto, dalla Romagna fino al delta del Po, le strutture si sono trasformate in villaggi che offrono esperienze complete.
Il Nord-Est mantiene il primato assoluto con 31,5 milioni di presenze — quasi il 46% del totale nazionale — seguito dal Centro con 16,7 milioni, dal Sud e dalle isole con 10,6 milioni, e dal Nord-Ovest con 9,5 milioni. Non si tratta più solo di pernottare all'aria aperta, ma di vivere territori attraverso un approccio più lento e consapevole.
Il richiamo internazionale dell'Italia outdoor
A trainare la crescita è soprattutto la domanda estera, con 37,8 milioni di pernottamenti previsti per il 2026. Gli stranieri hanno scoperto che l'Italia outdoor offre qualcosa di unico: la possibilità di attraversare paesaggi autentici, di fermarsi nei borghi lungo i cammini, di assaporare la cucina regionale nelle trattorie di paese.
Il turista americano si conferma il più redditizio, con una spesa media di circa 400 euro a persona. Ma è interessante notare come anche i mercati europei tradizionali — Germania, Francia, Paesi Bassi — stiano riscoprendo l'Italia attraverso formule di viaggio più lente e immersive.
La destagionalizzazione che funziona
Uno degli aspetti più significativi del turismo outdoor è la sua capacità di distribuire i flussi durante tutto l'anno. Le strutture all'aria aperta registrano presenze significative anche nei mesi autunnali e primaverili, quando le temperature più miti favoriscono attività come il trekking sui sentieri dell'Appennino tosco-emiliano o le passeggiate lungo la Via Francigena.
Questo fenomeno risponde a una delle sfide più urgenti del turismo italiano: alleggerire la pressione sui mesi estivi e sulle destinazioni più note, valorizzando invece territori meno battuti ma ricchi di autenticità.
I numeri di un settore in crescita
L'impatto economico del turismo outdoor va ben oltre i 5,12 miliardi di euro di spesa diretta. Considerando l'indotto e gli effetti indiretti, il valore complessivo oscilla tra i 9,12 e i 13,3 miliardi di euro. La spesa media giornaliera pro capite si attesta intorno ai 75 euro, ma il valore aggiunto sta nella permanenza media più lunga e nella propensione a esplorare il territorio circostante.
Le cantine strutturate per l'accoglienza enoturistica mostrano una crescita annua dei visitatori del 16,8%, con uno scontrino medio che è passato da 140 a 178 euro in soli due anni. È il segno di un turismo che cerca qualità ed esperienze autentiche, disposto a spendere per vivere il territorio in profondità.
L'Europa del turismo outdoor
A livello europeo, il 2025 ha visto 413,2 milioni di pernottamenti nelle strutture outdoor, con una crescita del 14,2%. La Francia guida la classifica con quasi 154 milioni di presenze, seguita dalla Spagna e dall'Italia. Ogni paese ha sviluppato un modello proprio: la Francia punta su una forte componente internazionale con soggiorni più brevi, la Germania resta prevalentemente domestica, la Spagna bilancia domanda interna ed estera, mentre la Croazia attrae quasi esclusivamente turisti stranieri.
I cammini come nuova frontiera
Il fenomeno dei cammini rappresenta forse l'aspetto più interessante del turismo outdoor italiano. Dal Sentiero Italia del CAI ai percorsi della Via Francigena, dalle rotte dei pellegrini medievali ai sentieri tematici regionali, l'Italia sta riscoprendo il valore del camminare lento.
Gli Stati Generali del turismo outdoor, organizzati dal Club Alpino Italiano a Venezia, hanno evidenziato come i cammini siano diventati centrali nel dibattito nazionale. Non si tratta solo di tracciare sentieri, ma di creare governance territoriali, coinvolgere le comunità locali, formare guide specializzate, sviluppare un'accoglienza diffusa che valorizzi borghi e tradizioni.
Il turismo all'aria aperta in Italia non è più un'alternativa economica alle vacanze tradizionali, ma una scelta consapevole di chi cerca ritmi diversi e esperienze autentiche. I numeri del 2026 confermano un settore maturo, capace di attrarre investimenti e di generare valore economico distribuito sui territori.
La sfida per i prossimi anni sarà mantenere questo equilibrio tra crescita economica e sostenibilità, tra innovazione dell'offerta e rispetto dell'autenticità dei luoghi. Il turismo outdoor italiano ha tutte le carte in regola per diventare un modello di riferimento europeo, purché sappia preservare quello che lo rende unico: la capacità di far vivere l'Italia vera, quella dei borghi, dei sentieri, delle tradizioni che resistono al tempo.







