Il vaporetto scivola lento tra le acque verdi della laguna nord, e già da lontano Burano si annuncia come una macchia di colore che rompe la monotonia grigia dei canneti. Non è un’illusione ottica né un effetto di post-produzione: le case dell’isola sono davvero dipinte di rosa, turchese, giallo canarino, rosso mattone, e si specchiano nei rii con una vivacità che sembra uscita da un acquerello. Burano chiede di essere attraversata piano, senza l’ansia di vedere tutto, lasciandosi guidare dalle calli che si aprono una dopo l’altra come pagine di un libro illustrato.
Perché le case di Burano sono colorate
La domanda che ogni visitatore si pone appena sceso dal battello non ha una risposta univoca. La leggenda più diffusa racconta che i pescatori dipingessero le facciate con tinte accese per riconoscere la propria abitazione anche nelle fitte nebbie invernali che avvolgono la laguna.

Un’altra ipotesi, forse più fondata, lega i colori ai pochi cognomi diffusi sull’isola: ogni famiglia avrebbe scelto una tinta per distinguersi, rafforzata dai "detti", i soprannomi che in tutto il Veneto si affiancano al cognome. Una spiegazione più prosaica, infine, racconta semplicemente che le mura, rovinate dalla salsedine, venivano ridipinte di frequente dalle donne dell’isola con le vernici che riuscivano a procurarsi.
Oggi il colore delle case è regolato da disposizioni comunali: chi vuole ridipingere la propria abitazione deve rispettare la tonalità storica assegnata a quella facciata. È per questo che l’arcobaleno di Burano resta armonioso e non diventa un caos cromatico casuale.
La casa di Bepi
Tra le facciate più fotografate dell’isola c’è la cosiddetta casa di Bepi Suà, in una piccola calle vicino a Piazza Galuppi. Apparteneva a Giuseppe Toselli, venditore ambulante di caramelle e appassionato di cinema, che per anni la ridipinse continuamente con forme geometriche e colori sempre nuovi. Oggi la casa è privata e si ammira solo dall’esterno, ma resta uno dei luoghi simbolo di Burano.
Il merletto e il Museo del Merletto
Oltre ai colori, Burano è conosciuta nel mondo per la lavorazione ad ago del merletto, un’arte che secondo la tradizione nacque dalla pazienza delle donne che aspettavano il ritorno dei mariti pescatori. A differenza del ricamo, il merletto buranello non attraversa la stoffa ma si costruisce in aria, punto dopo punto, con tecniche che portano nomi curiosi come il punto Venezia o il greco redin.

Il Museo del Merletto, ospitato nella storica sede della Scuola dei Merletti in Piazza Baldassarre Galuppi, conserva esemplari realizzati tra il Cinquecento e il Novecento e permette di osservare le merlettaie al lavoro con il tombolo. Orari e biglietti possono variare nel tempo: prima di organizzare la visita è sempre utile controllare il sito ufficiale della Fondazione Musei Civici di Venezia.
Piazza Galuppi, la chiesa di San Martino e il campanile pendente
Piazza Galuppi è l’unica piazza dell’isola, ricavata interrando un antico canale. Qui si affacciano il municipio, un pozzo in pietra d’Istria e la statua dedicata al compositore Baldassare Galuppi, detto il buranello, opera dello scultore isolano Remigio Barbaro.

Accanto si trova la chiesa di San Martino Vescovo, che custodisce una Crocifissione di Giambattista Tiepolo. Il suo campanile pende visibilmente a causa di un cedimento del terreno risalente tra il Seicento e il Settecento: lo si ammira meglio dal ponte di Terranova, uno dei punti panoramici più suggestivi dell’isola.
I Tre Ponti e le calli colorate
Poco distante, l’incrocio tra due canali dà vita ai cosiddetti Tre Ponti, una struttura in legno che collega altrettanti sestieri dell’isola: San Mauro, San Martino Sinistro e Giudecca. È da qui che si godono le vedute più fotografate di Burano, con le case colorate che si riflettono nell’acqua e il campanile storto sullo sfondo.
Mazzorbo, l’isola sorella
Attraversando un lungo ponte di legno si raggiunge Mazzorbo, un’isola rurale fatta di orti, vigneti e frutteti dove si coltiva ancora la castraura, il primo germoglio del carciofo violetto, e la dorona, un’uva autoctona della laguna. Il contrasto con la vivacità di Burano è netto: qui il ritmo si fa ancora più lento, tra campi coltivati e silenzi che raramente si trovano così vicino a Venezia.

Vale la pena fermarsi alla chiesa di Santa Caterina, con il suo soffitto a carena di nave rovesciata, prima di tornare verso i colori di Burano attraversando di nuovo il ponte.
Cosa mangiare a Burano
La cucina dell’isola è legata indissolubilmente alla pesca lagunare. Il piatto più identitario è il risotto di gò, preparato con il brodo ricavato dal ghiozzo, pesce tipico della laguna veneta: la ricetta, custodita quasi come un segreto di famiglia, si tramanda ancora di madre in figlia nelle cucine delle trattorie isolane.
Tra i dolci tipici si trovano i bussolà, biscotti a forma di anello a base di farina, burro, zucchero e uova, e le esse, dolcetti dalla forma allungata aromatizzati con limone e vaniglia. Si trovano nelle pasticcerie lungo Piazza Galuppi, perfetti da gustare passeggiando verso i Tre Ponti.
Come arrivare, quanto tempo serve e consigli per le foto
Il modo più semplice per raggiungere Burano da Venezia è il vaporetto della linea 12, che parte dalle Fondamente Nove e impiega circa quarantacinque minuti, con scalo intermedio a Murano. Chi arriva dal litorale può imbarcarsi a Punta Sabbioni o Treporti, nel comune di Cavallino-Treporti. Orari e tariffe vanno sempre verificati sul sito ufficiale di AVM-ACTV Venezia, poiché possono variare nel corso dell’anno.
Per visitare Burano con calma, senza rincorrere il vaporetto di ritorno, serve almeno mezza giornata: il tempo di perdersi tra le calli lontane dalla piazza principale, scoprire gli angoli meno fotografati e magari spingersi fino a Mazzorbo. Chi vuole abbinare anche Torcello, con la sua basilica di Santa Maria Assunta e i mosaici bizantini, farebbe bene a dedicare una giornata intera alle tre isole.
Per le fotografie, le ore della mattina presto o del tardo pomeriggio regalano una luce più morbida e calli meno affollate. I Tre Ponti e Fondamenta della Giudecca restano i punti più scenografici, ma vale la pena ricordare che dietro quelle facciate colorate vivono famiglie reali: fotografare con discrezione, evitando di entrare nei cortili privati, è il modo più rispettoso di portarsi a casa il ricordo di un’isola che resta, prima di tutto, abitata.
Per orientarsi tra le isole della laguna e pianificare il resto del soggiorno veneziano, può essere utile consultare anche la guida di Venezia di ItaliaDaScoprire, con informazioni sul centro storico e sulle altre isole della laguna.
Foto di copertina: kallerna, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

