
Mappa in alta risoluzione (JPG, 4000 × 3005 px) · Mappa da stampare (PDF, A4)
La Ciclovia VENTO collega Venezia e Torino seguendo il fiume Po: circa 700 chilometri quasi sempre in pianura, sugli argini maestri del fiume più lungo d’Italia, tra risaie, pioppeti, golene e città d’arte come Pavia, Cremona, Mantova e Ferrara. Il nome unisce le prime lettere delle due città, VEN e TO. L’idea è nata al Politecnico di Milano ed è diventata una delle prime quattro ciclovie del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche, avviato con la legge di stabilità 2016; in Europa fa parte di EuroVelo 8, la Ciclovia del Mediterraneo.
Il percorso attraversa quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), dodici province e circa centoventi comuni; secondo il progetto, circa 264 km passano dentro parchi e aree protette, soprattutto lungo il corso del fiume e nel Delta del Po. Da Pavia una diramazione segue il Naviglio Pavese fino a Milano: per questo le misure ufficiali variano tra 680 e 705 km, a seconda che si conti o no il tratto milanese.
Le tappe
Le tappe qui sotto, da Torino verso il mare, sono una proposta per chi pedala con le borse a un ritmo tranquillo, tra i 35 e i 67 km al giorno. Le distanze sono misurate su una traccia indicativa che passa per le città della ciclovia: lungo gli argini, con le anse del fiume, si fa qualche chilometro in più.
- Torino – Trino: si esce da Torino lungo il Po verso Chivasso e si entra nella pianura vercellese, tra le risaie che in primavera diventano un mare d’acqua.
- Trino – Valenza: tappa breve ai piedi del Monferrato, con la sosta a Casale Monferrato e arrivo nella città degli orafi.
- Valenza – Pavia: si lascia il Piemonte e si raggiunge la confluenza con il Ticino; Pavia è il punto da cui parte la diramazione per Milano.
- Pavia – Piacenza: lungo gli argini della Bassa tra Belgioioso e Corteolona, fino al ponte sul Po di Piacenza.
- Piacenza – Cremona: la tappa più corta, per avere il tempo di visitare Cremona, il Torrazzo e le botteghe dei liutai.
- Cremona – Casalmaggiore: nel cuore della Bassa padana, tra golene, pioppeti e i paesi rivieraschi.
- Casalmaggiore – Mantova: si piega verso nord per raggiungere Mantova e i suoi laghi formati dal Mincio.
- Mantova – Ostiglia: si torna sul Po passando per San Benedetto Po e l’abbazia di Polirone.
- Ostiglia – Ferrara: tra Lombardia, Veneto ed Emilia, fino alla città estense di Ferrara, che si gira in bicicletta anche sulle mura.
- Ferrara – Adria: si entra nel Polesine, tra il Po e l’Adige, fino ad Adria, la città che ha dato il nome all’Adriatico.
- Adria – Venezia: l’ultima tappa attraversa il Parco del Delta del Po, raggiunge Chioggia e prosegue in battello e lungo i lidi fino a Venezia.
Lo stato dei lavori
La ciclovia non è ancora finita: chi la percorre oggi trova tratti nuovi e ben segnalati alternati a strade bianche, argini sterrati e qualche tratto su strade provinciali con traffico. I lavori sono finanziati con circa 137 milioni di euro di fondi pubblici, compresi 51 milioni del PNRR, e sono divisi in lotti affidati soprattutto ad AIPo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po.
- Veneto: sono aperti i lotti tra Loreo e Cavanella d’Adige (14,4 km, inaugurato a marzo 2025) e tra Porto Viro e Adria (circa 11 km, giugno 2025); il tratto tra il Delta, Chioggia e il Lido di Venezia (circa 35 km) è in costruzione, quello tra Adria e Polesella (39,8 km) è finanziato e in progettazione.
- Lombardia: i lavori tra Pavia e Viadana erano quasi conclusi all’inizio del 2026 e la Regione prevede di finire tutto il tratto lombardo entro dicembre 2026; a Milano è pronto il tratto dalla Darsena ad Assago.
- Emilia-Romagna: cantieri aperti nel Piacentino e nel Ferrarese.
- Piemonte: il lotto tra Chivasso e Trino è in progettazione.
Lo stato riportato nella scheda in breve è aggiornato a ottobre 2026: prima di partire conviene controllare i tratti chiusi o in cantiere sui siti delle regioni e di AIPo.
Informazioni pratiche
Il percorso è pianeggiante e adatto a tutti, anche con una bici da trekking o una gravel; su alcuni argini sterrati le gomme strette soffrono. I periodi migliori sono la primavera, con le risaie allagate, e l’inizio dell’autunno, con la mietitura; in piena estate il caldo e le zanzare della golena si fanno sentire, e sugli argini l’ombra è rara.
Uno dei vantaggi della VENTO è il treno: secondo il progetto, oltre cento stazioni sono a meno di sei chilometri dal percorso, quindi si può fare un pezzo alla volta, nel fine settimana, o accorciare una tappa. In alcuni punti le bici salgono anche sulle motonavi che navigano il Po. La ciclovia si collega alla Ciclovia del Sole, che scende dal Brennero lungo l’Adige e da Verona va verso Firenze, e alle ciclabili del Ticino, dell’Adda, del Mincio e del Secchia.
Le altre grandi ciclovie italiane, con le schede e le mappe, sono nell’elenco delle ciclovie italiane.
Immagine di copertina realizzata da Aura, l’intelligenza artificiale di ItaliaDaScoprire.net. Mappa: ItaliaDaScoprire su dati OpenStreetMap.
Link utili
- Sito web: https://www.cicloviavento.it/
