C’è un momento, nelle giornate di marea prevista eccezionale, in cui Venezia smette di temere il mare. Sotto la superficie della laguna, alle tre bocche di porto che la separano dall’Adriatico, settantotto paratoie metalliche si sollevano lentamente dal fondale, ruotando sulle proprie cerniere fino a formare una barriera continua. È il MOSE, l’opera che dal 2020 tenta di riscrivere il rapporto secolare tra Venezia e l’acqua alta.
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Cos’è il MOSE e come funziona
Il MOSE, acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico, è un sistema di dighe mobili pensato per difendere la laguna di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta. Non è un’unica struttura, ma quattro barriere indipendenti, collocate alle tre bocche di porto attraverso cui il mare entra in laguna: Lido, Malamocco e Chioggia.

A Lido, la bocca più ampia, le paratoie sono divise in due schiere — ventuno verso Treporti e venti verso San Nicolò — collegate da un’isola artificiale costruita apposta. A Malamocco ne lavorano diciannove, a Chioggia diciotto: in totale, le settantotto paratoie dell’intero sistema.
Il meccanismo delle paratoie
Ogni paratoia è una struttura scatolare metallica, larga venti metri, alloggiata in un cassone di calcestruzzo posato sul fondale. In condizioni normali resta piena d’acqua e adagiata in orizzontale, invisibile a chi guarda la laguna da sopra.
Per farla alzare si immette aria compressa all’interno: l’acqua viene espulsa, la paratoia guadagna galleggiabilità e ruota verso l’alto grazie alle cerniere che la vincolano al cassone. Il sollevamento completo richiede circa trenta minuti, l’abbassamento una quindicina; una chiusura completa delle bocche di porto dura in media tra le quattro e le cinque ore.
Per non bloccare la navigazione durante le chiusure, a Malamocco è stata realizzata una conca di navigazione che permette il passaggio delle grandi navi dirette a Porto Marghera; a Lido e Chioggia operano conche più piccole per pescherecci, imbarcazioni da diporto e mezzi di soccorso.
La storia: da Mosè all’alluvione del 1966
Il nome stesso richiama l’episodio biblico del passaggio del Mar Rosso: fu il ministro Gianni De Michelis a inaugurare, il 3 novembre 1988, il prototipo in scala reale del Modulo Sperimentale Elettromeccanico.

Ma la storia del progetto comincia prima, con l’alluvione del 4 novembre 1966, quando la marea raggiunse i 194 centimetri sul mareografo di Punta della Salute — un record ancora imbattuto — devastando case, negozi e le vetrerie di Murano. Sette anni dopo, nel 1973, una legge speciale dichiarò la salvaguardia di Venezia «di preminente interesse nazionale».
I lavori per il MOSE iniziarono formalmente il 14 maggio 2003, con una cerimonia sull’isola di Sant’Elena. L’ultima delle settantotto paratoie fu posata il 30 gennaio 2019, e il primo test in condizioni di effettiva operatività avvenne il 3 ottobre 2020, con esito positivo.
Quando si alza: la soglia di attivazione
Dopo la fase sperimentale, il MOSE entra oggi in funzione per maree previste superiori a 110 centimetri sopra lo zero mareografico di Punta della Salute — la soglia concordata dagli enti competenti come equilibrio tra protezione della città e salvaguardia del ricambio idrico naturale della laguna.

Il sistema è stato progettato per resistere a maree fino a tre metri. Da quando è operativo, Venezia ha conosciuto solo un episodio di acqua alta vera e propria in città, a fronte dei ventotto casi registrati nel solo 2019. Il rovescio della medaglia è il carico di lavoro: tra il 2020 e il 2025 le barriere si sono alzate circa cento volte, ben più di quanto previsto in origine, con centinaia di ore di permanenza in posizione verticale nelle annate più intense.
Costi, critiche e impatto sulla laguna
Il costo complessivo dell’opera, fissato con un «prezzo chiuso» nel 2005, ammontava a 5,4 miliardi di euro — una cifra lievitata rispetto alle stime iniziali degli anni ottanta e novanta. Ma è soprattutto la manutenzione a preoccupare: essendo un sistema sommerso, esposto alla corrosione dell’acqua salata e all’abrasione della sabbia, il costo per il solo intervento su una singola paratoia può superare i due milioni di euro, più di quanto costasse realizzarla.
Il progetto è stato anche segnato da un’inchiesta per corruzione che nel 2014 portò a decine di arresti tra politici e funzionari legati al Consorzio Venezia Nuova, il soggetto incaricato dell’esecuzione dei lavori per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Sul piano ambientale, alcuni studi idrogeologici segnalano un rischio per le barene, i sistemi di difesa naturale della laguna, la cui estensione potrebbe ridursi per effetto dell’alterazione nei flussi di marea causata dalle chiusure ripetute. Per chi vuole seguire l’informazione istituzionale sull’opera, un punto di riferimento è la voce dedicata su Wikipedia, che raccoglie la cronologia dei lavori e i dati tecnici aggiornati; utile anche la pagina dedicata al fenomeno dell’acqua alta per capire il contesto meteo-marino in cui il sistema interviene.
Si può visitare il MOSE?
Non esiste, al momento, un accesso turistico stabile alle bocche di porto o ai cassoni del MOSE: l’infrastruttura resta prevalentemente sommersa e gestita da personale tecnico, con visite spesso riservate a delegazioni istituzionali o eventi organizzati dal Consorzio Venezia Nuova. Chi è interessato ad approfondire dovrebbe verificare eventuali iniziative di apertura al pubblico consultando le fonti ufficiali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti prima di organizzare una visita.
Ciò che resta accessibile, invece, è l’esperienza della laguna stessa: osservare da Lido o da Malamocco il punto preciso dove il mare incontra Venezia, magari in una giornata di bassa marea, quando le paratoie riposano invisibili sul fondale e la città racconta ancora, nei suoi canali silenziosi, la fragilità e la resistenza di un equilibrio secolare. Per orientarsi tra le bocche di porto e il resto del territorio veneto, può essere utile consultare la mappa del Veneto, così come approfondire gli altri angoli della città nella guida di Venezia.
Informazioni sul Comune
Venezia è un comune italiano situato in provincia di Venezia, nella regione Veneto. Il comune ha una popolazione di 249.385 abitanti e si estende su una superficie di 418,39 km². Geograficamente appartiene alla macroregione dell’Italia settentrionale.





















