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Home » Regioni italiane » Italia settentrionale » Veneto » Provincia di Belluno » Vigo di Cadore

Arvaglo: il Cadore dimenticato. Tra le frazioni di Vigo di Cadore.

Federica LeandriOttobre 9, 2026Destinazioni italianeItinerari
Vallata di Vigo di Cadore vista salendo al Monte Tudaio, con il Cridola sullo sfondo
Salendo al Tudaio, colpo d’occhio sulla vallata. Da sinistra: Laggio e Vigo in primo piano, Lorenzago e Lozzo più indietro; sullo sfondo il Cridola, e tra le nuvole a destra il lago di Centro Cadore.

Articolo di Federica Leandri

Questo articolo continua il racconto di Federica iniziato in Arvaglo: il Cadore dimenticato.

Seduta di fronte alla stube color terracotta dell'appartamento di Vigo, cerco di dipanare il groviglio di pensieri e ricordi affettuosi che ho di questo paese. La verità è che non so da dove iniziare. Penso che, dopo qualche cenno urbanistico-folkloristico, seguirò l'ago della bussola e vi condurrò in questo desueto angolo di Cadore partendo da nord. Recuperate una carta topografica, se potete: renderà più avvincente il viaggio tra le parole (Tabacco 016 – Dolomiti del Centro Cadore).

Vigo di Cadore: un Comune con molte frazioni. O meglio, fazioni.

Il comune di Vigo comprende le frazioni di Laggio, Pelos e Piniè disseminate in una conca panoramica dominata dal Tudaio e Cima Bragagnina (gruppo Brentoni) a nord, protetta da Col Grande, Col Piccolo e Col Pelos a est, e con una impareggiabile, direi commovente visuale sul gruppo del Cridola verso sud.

L'anno scorso ho messo le mani sul Vocabolario dell'idioma ladino d'Oltrepiave¹. Oltre a essere utile per comprendere il vicino di casa autoctono quando mi parla nella sua lingua, mi ha permesso di scoprire che ogni frazione sembra aver sviluppato un carattere preciso, e gli sfottò reciproci ne sono forse la testimonianza più divertente. Le filastrocche taglienti rivolte ora agli uni ora agli altri sono numerose; ve ne trascrivo una per curiosità:

“Chi da Laio magna conaio
spiza bachete
i se perde le tete
so mare le ciata
le conza n salata”

Lascio la traduzione alla vostra immaginazione…

Le assidue relazioni tra il Cadore e la Serenissima hanno ingentilito e contaminato la parlata ladina, tant'è che il cadorino assomiglia abbastanza al dialetto Veneto di pianura, ma secondo i De Donà questo è avvenuto in modo meno marcato in Oltrepiave, come nelle altre valli dolomitiche più appartate.

¹ Vocabolario dell'idioma ladino d'Oltrepiave, di Gianpietro De Donà e Lina De Donà Fabbro, Istituto Ladin de la Dolomites, 2011.

Piniè

Partiamo quindi dalla neutrale Piniè, frazione di Vigo che occupa la parte settentrionale del territorio comunale, incuneandosi tra la gola del Piave e Col Ciampon verso le pendici del Monte Tudaio, al confine con l'auronzana Cima Gogna. Proprio alle porte di quest'ultima, in località Tre Ponti, si stacca dalla Statale Carnica la strada per Piniè.

Ad accogliere il visitatore all'ingresso della frazione sono la bella Casa Alpina Cristo Re – gestita dai frati Minori di Bologna – e la graziosa Chiesa della Santissima Trinità e di San Bartolomeo Apostolo: due strade parallele si snodano da qui tra le caratteristiche case del periodo del rifabbrico (ve ne parlerò nel paragrafo su Vigo) e alcuni fienili, conducendo al ristorante tipico “Pino solitario” e alla sagoma massiccia e un po' goffa del Monte Tudaio, che gode di una certa reputazione – per i motivi che dirò a breve – nonostante non sia proprio il più bello della zona. Non prima, però, di una rapida digressione al di là del Piave nel confinante comune di Auronzo.

Chiesa della Santissima Trinità e di San Bartolomeo a Piniè, Vigo di Cadore
La piccola Chiesa della Santissima Trinità e di San Bartolomeo Apostolo di Piniè, tra abeti rossi e un cielo terso di fine estate.

La Via Mala del Cadore

Poco oltre la località Tre Ponti, dove il torrente Ansiei confluisce nel Piave, partiva la SS52 Cima Gogna-S. Stefano “del Tudaio”, detta anche strada “della Valle” o “delle Scalette”. Se Antonio Ronzon¹ in modo poco lusinghiero le aveva affibbiato il nomignolo di Via Mala, un motivo doveva pur esserci… Costruita nel 1839, rappresentava uno dei vecchi punti di passaggio per il Comelico prima della costruzione del tunnel nel 1986: un pittoresco quanto periglioso e ardito tracciato di antiche origini sospeso sull'orrido del Piave, non di rado colpito da frane e valanghe. Oggi dismessa e franata a tratti, purtroppo la Via Mala non è percorribile nemmeno a piedi, per ovvie questioni di sicurezza, anche se un recupero stile “Vecchia strada del Cellina” sarebbe a mio parere davvero auspicabile, tanto è il fascino storico e ambientale del luogo. Beh, sì, ammetto di averci dato un'occhiata, ma solo per dovere di cronaca.

¹ Storico e letterato, Vigo di Cadore 23 marzo 1848 – Lodi 23 gennaio 1905

Il Monte Tudaio e la Fortezza Cadore-Maè

“…Tudaio e Soandre vivevano una vita felice di sposi innamorati. Lui gigantesco e villoso, lei bionda e gentile come una Madonna del Perugino…” ¹

Ho trovato diverse varianti della leggenda che raccontano la storia tormentata dei nostri poveri innamorati: talvolta perseguitati da un satiro, altre da un padre padrone ostile e violento. In una versione la bella Soandre era una contadina, in un'altra una ninfa. A volte i due amanti venivano uccisi entrambi, altre l'innamorato moriva di dolore per il di lei assassinio. In ogni caso, dall'enorme dorso del gigante si formò il monte Tudaio, mentre dalle lacrime degli amanti sfortunati nacque il Rin de Soandre, che scorre nel Giao (avvallamento profondo, canalone) de Ciariè. C'è chi dice che gli affioramenti rossi ai piedi della montagna siano il sangue delle vittime innocenti.

La geologia è lì, pronta a rassicurare anche i più emofobi: a insanguinare la base del Tudaio sono le peliti e areniti rossastre della Formazione di Travenanzes, che segna il passaggio dal Carnico al Norico e costituisce i “piedi fragili” delle Dolomiti centrali. Qui, tuttavia, la dolomitizzazione non è avvenuta come sui rilievi vicini, poiché le condizioni ambientali dell'area nel Triassico superiore — minore evaporazione e subsidenza costante — favorirono la deposizione di calcare puro, dando origine a ben mille metri di spessore del celebre, almeno per i malati di crode, Calcare del Dachstein. Se questi argomenti stimolano la vostra curiosità, suggerisco senza indugio i due bei libri che Tiziano Abbà ha dedicato alla geologia del Veneto².

Eccolo quindi, il nostro gigante di roccia gibboso, che dietro l'apparenza sgraziata custodisce una storia affascinante: quella della guerra «preparata e mai combattuta» ³ nella Fortezza Cadore-Maè. Di cosa si tratta?

Dopo l'annessione del Bellunese al Regno d'Italia nel 1866, l'Austria faceva ancora paura; iniziò quindi la progressiva realizzazione di un sistema di forti, osservatori, postazioni, strade e opere accessorie destinate a difendere i punti nevralgici di accesso al Centro Cadore contro un potenziale invasore proveniente dalla Val d'Ansiei, dal Comelico e dalla Valle del Boite. Questa idea difensiva non era nuova: già nei secoli precedenti, infatti, la Serenissima Repubblica di Venezia aveva individuato nelle strozzature naturali di valle a Venas e a Lozzo due baluardi in grado di assicurare la resistenza del centro del Cadore e della sua capitale, Pieve.

Oltre allo scopo difensivo, queste opere garantirono anche collegamenti più efficienti ad alcune località isolate e fornirono lavoro in una situazione economica precaria, spesso aggravata da fenomeni atmosferici intensi che in un attimo potevano ridurre alla fame gran parte della popolazione. Emblematica fu la terribile grandinata del 14 luglio 1884, che rase al suolo in pochi minuti l'intero raccolto di granoturco, segale, frumento, orzo e fagioli⁴.

Modeste difese — postazioni con cannoni da campagna e strade collegate — vennero inizialmente costruite sui colli intorno a Vigo (Col Piccolo, Col Pelos, Col Ciampon…) a protezione della strada lungo il Piave in località Tre Ponti. Tra il 1892 e il 1896 venne realizzato tra Pieve e Tai il “Campo Trincerato del Cadore”, che comprendeva i forti di Batteria Castello, Monte Ricco, Col Vaccher e numerose postazioni servite da strade militari. Dello stesso periodo sono anche i ricoveri alpini di Pian dei Buoi, sopra Lozzo, e della Val Inferna sull'altopiano di Razzo. Queste strutture, tuttavia, costruite in muratura ordinaria e logisticamente elementari, si rivelarono presto obsolete alla luce dei progressi della tecnica militare sviluppatisi in Europa alla fine del XIX secolo.

Agli inizi del Novecento nuovi studi strategici e nuovi finanziamenti portarono alla costruzione di potenti forti corazzati: due “opere basse” a Col Piccolo presso Vigo e a Pian dell'Antro presso Venas, e tre “opere alte”, rispettivamente sul Monte Tudaio, Col Vidal e Monte Rite, oltre all'appostamento di Col Pradamio sopra la strada Longarone-Zoldo e al Forte Monte Miaron al Passo Mauria, utilizzato quasi esclusivamente con funzioni di appuntamento, cioè di informazione e direzione del tiro delle altre batterie della Fortezza Cadore-Maè.

Allo scoppio della guerra questo enorme apparato si rivelò inutile e inadatto a sostenere le operazioni in corso sulla linea del fronte. Con il passare del tempo funzionò come riserva di uomini e materiali e venne progressivamente abbandonato, in particolare nei giorni concitati della disfatta di Caporetto dell'autunno 1917. Danneggiate dagli austriaci nell'ultimo anno di guerra, quelle opere restano oggi ridotte a rovine, a testimonianza “della presunzione dell'Uomo annegata nel fallimento di una guerra preparata e mai combattuta” ⁵.

Mura del forte di Monte Tudaio tra le nuvole in Cadore
Le mura del forte di Monte Tudaio emergono tra le nuvole, testimoni silenziose di una guerra «preparata e mai combattuta».

Per raggiungere il forte di Monte Tudaio, in prossimità della vetta, potete percorrere la strada militare che – dopo l'abitato di Piniè – risale con numerosi tornanti il versante, offrendo a ogni svolta un'ampia visuale sulla Val d'Ansiei verso nord e sul Centro Cadore verso sud. La salita è lunga, accompagnata da tabelle informative sulla storia della costruzione della strada e della fortezza: circa 8 km e più di 1200 metri di dislivello positivo per l'ascesa, senza possibilità di rifornirsi d'acqua. Il colpo d'occhio dalla vetta – tutte le cime dal Centro Cadore alla Val d'Ansiei al Comelico – ripaga sicuramente la fatica, nonostante la presenza di un'antenna di trasmissione che ricorda la presenza ingombrante di una suocera in camera da letto la prima notte di due sposini; peraltro, la pendenza costante facilita il mantenimento di un ritmo di salita regolare, non sono i 1200 metri di dislivello più difficili da affrontare, insomma. Di altro tenore rispetto alla strada militare è il sentiero attrezzato dei Mede, riservato a escursionisti esperti e attrezzati con kit da ferrata.

Vista dalla cima del Monte Tudaio sulla Val d'Ansiei e sul lago di Santa Caterina
Dalla croce della cima, il mare di nuvole si apre a tratti, regalando una vista indimenticabile sulla Val d'Ansiei, il Lago di Santa Caterina, il Comelico e tutte le cime circostanti.

Dal restauro dell'ex corpo di guardia del Forte, effettuato dal CAI Vigo di Cadore nel rispetto delle leggi e delle prescrizioni della Soprintendenza ai beni architettonici, è nato recentemente un bivacco dedicato a Luigi Da Rin Chiaurei, avvocato e alpinista di Piniè che nel 1895 raggiunse per primo la vetta di Cima Bragagnina.

¹ Episodi di vita Cadorina, Prof. L.G. Agnoli, Pelos 1962, citato in Il Forte Corazzato di Monte Tudaio, G. De Donà e G. Teza, Gruppo DBS, 2023
² Conoscere la geologia del Veneto, volume primo, dalle rocce più antiche alle piattaforme anisico-ladiniche, T. Abbà, Duck Edizioni, 2020
Conoscere la geologia del Veneto, volume secondo, dal vulcanesimo ladinico al Cretaceo, T. Abbà, Cierre Edizioni, 2025
³ Corallo e piombo: le pietre del monte e le pietre dell'uomo, A. Fornari, Edizioni Grafica Sanvitese, 2013, p. 9
⁴ Il forte corazzato di Monte Tudaio, G. De Donà e G. Teza, Gruppo DBS, 2023
⁵ Corallo e piombo: le pietre del monte e le pietre dell'uomo, A. Fornari, Edizioni Grafica Sanvitese, 2013, p. 15

Il Vallo Alpino del Littorio

Gli impianti militari del Vallo Alpino del Littorio “Rin de Soandre” sorgono ai piedi del monte Tudaio e fanno parte del sistema difensivo voluto da Mussolini a partire dal 1931, esteso da Nizza a Trieste e realizzato alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

L'opera militare in caverna, realizzata e presidiata tra il 1939 e il 1942, si compone di una postazione alta, fornita di osservatorio e due cannoniere puntate su Cima Gogna e sulla Val d'Ansiei, separata da 400 gradini dall'opera principale. Quest'ultima consiste in un ricovero in grado di ospitare 40 uomini, un alloggio per il comandante, la sala radio, depositi, cucine, servizi, infermeria, gruppo elettrogeno e compartimenti stagni antigas, oltre ad altri stretti corridoi diretti a ulteriori postazioni di artiglieria per il controllo della vecchia strada per il Comelico.

Scalinata delle postazioni del Vallo Alpino del Littorio Rin de Soandre
I 400 scalini che conducono agli ingressi delle postazioni del Vallo Alpino del Littorio.

Le opere furono progressivamente private di armi e truppe, con i lavori sospesi nel 1942, e oggi sono visitabili in sicurezza grazie al lavoro di volontari locali.

Ingresso del Vallo Alpino del Littorio Rin de Soandre con le scritte sul muro
All'ingresso del Vallo: si prega di non scrivere…

Sono stata recentemente a visitare le opere del vallo, ed è come se dal cemento emanasse tutta la pesantezza di uno dei periodi più tragici della nostra storia, una suggestione per me anche più forte di quella esercitata da una fortezza o da una trincea. Restano pochi testimoni diretti dello scempio causato dal periodo fascista e dalle guerre mondiali: forse noi stessi non ne abbiamo mai conosciuti di persona, e ho l'impressione che i libri di scuola non siano sufficienti a colmare quel vuoto. Vi invito quindi a camminare tra quelle pietre, a infilarvi in quegli angusti corridoi e percepire l'inquietudine scorrervi lungo la schiena. Forse all'uscita, ascoltando lo scrosciare del Rin de Soandre e respirando il profumo del pino silvestre, avrete voglia di portare la vostra quota di gentilezza nel mondo.

Alla prossima, con la frazione di Laggio.

Informazioni sul Comune

ProvinciaBelluno
RegioneVeneto
Abitanti1.480
Superficie70,70 km²
Prefisso0435
Cod. catastaleL890
MacroregioneItalia Settentrionale

Vigo di Cadore è un comune italiano situato in provincia di Belluno, nella regione Veneto. Il comune ha una popolazione di 1.480 abitanti e si estende su una superficie di 70,70 km². Geograficamente appartiene alla macroregione dell'Italia settentrionale.

Informazioni sull’autore

Federica Leandri
Federica Leandri
"HA HA HA, TUTTO FA CURRICULUM!" mi ha rincuorata sinceramente la mia amica Veronica - anche lei dotata di un curriculum di tutto rispetto oltre che di una risata argentina - durante un viaggio in treno tra Venezia e Conegliano…
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4.905.854
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