La Basilica di Sant’Antonio, che i padovani chiamano semplicemente «il Santo», custodisce la tomba di sant’Antonio di Padova ed è uno dei santuari più visitati del mondo cristiano: ogni anno arrivano milioni di pellegrini. Con le sue otto cupole e le due torri sottili come minareti, si riconosce da lontano nel profilo di Padova. Non è la cattedrale della città, che è il duomo, ma ne è il simbolo; dal 2021 fa parte del sito UNESCO dei cicli di affreschi del Trecento di Padova.
Sant’Antonio e la nascita della basilica
Antonio, frate francescano nato a Lisbona, visse a Padova tra il 1229 e il 1231 presso la piccola chiesa di Santa Maria Mater Domini. Morì il 13 giugno 1231 all’Arcella, alle porte della città, e fu sepolto in quella chiesetta, come aveva chiesto. Sulla sua tomba si registrarono subito molti miracoli e il 30 maggio 1232, meno di un anno dopo la morte, papa Gregorio IX lo proclamò santo. I padovani decisero allora di costruire una chiesa grande abbastanza per accogliere i pellegrini: i lavori durarono fino al 1310 e la chiesetta originaria è rimasta inglobata nella basilica come cappella della Madonna Mora.
Le cupole e l’interno
La basilica mescola stili diversi: la facciata è romanico-gotica, le cupole ricordano quelle bizantine di San Marco a Venezia, i due campanili alti 68 metri hanno un’aria orientale. È lunga 115 metri e larga 55 nel transetto, con tre navate e un deambulatorio di cappelle intorno al presbiterio. All’interno:
- la Cappella dell’Arca, con la tomba del santo: i pellegrini passano dietro l’altare e appoggiano la mano sulla pietra, mentre le pareti sono rivestite di grandi rilievi in marmo del Cinquecento con i suoi miracoli;
- l’altare maggiore con i bronzi di Donatello: sette statue, tra cui la Madonna col Bambino, e i rilievi dei miracoli di sant’Antonio, ricomposti nell’Ottocento dall’architetto Camillo Boito;
- la Cappella delle Reliquie, o del Tesoro, costruita dal 1691 dallo scultore genovese Filippo Parodi, allievo del Bernini: qui sono custoditi i reliquiari, tra cui quello con la lingua del santo;
- la cappella di San Giacomo, con gli affreschi del Trecento di Altichiero che fanno parte del sito UNESCO;
- la cappella del beato Luca Belludi, compagno di Antonio e protettore degli studenti.
Intorno alla basilica ci sono quattro chiostri e la sede della Pontificia Biblioteca Antoniana. Il complesso appartiene alla Santa Sede, anche se si trova in territorio italiano, ed è affidato ai frati minori conventuali.
Piazza del Santo, il Gattamelata e l’Oratorio di San Giorgio
Davanti alla basilica si alza il monumento equestre al Gattamelata, il condottiero Erasmo da Narni, che Donatello fuse in bronzo a metà del Quattrocento: è il primo grande monumento equestre in bronzo del Rinascimento. Accanto alla basilica, l’Oratorio di San Giorgio, costruito tra il 1377 e il 1384 come cappella funebre della famiglia Lupi di Soragna, è interamente affrescato da Altichiero ed è anch’esso patrimonio UNESCO. Lì vicino c’è anche la Scuola del Santo, con gli affreschi del giovane Tiziano.
Visitare il Santo
L’ingresso alla basilica è libero, nel rispetto delle funzioni; il giorno più sentito è il 13 giugno, festa del santo, con la processione per le vie della città. Dalla basilica si raggiunge a piedi Prato della Valle, una delle piazze più grandi d’Europa, e in un quarto d’ora la Cappella degli Scrovegni. Per il resto della città c’è la guida su cosa vedere a Padova; per i dintorni quella su Padova e la pianura padovana, per i luoghi di fede e d’arte della regione la guida ai siti UNESCO del Veneto.
Per saperne di più
Fonti: Wikipedia (Basilica di Sant’Antonio di Padova, Cicli di affreschi del XIV secolo di Padova), Wikivoyage (Padova). Orari delle messe e delle visite sul sito della basilica.
Informazioni sul Comune
Padova è un comune italiano situato in provincia di Padova, nella regione Veneto. Il comune ha una popolazione di 208.202 abitanti e si estende su una superficie di 93,03 km². Geograficamente appartiene alla macroregione dell’Italia settentrionale.







