Il Piave non è soltanto il fiume Sacro alla Patria celebrato nei libri di storia: è un corridoio verde che attraversa il Veneto dalle Dolomiti all'Adriatico, offrendo a chi viaggia lentamente una delle esperienze più complete del cicloturismo italiano. Pedalare lungo le sue sponde significa alternare argini silenziosi, borghi che conservano la memoria della Grande Guerra e tratti di pianura dove il fiume si confonde con i canali della laguna veneziana.
Dalle sorgenti alla foce: un fiume da leggere a tappe
Il Piave nasce nelle Dolomiti, nei pressi di Sappada, e scende per oltre duecento chilometri fino a sfociare nell'Adriatico tra Eraclea e Jesolo. Lungo il percorso cambia più volte carattere: torrente alpino nel bellunese, fiume maestoso quando attraversa il Montello, via d'acqua placida e ramificata nel basso corso veneziano.
Non esiste un'unica ciclabile continua che lo segua dalla testa alla foce, ma una serie di itinerari che si possono collegare o affrontare separatamente, a seconda del tempo a disposizione e del tipo di paesaggio che si vuole incontrare.
Il tratto bellunese: Longarone e la memoria del Vajont
Nella provincia di Belluno il Piave scorre tra montagne ancora aspre. Un percorso storico collega la zona di Ponte nelle Alpi a Belluno, passando per Longarone e Castellavazzo, dove il Museo degli Scalpellini racconta un mestiere antico legato alla pietra locale. Qui il fiume porta ancora i segni della tragedia del Vajont, ricordata dal Parco della Memoria e dal cimitero delle vittime a Fortogna. È un tratto che richiede attenzione: alcuni sedimi costeggiano la riva su fondo misto, più adatti a una mountain bike o a una gravel che a una city bike.
La Val Belluna: da Belluno a Feltre lungo le sponde
Scendendo verso sud, l'Anello della Val Belluna conduce dalla città di Belluno a Feltre seguendo le sponde del Piave tra prati, boschi e piccoli centri rivieraschi. Belluno apre il percorso con il suo centro storico affacciato sulle Dolomiti; Feltre lo chiude con le mura antiche e i palazzi rinascimentali. È un itinerario che alterna tratti pianeggianti a brevi saliscendi, ideale per chi vuole respirare il paesaggio prealpino senza affrontare grandi dislivelli.
Il Montello e le colline del Prosecco: il fronte della Grande Guerra
Il tratto centrale del Piave, tra Vidor e Nervesa della Battaglia, è il più denso di memoria storica. Qui, nel novembre 1917, dopo la rotta di Caporetto, l'esercito italiano si ritirò sulla sponda destra del fiume, facendo saltare il ponte di Vidor e dando inizio alla resistenza che portò alle battaglie del Solstizio.
Un itinerario segnalato, promosso in passato dall'associazione Da Ponte a Ponte, collega il ponte di Vidor al ponte della Priula ripercorrendo il fronte austro-ungarico: si può affrontare a piedi o in bicicletta, con soste al Col Marcon, dove si apre un panorama ampio sul Piave e sul Montello, e al tempio sacrario del Col Castello, dove sono custoditi i resti di centinaia di caduti.
Poco distante, l'abbazia di Santa Bona regala una terrazza panoramica sul fiume, mentre il parco delle Fontane Bianche, gestito da Legambiente, mostra un ambiente di risorgive limpide che pare non avere nulla a che fare con le trincee scavate poco più in là. Tra Falzè e Colfosco di Susegana il sentiero di Sant'Anna segue la confluenza del Soligo nel Piave fino a un'antica grotta usata come ospedale da campo durante la guerra.
Questo è anche il cuore delle colline del Prosecco: pedalando tra Valdobbiadene e Conegliano si incontrano vigneti, cantine storiche e l'abbazia di Santa Maria a Follina, in un paesaggio che la denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG ha reso celebre in tutto il mondo.
Il basso Piave: tra golene, lagune e fenicotteri
Scendendo verso la pianura, il fiume rallenta e si allarga. Nella zona di Musile di Piave, Fossalta di Piave e Noventa di Piave si trovano numerosi percorsi ad anello, prevalentemente pianeggianti, che seguono gli argini del Piave e si intrecciano con quelli del Sile fino a toccare la Laguna Veneta settentrionale.

Qui il paesaggio regala sorprese naturalistiche: aironi, garzette e, nei periodi più fortunati, fenicotteri rosa nelle zone umide vicino a Caposile. Il Ponte Balanciere di Caposile, una struttura ingegneristica storica, segna uno dei punti più caratteristici del percorso, mentre la vicina Torre di Caligo, di origine medievale, un tempo serviva a controllare il traffico fluviale.
Verso la foce, tra Eraclea e Jesolo, il Piave incontra l'Adriatico in un paesaggio di pinete e dune che anticipa le atmosfere della costa veneziana.
Quando e come percorrerlo in bicicletta
Il periodo migliore per pedalare lungo il Piave è la primavera o l'inizio dell'autunno: le temperature sono miti, la luce è più limpida per i punti panoramici sul Montello e sulle colline del Prosecco, e si evitano sia il freddo dei tratti montani in inverno sia l'afa estiva nella bassa pianura. Maggio, in particolare, è indicato come uno dei mesi più favorevoli per chi percorre i tratti lagunari del basso corso.
Per orientarsi tra i diversi tratti — dal bellunese al trevigiano fino al veneziano — è utile consultare la mappa del Veneto, che permette di collocare con precisione i punti di partenza più comodi: le stazioni ferroviarie di Belluno, Feltre, Conegliano e Treviso offrono buoni collegamenti per chi arriva in treno con la bicicletta.
Chi cerca approfondimenti sui luoghi della Grande Guerra lungo il fiume può fare riferimento ai materiali raccolti dal Museo degli zattieri del Piave, che racconta la storia del trasporto del legname dalle Dolomiti alla Serenissima, un mestiere che per secoli ha dato lavoro e identità alle comunità rivierasche. Per inquadrare geograficamente l'intero bacino, è utile anche la voce dedicata su Wikipedia, che raccoglie fonti storiche e cartografiche sul corso del fiume.
Dove fermarsi: borghi e soste lungo l'argine
Lungo il percorso non mancano occasioni per rallentare davvero. A Colfosco di Susegana, un'osteria di paese accoglie i ciclisti prima della passeggiata verso il sentiero di Sant'Anna. A Vidor, le Pro Loco locali organizzano talvolta soste con degustazioni di Prosecco prodotto dalle cantine della zona, come quelle che si affacciano sulle colline tra Follina e Refrontolo.

Nel basso corso, i piccoli centri di Fossalta di Piave e Noventa di Piave offrono punti di ristoro semplici, pensati più per chi pedala che per il turismo di passaggio: proprio lì, su una panchina lungo l'argine, con il fiume che scorre lento verso la laguna, si capisce perché il Piave meriti di essere percorso a tappe, e non semplicemente attraversato.
Foto di copertina: Enrico Ravagnolo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons






