Articolo di Davide Zugna
L'Italia sta pedalando verso una rivoluzione silenziosa. Lungo gli argini del fiume Po, tra i vigneti del Chianti, sui tracciati delle vecchie ferrovie dismesse che attraversano le Dolomiti, una rete sempre più fitta di percorsi ciclabili sta trasformando il modo di viaggiare nel nostro paese.
Non si tratta solo di infrastrutture: è un cambio di paradigma che sta ridisegnando l'esperienza del territorio, privilegiando i ritmi lenti e la scoperta autentica.
La rivoluzione delle biciclette elettriche
Le biciclette a pedalata assistita, le E-Bike, hanno democratizzato il cicloturismo italiano. Quello che un tempo era appannaggio di ciclisti allenati, oggi è accessibile a una platea molto più ampia.
Le E-Bike permettono di affrontare le salite delle colline toscane senza affanno, di percorrere distanze maggiori lungo la Costa dei Trabocchi in Abruzzo, di raggiungere borghi arroccati che prima richiedevano gambe d'acciaio.
L'età media di chi sceglie la bicicletta per viaggiare si è alzata sensibilmente: non è raro incontrare lungo il Sentiero Valtellina coppie di sessantenni che pedalano con le loro E-Bike cariche di borse, scoprendo un modo nuovo di attraversare i paesaggi alpini. La tecnologia ha reso possibile quello che la passione da sola non sempre riusciva a garantire: l'accessibilità del viaggio lento a tutti.
Il profilo del nuovo cicloturista
Chi sono i protagonisti di questa trasformazione? I sondaggi svolti da Bikenomist durante la Fiera del Cicloturismo a Padova tracciano un profilo preciso del cicloturista italiano: età media intorno ai 45 anni, con una crescente presenza di over 50 grazie alle biciclette elettriche. Viaggia prevalentemente in coppia o in piccoli gruppi, predilige strutture ricettive di qualità media e cerca esperienze autentiche legate al territorio.

La permanenza media si aggira sui quattro giorni, con un approccio che privilegia la qualità alla quantità: meglio esplorare a fondo una valle, sostare nelle osterie locali per assaggiare i tortelli di zucca mantovani o i pici senesi, che accumulare chilometri senza assaporare i luoghi.
È un turista che cerca il dialogo con i produttori locali, che si ferma nelle cantine lungo la Strada del Vino in Alto Adige, che scopre i formaggi di malga pedalando tra i pascoli del Trentino.
Le grandi ciclovie che uniscono l'Italia
La Ciclovia del Sole, che collega il Brennero a Roma seguendo in gran parte il tracciato della Via Francigena, rappresenta l'esempio più ambizioso di come le infrastrutture ciclabili possano creare nuove geografie del viaggio. Attraversa la pianura Padana, sale verso gli Appennini toscani, tocca San Gimignano e Siena prima di scendere verso la capitale.
La Ciclovia Adriatica promette di collegare Trieste a Santa Maria di Leuca, creando un filo conduttore lungo tutta la costa orientale. Tratti già percorribili come quello della Costa dei Trabocchi mostrano il potenziale di questi progetti: quarantatré chilometri di pista ciclabile ricavata dalla vecchia ferrovia costiera, dove i trabocchi – antiche macchine da pesca su palafitte – sono diventati ristoranti che servono brodetto di pesce fresco.
I territori che rinascono sui pedali
Le ciclovie stanno ridando vita a territori che il turismo di massa aveva dimenticato. La Ciclovia del Parco Costiero Riviera dei Fiori in Liguria ha trasformato la vecchia linea ferroviaria Genova-Ventimiglia in un percorso di ventiquattro chilometri che attraversa Santo Stefano al Mare, Riva Ligure, Arma di Taggia. Borghi che prima vivevano solo di passaggio ora accolgono cicloturisti che si fermano, pernottano, scoprono le focacce liguri nei forni storici.
Il Sentiero Valtellina, che risale il fondovalle dell'Adda da Colico fino a Tirano, ha creato un corridoio di sviluppo economico basato sui prodotti locali: i pizzoccheri, il Bitto DOP, i vini delle terrazze valtellinesi. Le strutture ricettive si sono attrezzate con depositi per biciclette, officine di riparazione, servizi di lavanderia tecnica.
La Food Valley in bicicletta
L'Emilia-Romagna ha saputo coniugare cicloturismo e tradizione gastronomica con la Food Valley Bike, settanta chilometri di percorsi pianeggianti che collegano Parma a Busseto attraversando il cuore della produzione del Parmigiano Reggiano e del Culatello di Zibello. È un itinerario che si ferma nei caseifici, nelle acetaie storiche dove invecchia l'Aceto Balsamico di Modena, nelle corti dove si alleva il maiale nero parmense.
Colorno con la sua reggia barocca, Soragna con la sua rocca medievale, diventano tappe di un viaggio che unisce cultura e sapori. Le osterie di paese hanno imparato ad accogliere i cicloturisti con menù dedicati, piatti della tradizione serviti in porzioni adeguate a chi ha pedalato tutto il giorno.
Il Sud che scopre le due ruote
Anche il Mezzogiorno sta entrando nella geografia del cicloturismo. L'Anello del Salento ionico, la Ciclonica, trecento km in un percorso ad anello che partono da Lecce per toccare Otranto, Santa Maria di Leuca e Gallipoli, attraversa paesaggi di ulivi secolari, fichi d'india, masserie fortificate trasformate in alberghi diffusi.
Il percorso rivela un Salento diverso da quello delle spiagge affollate: l'entroterra della Grecia Salentina, dove si parla ancora il “griko“, i borghi bianchi di calce dove le nonne preparano le orecchiette a mano, le cantine ipogee scavate nel tufo dove invecchia il Primitivo di Manduria.
Il cicloturismo italiano rappresenta oggi una delle forme più autentiche di turismo lento, capace di generare un impatto economico significativo sui territori attraversati. Come i cammini a piedi – dalla Via Francigena al Cammino di Santiago – le ciclovie creano flussi di viaggiatori che cercano esperienze genuine, lontane dai circuiti del turismo di massa.
È un fenomeno che sta ridisegnando la mappa turistica italiana, portando visitatori in luoghi che prima rimanevano ai margini: valli alpine, borghi dell'Appennino, coste minori, campagne dimenticate. Ogni chilometro di ciclabile non è solo un'infrastruttura, ma un invito a rallentare, a scoprire, a dialogare con un'Italia che ha ancora molto da raccontare a chi ha la pazienza di ascoltarla pedalando.
Pronti a pedalare?







