Il 13 febbraio 2026 segna una data storica per il turismo italiano: con la Legge n. 24, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’Italia riconosce finalmente i cammini come patrimonio strategico nazionale.
Non si tratta di una semplice norma di settore, ma di una visione che abbraccia il turismo lento come strumento di sviluppo territoriale, capace di far respirare borghi dimenticati e di offrire un’alternativa concreta al mordi e fuggi che affolla le mete iconiche.
Nell’Articolo 1, “Oggetto e finalità”, è ben esplicitato l’obbiettivo di questa legge:
"La Repubblica promuove e valorizza i cammini, anche comprensivi delle vie d'acqua fluviali e marine, delle lagune e dei laghi, quali itinerari di rilievo europeo, nazionale o regionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilita' dolce e sostenibile, senza l'ausilio di mezzi a motore, articolati in tappe giornaliere, che rappresentano una modalita' di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, di valorizzazione degli attrattori culturali, storici, artistici, religiosi, linguistici, paesaggistici, enogastronomici e sportivi nonche' di sviluppo turistico dei territori interessati. In deroga a quanto previsto al primo periodo, la circolazione motorizzata e' consentita per i mezzi indispensabili per consentire l'accessibilita' alle persone con disabilita' o con ridotta mobilita'. "
In questa pagina
Una legge che nasce dal basso
La legge non arriva per caso. Dietro il riconoscimento ufficiale c’è un movimento cresciuto negli ultimi anni grazie a migliaia di camminatori che hanno riscoperto percorsi storici dimenticati. Pensiamo solo alla Via degli Dei da Bologna a Firenze, un tempo strada etrusca e poi romana, attira oggi migliaia di persone ogni anno, al Cammino di San Francesco da Assisi a Gubbio riporta in vita antichi sentieri di devozione o alla Via Francigena, che attraversa l’Italia da nord a sud, ha trasformato borghi come San Miniato e Monteriggioni in tappe irrinunciabili per pellegrini moderni.

Questi percorsi non sono solo sentieri: sono laboratori di turismo sostenibile dove piccole trattorie servono ancora i pici all’aglione senesi, dove agriturismi nelle Madonie siciliane offrono alloggio ai viandanti, dove antichi mestieri come quello del maniscalco trovano nuova ragione di esistere per chi viaggia con gli asini lungo i tratturi abruzzesi.
I numeri di una rivoluzione silenziosa
La banca dati istituita presso il Ministero del Turismo censisce oggi oltre cento itinerari, dai grandi cammini internazionali come l’Alpe Adria Trail — che collega i ghiacciai della Carinzia al mare di Muggia — a percorsi regionali come il Cammino Minerario di Santa Barbara in Sardegna, che si snoda per cinquecento chilometri tra miniere storiche e paesaggi lunari del Sulcis-Iglesiente.
Ogni cammino porta con sé storie diverse: il Sentiero degli Dei in Costiera Amalfitana, dove si cammina tra terrazzamenti di limoni e viste sui Faraglioni di Capri. Il Tratturo Magno, che dalle montagne del Gran Sasso scende fino al Tavoliere delle Puglie, ricalcando le antiche vie della transumanza.

La Via della Lana e della Seta da Bologna a Prato, lungo strade medievali dove ancora oggi si incontrano mulini ad acqua e manifatture storiche.
I borghi che rinascono
Il valore della legge si misura soprattutto nei piccoli comuni attraversati dai cammini. Paesi come Radicofani, sulla Via Francigena toscana, hanno visto crescere strutture ricettive specializzate nell’accoglienza dei pellegrini. Osterie che erano chiuse da decenni riaprono per servire piatti della tradizione locale ai camminatori: la zuppa di farro della Garfagnana lungo la Via del Volto Santo, i tortelli di zucca mantovani sulla Via Matildica, la pasta e fagioli di Sorano nella Maremma.
Le botteghe artigiane trovano nuovo mercato: calzolai che riparano scarponi consumati dal cammino, pellettieri che confezionano borse specifiche per il pellegrinaggio, erboristi che preparano unguenti per i piedi affaticati con erbe raccolte sui monti Sibillini o sull’Appennino Tosco-Emiliano.
La qualità dell’accoglienza come standard
La legge introduce criteri precisi per l’inserimento dei percorsi nella banca dati nazionale: sicurezza, segnaletica, manutenzione, accessibilità. Non si tratta di burocratizzare il cammino, ma di garantire che chi parte da Roma lungo l’Appia Antica verso i Castelli Romani sappia dove trovare fontanili, punti di ristoro, assistenza sanitaria. Che chi affronta il Selvaggio Blu in Sardegna, considerato tra i trekking più impegnativi d’Europa, conosca esattamente i rischi e le difficoltà tecniche del percorso.
L’accessibilità diventa elemento centrale: percorsi come il Sentiero del Germoplasma sull’Etna sono già fruibili anche a persone con disabilità motoria, mentre la Greenway del Lago di Como offre dieci chilometri di camminata panoramica adatta a tutti, tra ville storiche e borghi di pescatori come Colonno e Griante.
Un modello economico nuovo
I cammini generano un turismo diverso da quello tradizionale. Chi cammina spende meno per notte ma si ferma più giorni, privilegia strutture locali, acquista prodotti del territorio, utilizza servizi diffusi. Un pellegrino sulla Via di Francesco può sostare tre giorni ad Assisi, dormire in un convento, mangiare in una trattoria gestita da una famiglia locale, acquistare miele nelle aziende agricole del Monte Subasio.
Questo modello sostiene economie di scala ridotte ma capillari: il pastore che offre ricotta fresca ai camminatori del Gran Sasso, l’apicoltore che vende miele di castagno lungo i sentieri delle Foreste Casentinesi, il produttore di ceramiche che espone le sue opere nei borghi attraversati dalla Via Lauretana tra Roma e Loreto.

Le sfide dell’attuazione
La legge stanzia risorse limitate ma apre una prospettiva più ampia. Il vero cambiamento dovrà arrivare dalla capacità dei territori di organizzarsi in rete, di formare operatori competenti, di costruire servizi integrati. Un cammino non è solo un sentiero segnato, è un ecosistema che comprende guide esperte, strutture accoglienti, trasporti per i bagagli, assistenza sanitaria, informazioni precise sui percorsi.
La scommessa è trasformare l’Italia in una destinazione leader del turismo lento mondiale, valorizzando un patrimonio di strade storiche, vie di pellegrinaggio, tratturi di transumanza che nessun altro paese possiede con questa ricchezza e continuità territoriale.
La Legge n. 24 del 2026 rappresenta il riconoscimento di una pratica che si è diffusa spontaneamente negli ultimi anni, dimostrando che esiste una domanda crescente di turismo autentico e consapevole. I cammini offrono un’alternativa concreta al turismo di massa, permettendo di scoprire un’Italia minore fatta di borghi antichi, tradizioni vive, paesaggi preservati. Il successo dipenderà dalla capacità di mantenere l’autenticità di queste esperienze, senza trasformare i sentieri storici in prodotti turistici standardizzati.
La strada è tracciata: ora tocca camminare!



